LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Se anche l'arte cerca l'audience
Intervista di teresa macr a Vincente Todoli, Direttore della Tate Modern di Londra
Il Manifesto


Dal 2002, polemico antagonista della sindrome da blockbuster, l'industria culturale votata al successo e al consenso.


E'direttore alla Tate Modern di Londra dal 2002. Prima ancora stato direttore del Museo Serralves di Porto (1996-2002) e, appena trentenne, direttore dell'Ivam (Istituto Valenciano de Arte Moderno). Stiamo parlando di Vicente Todoli (Valencia, classe 1958) anomalo e irreprensibile personaggio che, oggi, dirige una delle nuove cattedrali della cultura d'Europa. Fantasista e regista di una machine rver mobile e diffusa, sta costruendo una identit precisa alla Tate Modern, cos come del resto aveva fatto in quel di Porto. Segno sintomatico di una grande personalit e di quella fierezza catalana che gli fece rifiutare, tempo fa, la proposta di dirigere quel disneyland di titanio che il museo Guggenheim di Bilbao. Lui ha preferito la libert di rischiare. Todoli una sorta di anti business-man, un antagonista dello standard mentale che permea molta dirigenza museale. Sceglie la lucidit, la selettivit e la mobilit di pensiero come dinamiche di lavoro. Si guarda intorno e si interroga. A Roma, dove ha partecipato, a un convegno della Quadriennale, ha affondato la polemica sulla cosiddetta sindrome da blockbuster. Una delle tante conseguenze della globalizzazione, per dirla alla Bauman, virus della new economy e della industria culturale sempre pi industria e sempre meno cultura. Todoli fuma, beve caff e tira dritto con le sue idee.

Lei ha parlato di sindrome da blockbuster anche per eventi culturali. Pu spiegarci meglio?

Con il termine blockbuster furono denominati i massicci bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale. Poi il termine fu scippato dall'industria dello spettacolo per descrivere i film di successo commerciali, quindi arrivarono le mostre blockbuster ossia quelle esposizioni con grande affluenza e consenso popolare. Insomma tutto ci che genera massiccio consumo diviene un blockbuster. La prima mostra fu The treasures of Tutankhamon alla National Gallery di Londra nel 1977 con 800.000 spettatori nel corso di quattro mesi di permanenza. In seguito, arriviamo al fenomeno Sensation, mostra tenutasi alla Royal Academy of Arts di Londra nel 1997 con 285.000 spettatori. evidente che ormai le grandi rassegne vengono costruite soprattutto per scatenare il fenomeno blockbuster e capitalizzare, con l'affluenza dei visitatori, il bilancio del museo, superare l'elitarismo culturale con la supremazia dello spettacolo.

Tra l'ossessione dello share televisivo e quella dell'affluenza di pubblico le grandi mostre rischiano di costruire una sorta di macchina di argilla fine a se stessa. Sono due sistemi di comunicazione e di appropriazione completamente differenti, per aspettative e attitudine...

Certamente e di questo fattore non si tiene minimamente conto. Nel programmare le mostre in funzione esclusivamente del successo di pubblico, si dirige questo stesso verso una percezione standardizzata e si sminuisce la funzione educativa e di ricerca dei musei oltre a impoverire l'attivit e l'iniziativa. C' un altro rischio in agguato: negli ultimi anni la spettacolarizzazione dell'architettura museale sposta l'attenzione dello spettatore sempre pi verso il contenitore che verso il contenuto.

Ma questa anche una conseguenza della omogeneizzazione a cui la cultura di massa e il turismo culturale globalizzato stanno portando. In che termini lei tenta di rispondere a questa tendenza e alla exhibition industry?

Non voglio morire di successo perch preferisco perseguire i miei obiettivi che sono la ricerca e lo scambio di queste ricerche con la comunit artistica. Se il successo viene preso come pretesto per avere audience hai finito. Quello che essenziale di non perdere di vista l'obiettivo. Il museo che non possiede pi il rispetto della comunit artistica un museo finito. Con questo voglio anche sottolineare che al visitatore della Tate Modern io dico sempre benvenuto! ma questo non basta. Molti dei nostri visitatori sono occasionali, il mio progetto abituarli a frequentare l'arte. Questi visitatori vengono per l'effetto monumento-Tate ma un museo attivit non un monumento. Vengono a passeggiare, si guardano intorno, bighellonano tra le pareti. Bisogna sfruttare questa opportunit per farli interessare realmente e renderli partecipi di un'esperienza artistica. Io mi rifiuto di misurare una mostra attraverso i numeri dei visitatori. Per me non questa la misura del successo di una mostra ma la sua reale intensit. L'esposizione di Juan Muoz ha toccato il top di afflusso mentre altre, pi difficili, no. La verifica nel flusso continuo delle mostre che si bilanciano tra loro secondo indirizzi e sensibilit differenti.

Su quali dinamiche sta costruendo il nuovo corso della Tate Modern?

La prima decisione che ho preso (dal 2002 anno in cui ho lavorato contemporaneamente anche al museo Serralves di Porto) stata quella di cambiare il modo con cui viene esposta la collezione. Nei cinque anni che diriger la Tate la collezione dovr essere esposta seguendo dei canoni che si possono considerare aleatori ma anche creativi. Non ha senso continuare a esporre la collezione in modo tematico, come solitamente si fa. Primo perch se decidi di farlo ci sono dei buchi reali. Non dobbiamo dimenticare che la Tate anche un museo nazionale di arte britannica e poi che non abbiamo, per tradizione, le donazioni private dei musei statunitensi. Il secondo motivo deriva dall'idea che la storia lineare, come ben sappiamo, solo una strategia utilizzata per raccontare qualcosa. Noi invece vogliamo raccontare delle storie e non rappresentare la Storia dell'arte. I modelli debbono essere continuamente ripensati, rimessi in discussione. Cos ho pensato di cambiare la collezione ogni due anni: in questo modo si racconta una storia differente. Poi si cambia e ne viene raccontata un'altra. Questa soluzione di esporre la collezione si scinde in due opzioni e in due spazi diversi: la prima mostrare opere della collezione ogni sei mesi, lavorando con il dipartimento di educazione e quindi presentando anche documentazioni dell'epoca. L'altra quella di esporre per altri sei mesi opere collezionate in maniera pi aperta e libera. Cos si riesce a vedere tutta la collezione con uno sguardo alternativo. La seconda decisione che ho preso quella di ideare e produrre pi mostre (invece di comprarle da altri musei). Essere insomma pi propositivi. La terza decisione di guardare al presente anche girandosi indietro, con un occhio anche all'Ottocento se necessario ma con una visione contemporanea. Utilizzare manufatti di altre culture ed epoche e creare percorsi inediti.

Operativamente cosa succede?

Stiamo aprendo il nuovo spazio Untitled che non un project room (termine che odio) all'interno del quale un curatore realizzer per un anno un ciclo di sei mostre. Dovr essere uno spazio agile, fluido, con un suo senso, una tematica, un filo connettivo e una sua unit. Artisti anche di generazioni differenti dovranno creare una sorta di mappa del mondo. Apriremo con la cura di Susan Mey, l'anno successivo Jessica Morgan sar l'altra curatrice. In questo momento abbiamo una mostra di Hopper e una del belga Luc Tuymans. A ottobre curer io stesso una personale di Robert Frank. Le esposizioni di Frank si sono sempre basate sull'immagine: io voglio invece indirizzare l'allestimento sulla sequenza. Il mio punto di vista su questo artista che ha avuto un occhio da cineasta e un animo da poeta. Quindi sar una mostra pi vicina al cinema sperimentale e al montaggio. Nello stesso periodo presenteremo Time Zone sul rallentamento del tempo nel film e nel video degli ultimi anni, con lavori di Anri Sala, Fiona Tan, Francis Als. So gi che sar una mostra che avr poco pubblico. Mentre quella di Hopper riscuote naturalmente un grande successo. Bene. La cosa importante bilanciare le proposte, trovare una audience che ci consenta di sopravvivere. La Tate riceve solo la met delle sue entrate dal governo, il resto bisogna cercarlo. La collezione gratuita mentre l'accesso alle mostre a pagamento. Cos dei 4.500.000 di visitatori solo mezzo milione circola per le mostre. Un anno andr meglio, quello successivo peggio ma mai la nostra programmazione sar dettata da ragioni commerciali. Il nostro obiettivo non fare soldi.

Non pensa che stiamo vivendo un momento dell'arte molto conformista, strutturato com' sulle Biennali, pilotato dai vari cataloghi Cream, impigliato nelle tematiche nazionali, in quelle del gender?

Probabilmente questo sistema cos conformato quello pi diffuso, ma esistono altri luoghi decentrati che hanno una programmazione diversa. Io credo che importante sia l'atteggiamento con cui si guarda al moderno, senza schemi fissi, senza illustrare, senza arrivare mai alle conclusioni, ma casomai ponendo delle domande. Indagare dall'interno la trasformazione della societ. Penso che al contrario sia molto facile arrivare a formule che funzionano e usarle all'infinito. Una formula il politically correct per esempio. Quando costruisci un programma ci deve essere l'elemento seduttivo di cui la comunit ha bisogno. Un museo non pu essere ostile. Devi ballare. Passare dal walzer all'hip hop. Ma siccome per fare delle mostre c' bisogno di molti soldi, i poteri pubblici se ne sono accorti e investono in Biennali, per il ritorno di pubblicit e di immagine.

Ma come si pu uscire da questa impasse?

Quando ero a Porto mi chiesero di fare una Biennale. Io ho preferito far investire il denaro nel museo ossia su una struttura che lavora costantemente. Prendiamo il caso di Manifesta (di cui faccio parte essendo nel suo consiglio). Ebbene Manifesta una manifestazione nomade: Lubiana, Francoforte, San Sebastian. Dobbiamo sempre trovare una citt che abbia i soldi per ospitarla e finanziarla. Abbiamo accettato Francoforte perch non c'erano altre citt disponibili. Se un'edizione di Manifesta slitta la rassegna finita. Ebbene l'idea della mostra che c' sempre un coordinatore locale e i curatori sono stranieri, cos esiste c' uno scambio. Non solo ma la mostra attiva tutto un meccanismo di lavoro: edifici che vengono ristrutturati per l'occasione e che serviranno dopo per uso culturale oltre al fatto che gente del luogo vi lavora durante la manifestazione. come dire: non facciamo i pozzi d'acqua in Africa ma insegniamogli a farli.

Infine, cosa l'arte per Vicente Todoli?

Ho due risposte, una wittgensteiniana secondo cui l'arte tutto quello che un artista decide che lo sia. L'altra che l'arte che mi interessa quella che scopre mondi nuovi, di cui forse tu stesso presagivi l'esistenza. Erano l, ma eri incapace di vederli.



news

17-10-2018
Rassegna Stampa aggiornata al giorno 17 OTTOBRE 2018

18-09-2018
Il Ministro Bonisoli: abolire la storia dell'arte

16-09-2018
Le mozioni dell'VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale

14-09-2018
Manifesto della mostra sulle leggi razziali e il loro impatto in un liceo triestino.La censura del Comune

12-09-2018
Bando Premio Silvia Dell'orso: il 30 settembre scadono i termini per candidarsi

03-09-2018
Appello per la salvaguardia dellArchivio e del patrimonio culturale delle Acciaierie di Piombino

24-08-2018
A due anni dal terremoto in centro Italia

08-08-2018
Comitato per la Bellezza. Altro palazzone di 6 piani in piena riserva naturale del Litorale romano

24-07-2018
Da Emergenza Cultura: San Candido (BZ), uno sfregio che si poteva e doveva evitare

21-07-2018
Inchiesta de "L'Espresso" di Francesca Sironi: Il ministro Alberto Bonisoli e la scuola offshore

20-07-2018
Associazione Nazionale Archeologi. MIBAC: il titolo non è unopinione!

08-07-2018
Su Eddyburgh un intervento di Maria Pia Guermandi sull'Appia Antica

13-06-2018
Disponibile la relazione di Giuliano Volpe sull'attività del Consiglio Superiore

12-06-2018
Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli: Per un futuro all'archeologia italiana

04-06-2018
Dalla rete: sul nuovo governo e sul nuovo ministro dei Beni culturali

19-05-2018
Sul contratto M5S - Lega vi segnaliamo...

17-05-2018
Cultura e Turismo: due punti della bozza Di Maio - Salvini

15-05-2018
Sulla Santa Bibiana di Bernini: intervento di Enzo Borsellino

13-05-2018
Premio Francovich 2018 per il miglior museo/parco archeologico relativo al periodo medievale

04-05-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni" abbiamo pubblicato un contributo di Franco Pedrotti sul depuratore della piana di Pescasseroli: una sconfitta del protezionismo italiano

01-05-2018
Archistorie: rassegna di films sull'architettura dell'Associazione Silvia Dell'Orso

30-04-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni", abbiamo pubblicato un contributo di Vittorio Emiliani: Appena 11 giardinieri per Villa Borghese. Ma l'erba "privata" non è meglio

26-04-2018
Roma. Il nuovo prato di piazza di Spagna non regge, il concorso ippico migra al Galoppatoio

21-04-2018
Anna Somers Cocks lascia The Art Newspaper. Intervista su "Il Giornale dell'Arte"

04-04-2018
VIII edizione del Premio Silvia Dell'Orso: il bando (scadenza 30/9/2018)

29-03-2018
Comitato per la Bellezza: A Palazzo Nardini chiedono già affitti altissimi ai negozi

25-03-2018
Lettera aperta di Archeologi Pubblico Impiego - MiBACT ai Soprintendenti ABAP

25-03-2018
A Foggia dal 5 aprile rassegna Dialoghi di Archeologia

23-03-2018
Comitato per la Bellezza e Osservatorio Roma: Tre richieste fondamentali per salvare Villa Borghese e Piazza di Siena

17-03-2018
Comunicato ANAI sul tema delle riproduzioni fotografiche libere

Archivio news