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Beni culturali, in vigore il Codice
Arena - Giornale di Vicenza 30/04/ 2004

Semplificazione legislativa, pi cortezza nella tutela, maggiore salvaguardia del paesaggio, moderni strumenti per la gestione dei beni culturali. Queste le novit, per il Ministero dei Beni Culturali, del codice Urbani che entrer in vigore domani, 1 maggio.
stato voluto e pensato - ha sottolineato il ministro per i Beni e le Attivit Culturali. Giuliano Urbani - per dare garanzie giuridiche alla tutela, dopo che la moltiplicazione di conflitti tra i vari livelli di governo, dovuti alla riforma del Titolo V della Costituzione, aveva creato un caos di competenze tale da mettere in pericolo il patrimonio artistico. Il Codice - continua il ministro - con una decisa semplificazione legislativa, fornisce uno strumento unico e certo per difendere e promuovere il tesoro degli italiani, coinvolgendo gli enti locali e definendo in maniera irrevocabile e categorica i limiti dell'alienazione del demanio pubblico, che
Ecco cosa cambia con il nuovo Codice dei Beni culturali e paesaggistici.
- TUTELA E VALORIZZAZIONE. La riforma del Titolo V della Costituzione, come sottolinea il ministero, aveva distinto l'attivit di tutela da quella di valorizzazione, fatto ingiustificato dal punto di vista scientifico e fonte di innumerevoli conflitti fra Stato e Regioni dal punto di vista amministrativo. Il Codice ha ricomposto questa frattura sulla base dei nuovi equilibri costituzionali. Stato, Regioni ed Enti locali collaboreranno, sulla base di programmi concordati, per costituire un sistema integrato di valorizzazione. Per quanto riguarda la tutela, si tenuto conto della necessit di assicurare sull'intero territorio nazionale un'azione il pi possibile coerente secondo una logica unitaria di intervento, in modo da non creare, in un settore cos delicato, frammentazioni e disparit. Il ministero sar il titolare naturale di queste funzioni, ma sar possibile conferire, sulla base di accordi, il loro esercizio in specifici settori di attivit alle Regioni e in via subordinata anche agli Enti locali. Sono state meglio definite le nozioni di tutela e di valorizzazione, dando loro un contenuto chiaro e rigoroso e precisando quanto la prima prevalga sulla seconda.
- ATTIVIT E SERVIZI PUBBLICI DI VALORIZZAZIONE. Il codice prevede che siano svolti dalle pubbliche amministrazioni, di regola, in forma diretta. Si pu per ricorrere all'affidamento all'esterno delle attivit e dei servizi per assicurare un migliore livello della fruizione pubblica dei beni culturali. In particolare, si favorisce la costituzione di fondazioni che vedano la partecipazione delle Regioni, degli Enti locali e delle realt del mondo privato nella valorizzazione di beni culturali, ferma restando la funzione di tutela dello Stato che in questi organi avr un ruolo prevalente. Il Codice introduce la possibilit, sempre mantenendo il ruolo dello Stato nella tutela, di affidare la gestione di un bene culturale in concessione.
- RAPPORTO TRA CITTADINI E LO STATO. Viene reso pi facile prevedendo la possibilit per i privati proprietari di beni culturali di presentare ricorso al ministero riguardo a un'eventuale dichiarazione di interesse culturale. In tal modo, si offre ai cittadini l'opportunit di far emergere elementi nuovi o non sufficientemente valutati o di far rilevare eventuali vizi dell'atto di dichiarazione. Il Codice favorisce i cittadini proprietari di beni culturali che vogliano darne la custodia allo Stato, superando lo strumento obsoleto e farraginoso del deposito. L'affidamento di beni culturali privati a strutture museali statali avverr attraverso l'istituto del comodato, di notevole appeal per i privati proprietari, dal momento che li solleva, per un periodo di tempo non limitatissimo, da ogni onere di custodia e restauro del bene. Le collezioni statali, ad esempio, potranno cos impreziosirsi delle molte opere di grande importanza che al momento i privati cittadini, ostacolati da norme complicate preferiscono conservare in casa.
Escluder i beni di particolare pregio artistico, storico archeologico e architettonico e i beni mobili. Il Codice, infine, con una visione liberale delle istituzioni, facilita il rapporto fra i cittadini e lo Stato nelle questioni anche quotidiane che coinvolgono il patrimonio culturale del nostro Paese.
Il cardine attorno al quale ruota il Codice l'art.9 della Costituzione, con cui la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. All'interno del patrimonio culturale nazionale, ricorda il ministero, sono comprese due tipologie di beni culturali: i beni culturali in senso stretto (storici, artistici, archeologici, eccetera), e i paesaggi italiani, frutto della millenaria interazione tra uomo e natura nel nostro territorio, un unicum nell'esperienza europea e mondiale tale da meritare tutto il rilievo e la protezione dovuti.
- RIORDINO DELLA DISCIPLINA DELL'ALIENABILIT DEI BENI CULTURALI DI PROPRIET PUBBLICA. Materia gi ammessa dalla legge finanziaria per il 1999 e definita in un decreto del 2000 ma resa confusa dal sovrapporsi di numerosi interventi normativi successivi. Il Codice all'articolo 54 individua un insieme di beni culturali demaniali inalienabili: immobili e aree archeo-logiche, i monumenti nazionali, le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche, gli archivi, le opere di autori viventi o eseguite negli ultimi 50 anni di propriet pubblica, le cose mobili o immobili di propriet pubblica opera di autori non pi viventi e la cui esecuzione risalga a oltre 50 anni fino a quando non si proceduto alla verifica del loro interesse culturale. Il Codice disciplina condizioni e modi per l'alienazione degli altri beni culturali pubblici. Il sistema introdotto prevede in ogni caso l'autorizzazione del ministero, rilasciata solo se dalla vendita non derivi danno alla conservazione di questi beni e non risulti menomata la loro pubblica fruizione. Devono inoltre essere indicate destinazioni d'uso compatibili con il carattere storico-artistico degli immobili e comunque tali da non recare danno alla loro conservazione.
- DISPOSIZIONI SU TUTELA E VALORIZZAZIONE DEI BENI PAESAGGISTICI. La nuova disciplina stabilisce che i beni paesaggistici sono parte del patrimonio culturale. Per la prima volta si riconoscono formalmente il paesaggio ed i beni che ne fanno parte come beni culturali e si da piena e concreta attuazione dell'art. 9 della Costituzione. Le norme che regolano i vincoli dei beni e dello arce, la pianificazione paesaggistica e le autorizzazioni ai lavori su beni e/o aree vincolate sono ispirate al principio che il paesaggio un bene culturale. Il Codice prevede l'obbligo di censire e catalogare i beni paesaggistici gi vincolati e mantiene la possibilit per il ministero di imporre vincoli nel caso in cui le Regioni non provvedano. Viene anche introdotta la possibilit di estendere i vincoli gi esistenti con norme specifiche di utilizzazione del territorio. Modificato il regime di tutela introdotto dalla legge Galasso che individuava semplicemente beni e aree soggette all'obbligo di autorizzazione paesaggistica. Il Codice introduce una tutela che prescrive con precisione i limiti degli interventi cos tenuta nei piani paesaggistici elaborati in accordo tra Regioni e ministero. Pei la prima volta verranno redatti ed approvati piani che disciplinano l'uso del territorio, la sua
valorizzazione e la riqualificazione delle aree degradate. I piani paesaggistici prevarranno su tutti gli altri strumenti di pianificazione del territorio, quali, ad esempio, i piani regolatori dei Comuni.



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