ROMA - Teatro dell'Opera: Fuori Carla Fracci, dentro i centurioni Gianfranco Capitta ilmanifesto 5 febbraio 2010, p. 13
Il sindaco Alemanno non ha solo la prima lettera del cognome in comune con Attila re degli Unni. Forse per desiderio di antiche vendette, forse per ingenuità, gli piace fare terra bruciata dove arriva. L'ultimo trofeo è il licenziamento di Carla Fracci che aveva la responsabilità del corpo di ballo del disastrato Teatro dell'Opera, di cui il sindaco è per statuto presidente. Al nome più famoso nel mondo della danza italiana, è stato comunicato che il mandato non sarà rinnovato alla scadenza del prossimo luglio. Insomma, licenziata! Non c'è nessun bisogno di difendere l'artista o di usarne pretestuosamente il licenziamento, come, mettendo le mani avanti, dichiara l'ineffabile sottosegretario governativo del settore, Giro. Tutti sanno che Carla Fracci ha una lunga storia e una incommensurabile aura di danzatrice, alle sue spalle. Non a caso era stata chiamata a suo tempo sulle macerie corporativo/fazionistiche dell'Opera di Roma, proprio perché la sua fama e la sua esperienza facessero da garanzia a un caravanserraglio ingovernabile. Molto prima quindi che per scelte di «gusto» o di schieramento artistico o politico. Carla Fracci ha finora tenuto la posizione, senza per altro rinunciare alle proprie idee, alla propria storia, e si potrebbe dire alla propria «grazia». Anche chi non è un ballettomane, non può non riconoscerle uno spessore e un prestigio difficilmente rintracciabile in altre personalità nazionali. Ora questa «disdetta» brucia invece, perché interpellato ieri sull'argomento, il sindaco la spara grossa per difendere la piccineria: nega motivazioni politiche, e sostiene che era ora di voltar pagina «perché un ciclo si è chiuso». Bisognerebbe intendersi sul senso delle parole. Anche all'azienda per la nettezza urbana c'era forse da cambiar aria, ma non necessariamente con gli antichi centurioni picchiatori dell'estrema destra romana, tanto esperti dell'argomento da imporre in nome dell'ambiente bidoni maleodoranti sui pianerottoli domestici. E un altro bel salto nel futuro, per rimanere invece in campo «culturale» di gladiatori, sono i sogni restaurativi del «carnevale romano» che l'assessore Croppi offre la settimana prossima con le corse di carri e cavalli nel centro storico (e viene in mente la Formula 1 che sbarcherà sulle strade trafficate dell'Eur...). È una sorta di euforia restaurativa, molto autoreferenziale, e forse in qualche caso bugiardella. Sostengono i consiglieri pd della commissione cultura del comune, che nel disastro del bilancio comunale la cui approvazione è slittata a marzo, non appaiono più i finanziamenti ai fatidici «teatri di cintura» per i quali lo stesso Croppi si era impegnato a realizzare quanto Veltroni aveva lasciato a metà. Per rimanere nell'ambito dell'Opera, decapitata dopo le elezioni, affidata a professionisti fino a quel momento estranei al settore che ne hanno aumentato il deficit e tagliato la programmazione, pare ormai ineluttabilmente destinata agli spettacoli di Zeffirelli e al pubblico delle amiche e sodali di Silvana Pampanini, quelle che imboccano i fischietti da arbitro per ogni rappresentazione composta dopo l'era fascista. È chiaro che Carla Fracci non sta bene lì in mezzo. E forse si spiegano le complicazioni che ancora non fanno andare in porto le trattative con Riccardo Muti. Si attende con curiosità di sapere chi possa prendere il posto della danzatrice. Forse Milli Carlucci, che da anni propugna il suo concetto futuribile e strapaesano della balera di massa, sotto o sopra le stelle. E peccato che, in vista del nuovo, sia già impegnata con la Rai Noemi Letizia, che ha vinto anche un premio come «talento che verrà».
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