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Un anonimo torinese si aggiudica l'archivio Carlo Levi
Lauretta Colonnelli
Corriere della Sera - cronaca Roma 18-GIU-2004

Alla fine l'archivio di Carlo Levi se l' aggiudicato Fabio Freddi, proprietario della omonima libreria antiquaria di Torino. Ma dietro Freddi si nasconde un misterioso personaggio torinese, che vorrebbe donare l'archivio a un ente pubblico.
Freddi ha comprato ieri mattina il complesso dei documenti di Levi per 95 mila euro, quasi la met del valore a cui erano stati offerti da Christie's, che li aveva stimati tra i 120 mila e i 140 mila euro. Il battitore partito da 60 mila euro e li ha ceduti all'unico concorrente. Ad abbassare il prezzo ha senz'altro contribuito la notifica arrivata dalla sovrintendenza ai beni archivistici del Lazio - specifica Freddi. - Quando un lotto viene vincolato l'interesse cala di colpo. Il valore stimato all'inizio per l'archivio era infatti pi che giusto, senza il vincolo si sarebbe potuto superare facilmente il tetto dei 140 mila euro.
Freddi, che da una quindicina di anni gestisce nel centro di Torino la libreria specializzata in letteratura del Novecento, aggiunge che ieri mattina arrivato a Roma appositamente per acquistare l'archivio di Levi, su incarico di una persona interessata a questo lotto. Non pu dare informazioni ulteriori sul committente, si lascia solo sfuggire che la notizia potrebbe diventare pubblica tra un paio di mesi, quando scadr il diritto di prelazione all'acquisto da parte della Sovrintendenza. Se lo Stato rinuncer alla prelazione, il misterioso acquirente uscir allo scoperto per annunciare che doner il lotto a un ente pubblico, precisa ancora Freddi. E aggiunge infine che si tratta di un personaggio famoso e che l'ente pubblico non ha sede a Roma. La deduzione pi ovvia che la sede sia a Torino e allora le carte di Levi tornerebbero nella citt di origine dello scrittore.
Insomma, in un modo o nell'altro, la raccolta di opere non solo non andr dispersa, come si temuto quando arrivata la notizia dell'asta, ma diventer di propriet pubblica. La sua destinazione finale sar dunque l'Archivio centrale dello Stato, come ipotizza Salvatore Italia, sovrintendente ai Beni archivistici del Lazio, oppure la Biblioteca nazionale, come auspica il sovrintendente al Polo museale romano Claudio Strinati, o ancora l'ente pubblico citato dallo sconosciuto e benemerito acquirente. In quest'ultimo caso lo Stato risparmierebbe anche i 95 mila euro per la prelazione di acquisto. Che a questo punto, probabilmente, non verr esercitata. Dobbiamo verificare le nostre possibilit finanziarie, ma soprattutto le intenzioni dell'acquirente, risponde non troppo enigmaticamente il sovrintendente Italia.
Comunque vada, gli studiosi potranno in futuro consultare il corposo blocco di opere di Levi, che comprende anche le 34 agende personali, comprese tra il 1933 e il 1974, importantissime perch contengono, oltre a poesie inedite e annotazioni di incontri, anche il titolo e il riferimento dei quadri che dipingeva. Uno strumento fondamentale per studiare la sua pittura e per controllare l'autenticit delle sue opere.
Ma importante anche il complesso delle testimonianze relative all'opera letteraria dello scritto-. re torinese. Solo del Cristo si fermato ad Eboli, considerato il suo capolavoro e composto in clandestinit a Firenze tra il 1943 e il 1944 per rievocare il confino in Lucania di dieci anni prima, sono presenti ben due distinti set di bozze, entrambi ricchi di correzioni autografe dell'autore. E sono presenti, in pi versioni, un po' tutte le altre opere dello scrittore: da Paura della libert, il singolare saggio filosofico e psicanalitico scritto in Francia nel 1939, a L'Orologio, curioso anti-romanzo pubblicato da Einaudi nel 1950.
Un grosso contenitore raccoglie i documenti dell'attivit politica di Levi, che fu eletto senatore per due legislature, come indipendente nelle liste del Pci nel 1963 e in quelle del Psiup nel 1968. Ma il dattiloscritto pi commovente senz'altro quello del Quaderno a cancelli, il diario scritto nel '73, durante un periodo di cecit indotta dal distacco della retina e pubblicato solo postumo, nel 1979, da Einaudi.



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