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SICILIA - un gioiello recuperato: palazzo Abatellis
SERGIO TROISI
GIOVED, 12 NOVEMBRE 2009 LA REPUBBLICA - Palermo

Quando, al termine del percorso della nuova ala settecentesca della Galleria Regionale della Sicilia - che riapre oggi al pubblico - il visitatore si affaccia sul camminamento esterno, gli si para di fronte lo spettacolo di un rettangolo di mare incastonato tra gli edifici. Non si tratta soltanto di un panorama spettacolare: da una angolazione inedita, quel colpo docchio coglie infatti la stratificazione complessa del quartiere della Kalsa, spazia sul corpo di fabbrica dellOratorio dei Bianchi, sulla navata di Santa Teresa e sullo skyline della chiesa e del monastero dei Crociferi rendendo conto, cos, del passaggio cruciale dalla quattrocentesca Palermo mercantile in cui Francesco Abatellis, maestro portulano, fece edificare il suo palazzo affidandolo al magistero di Matteo Carnalivari alla citt viceregia inquadrata nel nuovo ordine mondiale imperniato sullimpero di Spagna.
Lo stesso passaggio che ora narrato grazie allampliamento delle collezioni e degli spazi espositivi del museo, che al classico ordinamento di Carlo Scarpa uno dei capolavori assoluti della museografia italiana che si arrestava tuttavia al Cinquecento giustappone la sequenza fondamentale delle opere scalate tra la met del XVI secolo e il Seicento, in cui lordito di trame culturali e commerciali che da sempre costituisce lasse portante della storia dellarte in Sicilia conobbe un nuovo assetto.

Sono trascorsi 55 anni da quel 1954 quando la Galleria (allora) Nazionale della Sicilia venne inaugurata, separando le collezioni sino a prima della guerra alloggiate nel vecchio Museo archeologico, e gi da allora si dava per prossimo il recupero dellala limitrofa.

Un arco di tempo sufficientemente ampio per mutare le prospettive storiografiche e inserire nelle grandi correnti del gusto tardomanierista prima e barocco poi episodi e autori per molto tempo confinati in un spazio di interesse soltanto locale, da Giuseppe Albina a Filippo Paladini, da Pietro Novelli a Matthias Stom; e, in questo senso, lallestimento della nuova ala, disposto su due piani, segue da presso quanto emerso dagli studi dellultimo ventennio, in particolare da quelli promossi da Vincenzo Abbate (predecessore dellattuale direttore Giulia Dav, che ne ha completato lopera) addentrandosi nei magazzini ricchissimi della galleria e valorizzandoli in una serie di mostre.

Lasciata intatta, come del resto promesso, la lezione di Scarpa, le attenzioni erano tutte rivolte alle sale settecentesche: ordinate facendo i conti con una limitata profondit di campo che ha imposto la soluzione non ottimale di pareti sfalsate ad angolo, con fondali colorati come oggi duso e tuttavia, nella giusta volont di sottrarsi a un confronto comunque impari come quello con larchitetto veneziano, marcando una differenza di qualit, di inventiva e di soluzioni forse sin troppo netta rispetto agli ambienti del palazzo quattrocentesco.

Non ci sono quindi sorprese nella selezione dei dipinti, n era questa loccasione per attenderle: gli spazi recuperati infatti non sono amplissimi, e lasciano sospese buona parte delle esigenze che le opere dei depositi continuano a reclamare, dai dipinti del Settecento alla ricchissimo lascito di arti decorative. Non una questione da poco: se giusto festeggiare la riapertura del museo (se ne occuper Valerio Festi, che ha curato la regia del vernissage di oggi, con ingresso gratuito dalle 20 alle 24) anche opportuno spingere in direzione della acquisizione del limitrofo convento che Giulia Dav indica come il nuovo orizzonte del museo, la soluzione capace di un impianto museale realmente adeguato alle collezioni.

Per adesso si pu essere (moderatamente) soddisfatti della musealizzazione della cultura figurativa isolana tra Cinque e Seicento, e della pi completa possibilit di lettura che essa permette dei tanti episodi ancora alloggiati nei luoghi originari. E una tesi espressa tante volte da Salvatore Settis per spiegare la ricchezza unica del patrimonio culturale italiano: la corrispondenza cio tra i percorsi del museo e il pi ampio tessuto artistico cittadino, la possibilit di vedere Novelli (o Paladini, o Van Dyck) non soltanto nelle sale di una galleria ma anche nelle chiese, nei palazzi e negli oratori per i quali la loro opera fu richiesta. Sotto questo aspetto, il nuovo Palazzo Abatellis tanto un punto di arrivo quanto (si auspica) un punto di partenza.

Magari con una precauzione: di intercettare ed eliminare, prima che lestate prossima giunga in prestito dal Metropolitan di New York "I musici" di Caravaggio (come stato annunciato, in cambio del trittico Malvagna di Jan Mabuse, che invece volerebbe verso gli Stati Uniti) le infiltrazioni di umidit che, a restauro appena concluso, gi maculano le pareti nella sala della "Madonna dellUmilt", al piano nobile delledificio di Carnalivari.



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