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L'Immacolatella a Pizzofalcone. Porta murata davanti alla chiesa
Paolo Barbuto
Il Mattino Napoli 30/1/2010

C' un muro di mattoni davanti al portone d'ingresso. La chiesa che sta in cima al monte Echia vietata a tutti: Fuori i fedeli, fuori i turisti. Perch dentro c' la devastazione. Segni di crollo, cumuli di macerie, altari spaccati, tabernacoli aperti. E poi sassi, polvere, animali morti ovunque; e lingue d'acqua che scivolano gi dai muri in mezzo a prati verdi di muschio. Potrebbe essere semplicemente il resoconto di una storia d'abbandono. Invece questa la storia della drammatica fine di una chiesa sorta nel 700 e rimodernata nell'800, piazzata in cima al monte dove nata la storia di Napoli e incastrata fra palazzo storici, dall'archivio militare alla caserma Nino Bixio alla Nunziatella. Era un luogo amato dalla gente di Pizzofalcone. Se provate a fare un giro nella zona, ognuno ha un ricordo legato a quella chiesa. Matrimoni, prime comunioni, funerali. Era bella e considerata importante, perch bastava salire le scale che portavano all'ingresso per avere la citt al piedi. in un colpo d'occhio tutto il golfo, da punta Campanella a Mergellina, con Ischia sullo sfondo e il Castel dell'Ovo cos vicino che bastava allungare una mano per toccarlo. Usare l'imperfetto un obbligo: tempo verbale che conduce inesorabilmente sul territorio dei ricordi. Era bella, era affascinante. Oggi, praticamente, quella chiesa cancellata dalla vita del quartiere e della citt. Le due scalinate d'accesso al portone sono bloccate da muri di mattoni e cemento alti due metri; lo stesso portone verde schiacciato da una parete grezza. Messaggio fin troppo chiaro: l dentro non si deve entrare. Il pericolo statico era incombente vent' anni fa quando la chiesa venne sgomberata. Lo ancora di pi oggi che la struttura completamente devastata. Quando a met dell800 l'architetto Jaoul restitu la chiesa al parroco Scaramella (dopo aver demolito la precedente struttura del 700 e averla allargata), era ricca di materiali pregiati e opere d'arte. Nel 1856 Carlo Celano, meticoloso autore di Notizie del bello, dell'antico e del curioso della citt di Napoli raccontava che c'erano cinque altari di marmo pregiato, cancelletti di ferro dorato, statue di pregio nelle nicchie alle spalle dei tre altari frontali, tele di Raffaele Span e Giovanni Girosi alle pareti. Una meraviglia, resa ancora pi imponente dalla grandezza della struttura a croce greca, una immensit che ancora oggi le persone che hanno frequentato quel luogo ricordano con emozione. Oggi due dei cinque pregiati altari in marmo sono sepolti da macerie, stame e tele non sono pi all'interno dell'edificio sacro; ed una fortuna, perch ogni cosa che c' dentro la chiesa porta i segni dell'abbandono, della devastazione, del vandalismo. Sull'altare maggiore il tabernacolo aperto, non c' segno di oggetti all'interno, ma giusto l davanti c' un piccione putrefatto che probabilmente ha usato quel luogo sacro come nido. Il marmo spaccato in pi punti, come se un operaio maldestro avesse provato a smontarlo per portarlo via. L'antica porta di legno sulla destra letteralmente sradicata dal muro, al centro della balaustra di marmo c' un pallone supersantos incredibilmente rimasto gonfio, anche se ricoperto da due dita di guano. Anche gli altri altari, quelli che emergono dalle macerie e sono visibili, mostrano i segni della devastazione, ma almeno le porticine che proteggono l'ostia non sono aperte: tutte ben chiuse a chiave. Sul pavimento, che doveva essere di rilucente marmo bianco, ci sono quattro dita di polvere che rendono impossibile scorgere segni di intarsi o scritte. I banchi dove i fedeli ascoltavano la messa sono ammassati ai lati della navata: bisognava fare spazio. Chiss per quale motivo, chiss quando. Quel che accade dietro alle porte murate non pu saperlo nessuno.


Nel 700 era dedicata al S.S. Rosario, dopo il restauro dIl'800 e prese il nome di Santuario parrocchiale dell'Immacolata o Immacolatella. Per la gente del luogo, per, resta la chiesa delle Montagnelle.
La ricostruzione
Bastarono tre anni, 36 mesi, a met del 1800 per abbattere la chiesa che era sorta cento anni prima, e ricostruirla molto pi ampia. Determinante il sostegno del parroco di quell'epoca, Pietro Scaramella.
Il rischio
Per problemi di tenuta statica la chiesa dellImmacolatella venne abbandonata di tutta fretta venti anni fa. Da quell'epoca non stata pi utilizzata per la messa e davanti al portone stato alzato un muro.



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