SICILIA - quando Enrico Mauceri recuperò un Antonello PAOLA NICITA SABATO, 06 FEBBRAIO 2010 LA REPUBBLICA - Palermo
Un saggio sullo storico dell'arte che ordinò le gallerie di Messina e Siracusa
Un secolo di vita che coincide con un secolo di storia, quella del Novecento, per raccontare Enrico Mauceri, straordinaria figura di storico dell'arte e museologo, al quale si deve la conoscenza, e in alcuni casi anche la scoperta, di autori e opere. Il libro a lui dedicato, curato da Simonetta La Barbera, che contiene gli atti del convegno internazionale svoltosi due anni fa, è stato presentato giovedì allo Steri, insieme alla collana on line di critica e letteratura "TeCla".
Enrico Mauceri sintetizza in maniera rara la passione per l'arte e soprattutto per il museo concepito finalmente in chiave "moderna", luogo di fruizione ancorché di contemplazione. È già il 1960 quando Mauceri, novantaduenne lucidissimo, scrive la sua biografia, lasciando notizie preziose per ripercorrere un secolo di storia riavvolgendo un nastro ricco di fatti, opere, autori, di passione che si intreccia alla burocrazia, dato che per molti anni lo storico fu funzionarioe conservatore. Ma l'elemento che maggiormente conferisce particolaritàè l'effettiva funzione di trait d'union tra l'Ottocentoe il Novecento svolta da Mauceri che sembra assumere su di sé con rara leggerezza, una mole di informazioni da traghettare da un secolo all'altro, da adagiare sulla sponda di un Novecento particolarmente ricco e pieno di novità, che sembra assecondare con grande naturalezza nuove e pressanti questioni.
Enrico Mauceri nasce nel 1869 a scompare nel 1966; la sua matrice fu di formazione liberale, ispirata ad una commistio ne di storia, filosofia, teatro. E certamente un maestro come Adolfo Venturi e le lezioni universitarie di Antonio Salinas ebbero un ruolo essenziale nella formazione del giovane studioso La passione per l'archeologia, mediante la quale lo studioso si accosta all'arte troverà inoltre nell'archeologo Paolo Orsi un importante punto di riferimento, permettendogli di ampliare la visione da un studio permanente teorico alla pratica sul campo dello scavo. Occorre sottolineare che in quegli anni lo studio della storia dell'arte era considerato non autonomo, ma solo in appendice all'archeologia: così lo studio dei dipintie delle sculture si limitava ad una catalogazione di oggetti.
È il 1896, e Mauceri, ventottenne, inizia la sua attività presso il Museo archeologico di Siracusa: è un momento importante e complesso, lo studioso ha ben presente Orsi ma anche Giuseppe Meli, già sovrintendente al Museo Nazionale di Palermo, dai quali apprende passaggi importanti nella concezione museale. Nel 1866, inoltre, la legge sulla soppressione degli ordini religiosi aveva fatto confluire nei musei una ingente quantità di opere d'arte: molte, in questo passaggio vengono purtroppo smembrate, perse o danneggiate, ma la loro presenza costringe ad ogni modo una revisione delle esposizioni, il che significa delle modalità di realizzazione di percorsi e allestimenti, con tutto ciò che si trova, concettualmente, a monte di questa operazione. A Palazzolo Acreide avviene un fatto di rilievo assoluto: il ritrovamento dell' Annunciazione di Antonello da Messina, unica opera per la quale venne ritrovato il documento di commissione della stessa. L'opera venne individuata dallo studioso nella chiesa di Santa Maria, e si dovettero attendere dieci anni perché venisse acquisita nelle collezioni di Palazzo Bellomo, a Siracusa. Mauceri è moderno anche nella pratica dello studio: si impunta per corredare con delle immagini fotografiche articoli, saggi, archiviazioni. Solo un anno dopo è a Roma - nelle memorie ricorda con affetto le frequentazioni con Luigi Pirandello, Ugo Fleres, Domenico Gnoli - dove lavorerà presso la Galleria d'arte antica di Palazzo Corsini. Qui collabora alla sistemazione della quadreria dei dipinti del Sei e Settecento, dei disegni e delle stampe dell'Accademia dei Lincei.
Il lavoro di Mauceri non conosce sosta: pubblica una Guida archeologica ed artistica d Siracusa, permettendo di conoscere così opere importanti come la Venere Landolina, approfondisce un importante autore come Gioacchino Di Marzo negli studi sulla scultura dei Gagini, e sull'importanza della scultura lignea siciliana, scrive di arte bizantina, bacchettandoi critici che in quegli anni ne scrivono "dimenticando la Sicilia". Scrive ancora di Laurana, di Filippo Paladini, si occupa di recuperare e individuare opere preziose di autori; nel 1922 si inaugura il Museo regionale di Messina,e anche la Regia Pinacoteca di Bologna nel 1931 terrà presente le indicazioni di Mauceri.
Lo studioso proseguirà a scrivere articoli e saggi, cercando sempre di non disperdere la memoria delle bellezze dell'Isola.
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