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Urbani vincola il paesaggio quando è bello come un quadro
Gennaro Vecchione
ItaliaOggi, 3/6/2004

È l'attenzione per i beni paesaggistici uno degli aspetti di rilievo del codice Urbani, in vigore dal 1° maggio scorso, in quanto li considera, con una profonda rivoluzione di settore, insieme ai beni culturali, patrimonio culturale nazionale, che concorre a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.
Il codice ne dispone la catalogazione, consente al ministero per i beni culturali di imporre vincoli e migliora la normativa precedente. Si prescrive la redazione di piani paesaggistici che, prevalendo sugli strumenti urbanistici dei comuni, pianificano l'uso del territorio, valorizzandolo per l'uso collettivo, fatte salve esigenze istituzionali e di tutela. Ma quali sono i beni paesaggistici? Il codice ne fornisce una definizione generale e un elenco dettagliato. In primo luogo, sono definiti tali gli immobili e le aree costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio.
Nel dettaglio, ne viene individuata una considerevole serie, caratterizzata dal notevole interesse pubblico, che comprende gli immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica, le ville, i giardini e i parchi di non comune bellezza, le bellezze panoramiche considerate come «quadri» e quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali poterne godere lo spettacolo. Espressione quest'ultima particolarmente felice del codice Urbani, perché ciascuno di noi ha ben presente gli stupendi panorami delle nostre montagne, delle coste, delle colline, come quelle senesi, con gli straordinari paesaggi della Val d'Orcia, che acquistano una dimensione praticamente perfetta e si manifestano come una vera e propria opera d'arte. L'elenco, tuttavia, non si ferma qui. In attesa del piano paesaggistico sono compresi i territori costieri e quelli contermini ai laghi, i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua, le montagne, i ghiacciai, i parchi e le riserve nazionali e regionali, i territori coperti da foreste e da boschi, le zone di interesse archeologico. La puntuale definizione sarebbe vana se non fosse seguita da una pianificazione, vero strumento che investe la responsabilità delle regioni, che devono indicare, chiaramente, su proposta delle commissioni provinciali, le trasformazioni compatibili, le azioni di recupero, nonché gli interventi di valorizzazione del paesaggio, considerando, realisticamente, le ipotesi di sviluppo sostenibile. I sindaci devono evidentemente avere un ruolo attivo in questo che si pone come un vero procedimento, con l'applicazione delle regole relative alla trasparenza amministrativa, i cui atti vengono pubblicati anche su quotidiani nazionali e locali. Chiunque può formulare osservazioni alla regione che, prima di emanare il provvedimento, può indire un'inchiesta pubblica. In assenza di proposte o di provvedimenti, il ministero opera in via sostitutiva.
Il piano ripartisce il territorio in ambiti omogenei, da quelli di elevato pregio paesaggistico fino a quelli significativamente compromessi o degradati. Questa puntualizzazione è importante perché, con senso di realismo, si potranno definire proporzionati obiettivi di qualità paesaggistica che devono prevedere il mantenimento delle caratteristiche anche architettoniche e costruttive, le linee di sviluppo urbanistico compatibili con il pregio del territorio, la salvaguardia dei siti tutelati dall'Unesco, la riqualificazione di immobili e delle aree compromesse, al fine di reintegrare i valori preesistenti, ovvero di realizzare nuovi valori paesaggistici.
I proprietari di immobili e aree tutelati non possono distruggerli né introdurvi modificazioni che pregiudichino i valori paesaggistici. Per questo devono sottoporre alle regioni, con una procedura cadenzata nei tempi, i progetti delle opere per verificarne la compatibilità paesaggistica. Inoltre, è ammesso ricorso amministrativo da parte delle associazioni ambientaliste. Non sono soggetti ad autorizzazione gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo, che non alterino lo stato dei luoghi e l'aspetto esteriore degli edifici e quelli inerenti all'attività agricola.
La puntigliosità della disciplina si può rilevare anche da alcuni divieti previsti dallo stesso codice, riguardanti i cartelli pubblicitari e il colore delle facciate degli edifici. Particolare curioso: la regione può ordinare che nelle aree tutelate venga dato sulle facciate degli edifici un diverso colore, laddove quello esistente rechi disturbo alla bellezza dell'insieme, previa consultazione, ove occorra, con le competenti soprintendenze. Infine, il codice si preoccupa di prevedere, oltre all'ordine di ripristino, anche sanzioni penali per la tutela di tali preziosi beni della collettività nazionale.



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