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NAPOLI — Gizzi: monumenti al buio? Il Comune pensi ai restauri
06 OTTOBRE 2009, IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

Il caso Soprintendenza: no al progetto. La centralina tecnologica inutilizzata



«All’Albergo dei poveri fondi solo per la luce»

Sul caso dei monumenti al buio, gli stessi per i quali esiste una potente centralina installata a Palazzo San Giacomo e fuori uso da anni, e il cui ripristino sembra frenato dalle maglie della burocrazia, esistono opinioni differenti. In molti si augurerebbero di veder riaccendersi piazza del Plebiscito o Castel dell’Ovo già per il periodo natalizio, primo fra tutti Valerio Maioli, autore dell’impianto avveniristico che muoveva da lontano le luci e i suoni al Plebiscito, così come i cittadini che fanno capo al Movimento Vanto (ovvero di Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio). Ad attendere la luce ci sono poi i tre assessori comunali Valeria Valente, Vincenzo Scotti e Diego Guida che, con le diverse deleghe cui rispondono, sarebbero pronti già per la fine dell’anno a mettere a bando la gara per i nuovi percorsi di luce in città, usufruendo dei circa 6 milioni di euro che la Regione Campania ha destinato al ripristino di luce e riqualificazione urbanistica, per mostrare i siti monumentali in una veste più degna a cittadini e turisti.

Ma a dichiararsi poco favorevole del progetto è proprio il Soprintendente ai Beni architettonici di Napoli e provincia Stefano Gizzi, senza il cui placet non si potranno predisporre molti degli interventi di illuminotecnica. «Sono contrario al progetto di illuminazione prospettato dal Comune, e l’ho già fatto presente all’assessore Valente», spiega. Il veto, molto ben argomentato, trova come principale ragione il non voler avallare una «politica di occultamento» che con qualche fanalino e specchietto per le allodole aggirerebbe interventi più urgenti ed impegnativi. «Come insegnano le pagine del ‘‘Viaggio in Italia’’ di Goethe o quelle di Ruskin, i monumenti andrebbero goduti nella loro illuminazione naturale, alla luce della luna. Inoltre, per valorizzare il patrimonio occorre evitare un’operazione di cosmesi alla ‘‘Suoni e Luci’’, di puro facciatismo e in cui il monumento resta con tutte le sue infermità all’interno, ma con l’epidermide imbel-lettata » . E, riferendosi al caso dell’Albergo dei Poveri, dove in assenza di fondi per un restauro complessivo è però già pronto un progetto comunale per l’illuminazione della facciata, Gizzi lancia l’interrogativo: «A che serve utilizzare i fondi per l’illuminazione se non si curano prima i dissesti, se non si effettua una manutenzione continua e programmata?».

Diversamente da quanto accade a Parigi e a Salisburgo, esempi europei di illuminazione monumentale sobria ed elegante, «qui a Napoli si prevede un progetto di luci a colori, da panem et circenses , per evitare di confrontarsi con i problemi reali», denuncia il Soprintendente. Per ora, quindi, i riflettori restano spenti.

Fuani Marino



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