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In vigore il Codice Urbani. Paesaggi protetti e per i cittadini cala la burocrazia
Resto del Carlino - Emilia Romagna 7/5/2004

BOLOGNA — Minore burocrazia, ma non minore tutela. Con il nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio, che per la prima volta affida alle Regioni tutte le competenze in campo paesaggistico, la gestione della tutela del paesaggio diventerà anche in Emilia-Romagna allo stesso tempo più snella ed efficace.
Le novità in arrivo sono molte. A partire appunto dal superamento del precedente doppio sistema di tutela statale e regionale, con ricadute importanti sul piano della semplificazione e dello snellimento delle procedure in materia edilizia. «Con il nuovo Codice — spiega l'assessore regionale alla programmazione territoriale, Pier Antonio Rivola — il paesaggio viene riconosciuto come risorsa fondamentale per promuovere uno sviluppo di
qualità del territorio. E' un'occasione importante che questa Regione intende cogliere. Fondamentale è poi la possibilità di avviare una vera collaborazione tra Regione, soprintendenze ed enti locali, evitando i conflitti di competenze del passato. Una strada che l'Emilia-Romagna aveva già anticipato firmando nel 2003 un accordo con il Ministero dei beni culturali per armonizzare e snellire le procedure, in
omaggio al principio della pianificazione condivisa. Ora la bontà di questo orientamento viene confermata, rafforzata ed estesa a livello nazionale».
In vigore dal 1 maggio su tutto il territorio nazionale, il nuovo Codice dovrà ora essere recepito da Regioni, Province e Comuni. In Emilia-Romagna tale percorso è già iniziato. E' infatti già stata
conclusa una ricerca sull'attuale Piano paesistico regionale del 1993 per verificarne i contenuti e le necessità di adeguamento. Se ne parlerà oggi nel corso del convegno organizzato dalla Regione e dal Centro Studi Oikos «Paesaggi senza confini» (Sala
polivalente del Consiglio regionale) a partire dalle ore 9,30.
Cosa cambierà? Attualmente il territorio regionale sottoposto a vincolo paesaggistico è pari a circa il 40% del totale. Ciò significa che chi vuole costruire in queste zone deve richiedere un'autorizzazione specifica al Comune, con un forte allungamento dei tempi e con il rischio di vedersi poi annullare tale autorizzazione dalla Sovrintendenza.
Con le nuove regole i vincoli paesaggistici previsti dalla legge Galasso vengono recepiti nel Piano paesistico regionale, che diventa l'unico
punto di riferimento, ponendo fine all'attuale duplice sistema di tutela. La Sovrintendenza perde l'attuale potere di annullamento e si esprimerà solo con un parere preventivo al momento del rilascio dell'autorizzazione comunale. L'obbligo dell'autorizzazione paesaggistica rimarrà solo per aree molto limitate (il 18% circa) caratterizzate da particolare valore paesaggistico, storico e culturale. Tutto ciò non significa ovviamente minor tutela del territorio, ma solo meno burocrazia per il cittadino. Infatti tutte le aree vincolate, comprese quelle della legge Galasso, vengono recuperate all'interno del Piano paesistico, che non a caso dovrà essere adeguato alla nuova normativa dalla Regione in collaborazione con le Sovrintendenze.
Con il nuovo Codice diventa realtà anche in Italia un nuovo modo di intendere il paesaggio. Non più come insieme di 'eccellenze' da proteggere, ma come territorio da gestire e promuovere complessivamente nel suo divenire. Insomma paesaggio non come 'monumento', ma come idea stessa di uno sviluppo sostenibile fatto di un rapporto equilibrato tra ambiente, bisogni sociali e attività economiche. In linea con i principi affermati anche dalla Convenzione eurooea del
paesaggio.



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