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Fondazione dell'Egizio: così si fa federalismo
M. G. Grippo
GIORNALE Piemonte, 9 MAG 2004


Nell'incontro con il ministro La Loggia, Ghigo ha ricordato che l'ente pubblico-privato che gestirà il museo rispecchia
il Codice del patrimonio culturale

Avrà pure ragione il ministro La Loggia quando, in tono scherzoso, scomoda le statistiche per ricordare che la «sua» Sicilia fa la parte del Icone nella gran quota di patrimonio artistico riconosciuta all'Italia dal resto del mondo.

Ma ieri al Lingotto torinese, nel momento della presentazione del volume «Italia, territori, culture», curato del dipartimento Affari regionali sotto l'egida della presidenza del consiglio dei ministri, il Piemonte s'è tolto la soddisfazione di riconoscerei un merito, un risultato non trascurabile nella trasformazione in chiave federalista del sistema Paese.

La voce era quella del governatore Enzo Ghigo. È stato lui, nell'atmosfera ovattata della sala-scatola blu confezionata in Fiera, a calare l'asso della fondazione pubblico-privata del Museo Egizio come «primo esempio della rivoluzione cominciata con l'avvento del Codice del patrimonio culturale».

Questo, che è la carta legislativa con cui la tutela e la valorizzazione di arte e natura diventano un'unica disciplina, comprende un ampio capitolo riservato alla collaborazione, ciascuno per la propria parte, tra Stato e Regioni. E alla stesura del Codice, Ghigo, in veste di presidente dei presidenti, ha partecipato passo passo.

Per poi confermarsi - ha osservato il moderatore dell'incontro di ieri, il giornalista Gigi Padovani - «punto di riferimento tra governo e Regioni dopo la modifica del titolo V della Costituzione».

«Quando noi presidenti ci trovammo a discutere con il governo precedente del titolo V, ci soffermammo molto sui beni culturali - ha ricordato il governatore piemontese -, perché ritenevamo dovessero essere materia di competenza esclusiva delle Regioni».

Alla fine così non è stato, «ma lo spirito di collaborazione tra i diversi livelli amministrativi ha fatto in modo che ai governi locali venisse demandata la gestione del patrimonio culturale e paesaggistico secondo formule innovative».

Come quella della fondazione dell'Egizio, un progetto che è frutto, anzi primizia a sentire Ghigo, delle nuove regole introdotte dal Codice.

«Considerata la complessità della materia - ha fatto intendere il presidente - ci voleva uno strumento che facesse chiarezza laddove non c'è mai stata e che razionalizzasse il percorso decisionale».

Allo Stato è riservato il compito della tutela, mentre alle Regioni e alle altre istituzioni locali quello di promuovere e organizzare la fruizione del patrimonio.

E che la fondazione del museo più famoso di Torino sia «un bell'esempio di decentramento amministrativo» è opinione anche del sindaco Sergio Chiamparino, ieri al tavolo insieme con il ministro e le altre istituzioni.

«Insieme con un'altra questione importante - ha rilanciato Ghigo -: il paesaggio, che, a mio giudizio, deve essere tenuto in considerazione alla stregua di un monumento. Mi capita spesso di dirlo quando penso a certi scorci di Langhe, Monferrato o delle montagne che ci circondano».

Su questa strada si è incamminata la provincia di >Torino, a sentire l'assessore Valter Giuliano, «applicando una sorta di maieutica socratica rispetto ai territori gravidi d'idee».

E in ossequio al federalismo, secondo il principio di sussidiarietà con la Regione, negli ultimi anni hanno cominciato a fiorire gli ecomusei, un'altra delle formule innovative cui faceva riferimento Ghigo e che nel Torinese, ha detto Giuliano, sono serviti ad attribuire importanza ai tesori paesaggistici.

Il collega della Regione Giampiero Leo invece ha scelto di porre l'accento sul valore esclusivo dei beni culturali rispetto a qualsiasi altro «prodotto» che un territorio può offrire. «Questi nessuno ce li può copiare a Hong Kong - ha affermato provocatoriamente -, dunque vale la pena considerarli strumento di crescita, soprattutto delle generazioni dopo la nostra, ma anche strumento econòmico».
Per rendere più efficace il concetto, l'assessore ha passato in rassegna gli investimenti in materia fatti in Piemonte: il recupero della Sacra di San Michele, Venaria Reale, «che - ha esagerato Leo - sarà quattro volte Versailles», il complesso di Pollenzo con l'università di scienze gastronomiche, «un pezzo d'arte dei Savoia - ha puntualizzato Padovani - tornato ai vecchi fasti grazie ai fondi di Finpie-monte».
E ancora, Agliè e il castello di Rivoli, «grande museo d'arte contemporanea e laboratorio per giovani artisti». Già, i giovani. Tanto cari a Leo che mai dimentica di citarli in cima ai suoi discorsi. «Per loro -ha annunciato - abbiamo riservato in bilancio oltre 6 milioni di euro da destinare alla realizzazione di centri studenteschi autogestiti, autentiche "cittadelle dell'elaborazione culturale" che vedranno la luce in collaborazione con il Comune». Della popolazione in età scolare ha parlato anche il sottosegretario Maria Grazia Siliquini, che ha scelto la cornice federalista offerta dalla presenza del ministro Enrico La Loggia per rivendicare la bontà dei piani di studio «personalizzati» nelle varie regioni introdotti dalla riforma Moratti.

«La formula prevede insegnamenti comuni in tutta Italia per l'85 per cento dei programmi - ha ricordato Siliquini -, mentre la restante parte sarà lasciata alle scelte dei diversi territori. Ma questo-non significa creare delle differenze o disincentivare l'aggregazione tra cittadini di diversa provenienza. .È-invece un'opportunità per le regioni di non perdere le proprie tradizioni e la propria storia». Per dirla con il ministro, «un modo per "fare gli italiani", come suggeriva D'Azeglio, facendoli sentire radicati alla diversità dei territori eppure parte di un progetto comune». L'Italia federale.



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