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TOLENTINO – Il teatro Vaccaj, un gioiello europeo unico nel panorama architettonico
Cristiano Marchegiani*
Il Messaggero (Macerata) 01/08/2008

L’incendio dello storico teatro di Tolentino è un grave danno al patrimonio culturale italiano. Non si tratta, purtroppo, di un anonimo teatro di provincia (che pure è in ogni caso un bene inestimabile per la collettività). Il Vaccai di Tolentino, eretto su progetto del pittore locale Giuseppe Lucatelli fra il 1788 e il 1791, inaugurato come Teatro dell’Aquila nel 1797 (poco dopo il trattato firmato in città fra Pio VI e Napoleone), non è solo uno dei più precoci casi italiani di moderna architettura teatrale costituita in un autonomo edificio consacrato allo spettacolo, quale tempio laico nella città dell’era borghese: architettato in modo originale (nella moderna volumetria esteriore, e nella sala a palchetti con classico peristilio di lesene) e tutto decorato con dipinti d’ispirazione ercolanense da Lucatelli, come un pubblico monumento dell’antica Roma repubblicana, fu consegnato dall’autore al pubblico come un’opera d’arte totale. L’opera fu concepita fra Parma e Roma, i due poli della formazione e dell’attività artistica di Lucatelli. Prezioso aiuto, in termini di pubblicazioni straniere di architettura teatrale, fu fornito al pittore dall’amico parmense Giambattista Bodoni, celebre riformatore dell’arte tipografica. Questi, nel 1802 invitava quattro inglesi in viaggio per Roma a fermarsi a Tolentino (tappa spesso trascurata lungo la consueta rotta del Grand Tour) per andare a vedere quell’insolita architettura e le sue squisite pitture neoclassiche. Ma già nel 1791 Lucatelli aveva avuto “il piacere di vederlo copiare da tre Viaggiatori pedestri Fiamminghi forse Pittori, o Architetti”, come riferì allo stesso Bodoni, aggiungendo che “quasi tutti i forestieri che possono vengono a vederlo”.
Fortunatamente l’architettura nel suo complesso è salva, e così lo splendido atrio dipinto. La struttura a palchetti della sala di spettacolo, ridecorata nel 1882, sembra intatta, benché danneggiata. Per quella scenotecnica del palcoscenico, andata distrutta, la ricostruzione non creerà certo problemi di coscienza filologica. Ma soprattutto per il bel velario all’antica che copriva l’incantevole sala, andato in fumo, si impone la questione di una ricostruzione quanto più fedele all’originale, per ripristinare la “recondita armonia” del tutto.

* Storico dell’architettura teatrale; docente incaricato di Storia dell’architettura antica e medievale all’Università di Camerino



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