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Scala: Lo Stato lesina sul restauro
Corrado Dragotto
Il Giorno, Cronaca di Milano, 1° giugno 2004



Urbani visita il cantiere, rabbia del Comune
Dallo Stato solo spiccioli per restaurare la Scala

MILANO — «Di quella pira l'orrendo foco tutte le fibre m'arse, avvampò,..!». Ci ha pensato «II Trovatore» Riccardo De Corate, più che i Verdi modello «Rigoletto», schierati davanti al Piermarini da Milly Moratti («La donna è mobile qual piuma al vento, muta d'accento e di pensiero...») per contestare il restauro conservativo da 56 milioni di euro della Scala ormai apprezzato in tutto il mondo, a rialimentare le polemiche sulla ristrutturazione in atto nel tempio della
lirica. Perché, ieri, il vicesindaco, sia nell'ambito sia a
margine della conferenza-stampa tenuta dal ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani nel ridotto palchi subito dopo il sopralluogo effettuato presso il cantiere, ha puntato il ditone contro il Governo, che, pur essendo l'esecutivo a maggiore peso specifico lombardo della storia, continua a dimostrarsi quant ormai sparagnino per quanto riguarda il fìnanziamento delle opere ambrosiane. Ad accendere il fumantino senatore di Alleanza Nazionale, tanto orgoglioso dell'impegno profuso, insieme con il fido direttore dei lavori Antonio Acerbo, da sottovalutare che la tappa meneghina di Urbani s'inscriveva nel Giro di Lombardia dal sapore elettorale corso ieri pure dai colleghi di Governo Pietro Lu-nardi (cantieri Brebemi) e Lucio Stanca (Internet per i nonni), e bastata una domanda rivolta al ministro «orfano» del sottosegretario Vittorio Sgarbi sull'entità dei fondi erogati dallo Stato a favore del restauro. E, prima ancora che Urbani potesse destituire di fondamento le voci circa un imminente stanziamento straordinario da parte dell'esecutivo, finalizzato, in gran parte, a garantire l'acquisto delle nuove poltrone da sistemare nella platea, De Corate s'è trasformato in un'Erinni. «156 milioni di curo sborsati da Palazzo Marino bastano non solo per assicurare il completamento delle opere (il Pierrnarini verrà riaperto il prossimo 7 dicembre con 1'" Europa riconosciuta", ossia lo stesso capolavoro di Antonio Salieri rappresentato nel 1778 per la vernice, ndr.) ma anche per comprare l'arredamento - ha tuonato il vice-sindaco -. Il Governo ha contribuito alla ristruttura/ione solo con 1,5 milioni di euro, derivanti dalle giocate del Lotto. È vero che la Legge 310 del 2003 destina altri 4,5 milioni alla Fondazione Scala ma quei soldi non possono essere spesi per
finanziare l'intervento in atto. Dunque, rimaniamo fermi a tre miliardi di vecchie, care lirette. Un'inezia rispetto ai 100 e passa messi a disposizione dal Comune». Di fronte al j'accuse di De Cerato neppure Gabriele Al-bertini, tanto calato, in queste settimane, nei panni del candidato indipendente nella liste di Forza Italia all'Euro-parlamento da evitare ad arte gli assalti all'esecutivo, è riuscito a frenare la lingua. «Tra l'altro - ha sottolineato il primo cittadino mantenendo un tono soft-, gli 1,5 milioni offerti dallo Stato per il ripristino del teatro sono sì allocati in Finanziaria ma non si sono ancora materializzati a Palazzo Marino». Il ministro, improvvisamente a disagio, ha cercato di prenderla alla larga . «Non s'è pensato a erogazioni straordinarie - ha dichiarato Urbani -per il semplice motivo che, com'ha detto De Cerato, i 56 milioni di euro stanziati dal Comune risultano sufficienti. Ricordo, comunque, che lo Stato quest'anno ha assicurato oltre 40 milioni di euro alla Fondazione Scala».

Un «Ballo in maschera» questo dei finanziamenti? Ai posteri l'ardua sentenza. Noi ci limitiamo a registrare che i fondi sono, ormai, ridotti al lumicino. E, quando il teatro verrà riconsegnato alla città e al mondo nei tempi previsti e molto più simile a quello del Piermarini di quanto non apparisse prima della chiusura per lavori, i conti non torneranno più. Per questo la Fondazione sta trattando con una regina della moda disposta, Riccardo Muti permettendo, a sponsorizzare la «prima» della stagione.



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