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MESSINA - Requisitoria di un destro anomalo
DAvid Allegranti, interv. a Fabio Granata
il Riformista 04/10/2009

Fabio Granata, gi vicepresidente e assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, un deputato del Popolo della libert atipico. Unico del centrodestra a essere nella direzione nazionale di Legambiente, ho apposto venti vincoli paesaggistici, ho avviato le demolizioni nella Valle dei Templi. Ho bloccato per almeno quindici volte la riproposizione in giunta di norme di sanatoria sull'abusivismo. Ero odiato a destra e molto stimato a sinistra. Con l'onorevole Granata parliamo dei fatti tragici di Messina e dell'incuria civile di una intera classe dirigente locale che ha fatto scempio del paesaggio e del territorio. Per cominciare chiediamo a Granata che cos' cambiato da quando c'era lui ai Beni culturali siciliani. Risponde che il grande disastro urbanistico in Sicilia stato quello che ha caratterizzato gli anni 60, 70 e 80, con la totale mancanza di piani regolatori, di norme, di leggi. C' stata la cementificazione delle coste, l'abbandono dei centri storici, che ha significato una crescita incredibile dell'abusivismo edilizio. Oggi cresciuta una sensibilit diversa, per manca una visione strategica su come assicurare il recupero dell'inumane dissesto idrogeologico e urbanistico che attraversa tutto il Mezzogiorno d'Italia. Non un problema che riguarda solo la Sicilia, ma tutte le regioni ad altissima densit mafiosa. Il presidente Giorgio Napolitano ha detto che serve pi sicurezza piuttosto che opere faraoniche. Concorda? Parole molto sagge. Invece quelle del ministro Matteoli sull'inizio dei lavori sul Ponte dello Stretto mi sembrano del tutto inopportune. C' una questione di natura economica, ma soprattutto culturale. In tutta Italia, Mezzogiorno compreso, avevamo una straordinaria infrastruttara immateriale, che il paesaggio culturale, gravemente compromesso in quegli anni sciagurati dalla cementificazione: la pi grande delle operazioni che un governo che si identifica con la difesa dell'identit nazionale dovrebbe fare quella di recuperare questa immane porzione di bellezza andata perduta. Questa deturpazione del paesaggio ha trascinato il Mezzogiorno nel degrado etico attraverso il degrado estetico. Qual la sua proposta dunque? La pi grande opera pubblica per cui il Governo passerebbe alla storia quella del risanamento urbanistico, idrogeologico, ambientale e paesaggistico del Mezzogiorno. Quella la grande opera pubblica, non il Ponte sullo Stretto, a cui Berlusconi dovrebbe dire stop. Perch il Ponte pu essere anche una grande-sfida di innovazione e di modernit, ma deve collegare un contesto che modernizzato; a Mahnoe fanno un ponte di 16 chilometri che unisce la citt a Copenaghen, ma attorno non c' il degrado, non ci sono le frane, non ci sono le case abusive. La mia proposta concreta utilizzare i fondi del Fas per un grande accordo di programma quadro che abbia come ragione sociale la normalizzazione idrogeologica e urbanistica del meridione d'Italia, in particolare Calabria e Sicilia. Al primo punto dell'utilizzazione del Fas ci deve essere non la costruzione di un'altra autostrada, ma la regolarizzazione dei paesi a rischio idrogeologico, che in Sicilia sono circa 280, di cui 93 su 109 tutti in provincia di Messina. Colpa dell'abusivismo, che ha costruito sui corsi d'acqua, sulle montagne pi friabili. La pi famosa la collina del disonore di Palermo, dove ci sono ancora oggi centinaia di case abusive che non sono state sanate n demolite, e sono messe l, forse in attesa di un altro disastro. Il governatore Lombardo ha detto smettiamola di costruire male. E' una raccomandazione tardiva? Lombardo sulla tutela del paesaggio e sul blocco di alcune questioni ha rappresentato un elemento di discontinuit rispetto al recente passato, ma la classe dirigente diffusa, sia in Sicilia che in generale nel Mezzogiorno, non la pensa cos. Il problema la classe dirigente, il messaggio che continuano a dare agli elettori: parlano di sanatoria edilizia e di condoni. E' amaro dire che non servivano 20 morti o forse pi per arrivare a concludere che bisognava intervenire. Fino a ieri tutti si giravano dall'altro lato, facendo capire che era meglio sanarle queste case perch in fondo che male facevano. Ci vuole una classe dirigente che sappia dire di no, anche se significa perdere consenso. Che ne pensa del caso della barca del sindaco di Palermo Diego Cammarata, affittata in nero, e il cui skipper un dipendente pubblico assenteista? Cammarata, sul piano amministrativo e sulle grandi questioni, una persona onesta. Per basta una vicenda del genere, che denota quella mentalit, perch lui, per il suo onore e la dignit della citt, debba dimettersi. Oggi serve qualcosa di pi dell'onest. Serve la consapevolezza che chi esercita una funzione pubblica deve dare un esempio per stiperare il passato. E lui in questo caso, apparentemente stupido, non l'ha dato.



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