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Milano. I lettori e la nuova sede per la Piet Rondanini: vince ancora il portico
Il giorno Milano 4/7/2009

La vogliono all'aperto, sotto il portico dell'Elefante, nel cortile ducale. Visibile al primo colpo, solo una campana di vetro a separala dai loro sguardi. E' questa la scelta dei lettori de Il Giorno per la prossima collocazione della Piet Rondanini, dicono i risultati del sondaggio ispirato da una proposta dell'assessore alla Cultura di Palazzo Marino, Massimiliano Finazzer Flory. A ieri sera, la collocazione en plein air superava ancora l'alternativa della Sala dell'Asse (che pure ha accorciato la distanza rispetto ai primi giorni), accaparrandosi il 52,05% dei consensi. Una scelta di rottura rispetto all'attuale sistemazione, di nicchia in senso letterale: la statua, considerata l'ultima opera scolpita da Michelangelo, si trova seminascosta nella Sala degli Scarlioni, e per arrivarci bisogna scendere 12 scalini. Allestimento concettuale, progettato negli anni Cinquanta dagli architetti milanesi di Bbpr per la Piet, che all'epoca era appena stata acquistata dal Comune di Milano. La statua (che ha ereditato il nome di uno dei suoi proprietari) fu trovata nello studio di Buonarroti alla morte del genio, nel 1564, ed considerata il suo testamento. Michelangelo qui rompe con l'iconografia consueta del Cristo deposto con la Madonna raffigurandoli entrambi in piedi, la madre che sorregge a fatica il corpo del figlio. La base dell'opera (che in tutto misura un metro e 95) un'ara funeraria romana della fine del I secolo d.C., forse rimaneggiata in et rinascimentale, sulla quale sono raffigurati i coniugi Marco Antonio e Giulia Filumena Asclepiade. Per pi di mezzo secolo la Piet ha abitato in quella nicchia creata dallo studio fondato da quattro laureati del Politecnico: Gian Luigi Banfi (che per all'epoca del progetto, era gi morto in campo di concentramento dopo aver combattuto nella Resistenza), Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers. Un'idea innovativa allora, che per molto tempo stata considerata intoccabile in quanto essa stessa opera d'arte. Che per, oggi, mostra le rughe dei suoi cinquant'anni, in un mondo in cui l'arte diventata fenomeno di massa e si pretende, giustamente, accessibile a tutti. Disabili compresi e, come ha dimostrato di recente un'inchiesta de Il Giorno, quei dodici gradini precludono a chi ha problemi di deambulazione la possibilit di ammirare la Piet Rondanini. La scelta dei lettori per la pi aperta delle opzioni in campo non si allontana solo da quell'allestimento definito claustrofobico dallo stesso assessore Finazzer Flory, ma lascia intendere in controluce un desiderio di appropriazione collettiva. Una Piet integrata nel Castello, che da statua diventa (quasi) un monumento.



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