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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Beni e attività culturali come fattori di sviluppo
Pierfranco Bruni
Nuovo Quotidiano Lecce 18 MAG 2004

Ormai la discussione nel campo dei beni culturali si presenta con una vastità di temi e di problematiche. Chi pensa, a mio avviso, che il bene culturale non deve tenere conto delle armonie e disarmonie della società contemporanea sbaglia. Spesso si parla di valorizzazione dei beni culturali e del rapporto tra questi e i tenitori anche in un contesto di politica di sviluppo. Insomma, bisogna rendere produttivi i beni culturali.
Questo è un monito fondamentale sul quale si deve incentrare un discorso serio sul rapporto tra investimenti sulle risorse dei tenitori e fruibilità delle risorse stesse.
Non è pensabile adottare una politica sui beni culturali (che è diversa da una politica sulle culture e quindi sulla programmazione delle culture) in senso generale se non si stabiliscono dialoghi certi tra gli Istituti periferici del Ministero, gli Enti locali (dalle Regioni ai Comuni) e le associazioni di categoria che insistono sul piano produttivo (e quindi delle economie sommerse) nelle varie aree territoriali del Paese.
Se là tutela è un principio fondante (e quindi un principio universale) che caratterizza la difesa del patrimonio storico, artistico, archeologico, paesaggistico la valorizzazione e la fruizione di detto patrimonio non possono essere regolati da una norma generale ma devono trovare riferimenti sia in ragione della diversità del patrimonio sia in ragione delle caratteristiche territoriali sia in ragione di un processo, tra costi e benefici, che varia secondo i diversi contesti geografici, È chiaro che la ormai famosa legge Ronchey e le nuove normative, con il nuovo regolamento e riforma del ministero dei Beni e delle Attività Culturali, hanno una loro utilità di fondo perché, oltre tutto, hanno fatto capire che il bene culturale non è soltanto una testimonianza spirituale della cultura di un popolo (lo è sempre stato e continuerà ad esserlo soprattutto in stagioni di necessità di radicamenti identitari) ma è una risorsa realmente economica che va utilizzata e fatta fruire.
Da questo punto di vista è necessario che per diventare un reale atto produttivo bisogna investire su di esso e in tal caso diventerà a sua volta investimento. Dire che il bene culturale crea "tensione" culturale (in senso positivo e parte-cipativo) è dire tutto e dire niente, n bene culturale diventa un fatto realmente formativo ed educativo sulla base dell'oggetto, ma anche sulla base dei soggetti che mette in campo. Voglio dire che si tratta di un prodotto che va conosciuto e quindi utilizzato. Voglio dire che intorno a questo prodotto si creano gli attori dell'in vestimento (dai modelli occupazionali alla progettualità imprenditoriale, dal dialogo tra pubblico e privato ai legami dell'indotto e sull'indotto).
Si stanno aprendo diverse strade. Il dibattito innescatesi alcuni mesi fa deve coinvolgere più soggetti. La politica, come atto determinante, gioca un ruolo importante non solo per quei beni definiti materiali, ma anche per quelli che riguardano un progetto come beni immateriali.



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