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In quel paradiso strappato al cemento Così un gruppo di «rompiscatole» salvò Siculiana dalla speculazione
di FELICE CAVALLARO
18 APRILE 2009 - CORRIERE DELLA SERA

Sud Durante gli anni Ottanta su questo tratto di costa doveva sorgere un complesso turistico con settemila posti letto



B isogna andare fra Siculiana e Montallegro per vedere com’era la Sicilia una volta, per scoprire un’oasi aperta su giardini di orchidee e su sentieri tracciati fra prati di camomilla, timo e ginestre. Profumi e pennellate gialle, rosse, bianche tra pendii di vigne, ulivi e lievi altipiani forati da cave di gesso con pareti brillanti, punteggiate da cristalli, degradanti verso la sabbia dorata e il mare d’un azzurro pastello.

Ma bisogna arrivarci quasi con i paraocchi, evitando di lasciarsi fuorviare dalla devastazione di paesini e agglomerati cementificati, simboli di una Sicilia che spesso non riesce a tutelare tesori addentati a morsi da piccoli e grandi speculatori. Come succede lungo tutta la costa, da Montallegro a Eraclea Minoa a Scala dei Turchi, fino alla Porto Empedocle di Pirandello e a San Leone, la spiaggia vicina ai Templi di Agrigento.

Proprio gli orrori di un paesaggio sfregiato o, per dirla con Andrea Camilleri, «inghiottito dal cemento», esaltano però la sorpresa di ritrovarsi al centro di una natura intatta quando ci si addentra fra i varchi sassosi che portano all’oasi del Wwf chiamata con il nome dalla torre saracena i cui resti spiccano lungo sei incontaminati chilometri di costa, Torre Salsa.

Benvenuti nel paradiso dove il proprietario di metà dei 700 ettari di riserva, Francesco Morgante, patron di miniere e sali potassici in Sicilia, aveva pensato di costruire negli anni Ottanta un complesso turistico con 7 mila posti letto.

Un mega progetto presentato al Comune di Siculiana, il paese dei «ministri finanziari» di Cosa Nostra, i Cuntrera e i Caruana, allora amministrato dal Partito comunista pronto ad avallare, ma a ridurre il danno a 3 mila posti letto. Se Morgante si fosse accontentato avrebbe potuto cominciare a costruire subito. Ma preferì l’azzardo di un ricorso al Tar, sperando di vincere l’intera posta. Dando così tempo ad uno sparuto nucleo di siciliani rompiscatole e alle organizzazioni ambientaliste di passare al contrattacco. Mentre si apriva un feroce dibattito all’interno del Pci, allora guidato da un giovanissimo Pietro Folena, insediatosi nella stessa poltrona di Pio La Torre. Tanti ricordano le sfuriate seguite da niet sfociati poi in una legge regionale approvata all’Assemblea siciliana per l’istituzione nell’isola di 77 riserve naturali. Compresa quella di Siculiana. Una legge nata anche per cancellare la delibera comunale e salvare l’oasi di Torre Salsa.

Ma questa piccola storia sarebbe incompleta se non si ricordasse il leader di quei «rompiscatole», il ragazzo che allora decise di dedicare la sua vita alla «sua» riserva, Francesco Galia, pioniere ed eroe del Wwf. Fu lui a correre a Roma per convincere i grandi capi del Wwf a comprare una quota di questo eden, appena 7 ettari su 700. Quanto bastò per poter parlare «da proprietari» in una terra dove Galia è rimasto da sentinella, anche minimizzando la leucemia che due anni fa l’ha strappato ai suoi cari, appena quarantenne.

Combattendo battaglie dure per bloccare i palazzinari, per proibire gli anticrittogamici, per stanare bracconieri e piromani come ricordano i suoi colleghi Girolamo Culmone e Gerlando Galea: «Ogni volta trovavamo la tartaruga impiccata, il teschio rubato al vecchio cimitero, i lumini funerei davanti al divieto d’accesso per le auto in spiaggia...». Lo consideravano forestiero e invasore. Maltrattato anche quando consigliava i proprietari di usare prodotti biologici e non anticrittogamici. È stata dura. E in parte lo è ancora, come si intuisce davanti alle targhe della riserva divelte e ripiantate. «Qualcuno si dovrà stancare. Noi no», ripetono oggi i suoi amici. Non è un caso se, superato il primo varco del Centro accoglienza ci si incammina lungo il «sentiero Galia », come l’hanno chiamato le sentinelle con il panda sulle polo, i ragazzi impegnati nell’organizzazione di canti e cunti per la festa di domenica. Festa da tenere nei giardini di quei primi sette ettari. Dove sarebbero graditi ospiti anche i gestori dell’area Morgante e dell’omonimo agriturismo, un paradiso nel paradiso, appena 35 posti letto adesso venduti via Internet come «un sito primitivo e selvaggio». Con vantaggio, seppur ridotto, di quanti non apprezzavano i «rompiscatole» del Wwf.



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