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Musei ecclesiastici, scatta la mini-rivoluzione fiscale.
Marco Grumo
Avvenire non profit, 28 GEN 2003



Si apre una fase di intenso cambiamento per Onlus ed enti commerciali.


Per le scritture contabili non esistono ancora regole civilistiche.

Lo Stato patrimoniale deve distinguere tra attivit istituzionali e collaterali.



I musei italiani, e con essi i musei ecclesiastici operanti al servizio delle Diocesi e delle Parrocchie italiane, stanno attraversando un intenso periodo di cambiamento.
In questo generale processo di "passaggio al nuovo", i musei ecclesiastici devono affrontare numerosi aspetti problematici, non ultimi quelli di natura amministrativo-contabile, per lo pi connessi (e strettamente dipendenti) da quelli di ordine fiscale.

In particolare, dal punto di vista tributario, i musei ecclesiastici possono configurarsi come- "enti non commerciali", oppure come "Onlus" (organizzazioni non lucrative di utilit sociale).

A seconda che il museo ecclesiastico sia fiscalmente configurato come "ente non commerciale" oppure come "Onlus" esso godr di una differente libert operativa e conseguentemente di un diverso regime di agevolazioni fiscali. L'inquadramento fiscale determina infine molti obblighi in materia di contabilit e di bilancio- esso quindi estremamente rilevante ai fini della materia del bilancio di tali enti.


La contabilit dei musei ecclesiastici.

Per i musei ecclesiastici, cos come per le organizzazioni non profit in generale, non esistono attualmente regole civilistiche in materia di scritture contabili. Pi
cogente invece la normativa tributaria. In effetti, ai fini fiscali, i musei ecclesiastici configurati come enti non commerciali, (con volumi di affari superiori a 600 milioni di vecchie lire per l'attivit d'impresa commerciali aventi ad oggetto prestazioni di servizi, oppure superiori ad un miliardo per altre attivit), devono obbligatoriamente tenere i seguenti libri contabili: libro giornale; libro in-ventari; libri ausiliari (eventualmente), libri Iva.
Gli enti non commerciali che non svolgono attivit commerciali, oppure che le svolgono in forma "minore" sono invece esonerati dall'obbligo di tenere il libro giornale e il libro degli inventari l'adozione di questi libri resta chiaramente facoltativa. Pertanto, se l'ente non commerciale svolge attivit commerciale (con ricavi inferiori ai limiti predetti), esso avr l'obbligo di tenere esclusivamente i libri Iva (acquisti e vendite).
Quanto ai musei-"onlus", invece, nel caso in cui essi conseguano ricavi da prestazioni di servizi inferiori a 30 milioni o a 50 milioni di vecchie lire, dovranno tenere solamente i libri Iva; in caso di ricavi superiori a tale limite, dovranno tenere invece obbligatoriamente: il libro giornale, il libro inventali, i libri Iva e le scritture ausiliarie.
La normativa fiscale non indica in ogni caso il metodo con cui tali scritture devono essere tenute; si
limita solamente a richiedere l'esistenza di alcuni caratteri indispensabili per una corretta tenuta della contabilit. Circa le modalit formali di tenuta della contabilit occorre dunque fare riferimento alla pi corretta tecnica contabile. Si ricorda inoltre che per una presunzione di legge gli obblighi contabili dei musei onlus si considerano assolti qualora la contabilit consti del libro giornale e del libro degli inventati, tenuti in conformit alle disposizioni di cui agli artt. 2216 e 2217 del codice civile.
Riflessioni sul bilancio dei musei ecclesiastici.


Anche per i musei ecclesiastici, il bilancio costituisce il principale strumento di comunicazione con la realt esterna (donatori, Diocesi, Parrocchie, Stato, Comune, Regione, Provincia, enti finanziatori, fornitori, clienti, dipendenti, volontari): da qui, l'opportunit e la necessit di redigere un bilancio che risulti al medesimo tempo trasparente e utile per la gestione.


In particolare, anche per i musei il bilancio costituisce uno strumento tecnico di fondamentale importanza attraverso cui:
- fornire informazioni utili a coloro che provvedono, che potranno provvedere, all'apporto di risorse sia monetarie che di diversa natura;
- fornire informazioni utili agli amministratori per supportarli neiloro processi di assunzione delle decisioni strategiche e operative;
- fornire informazioni utili agli attuali e potenziali utilizzatori dell' attivit museale e delle attivit collaterali(es. Diocesi, Parrocchie, ecc.) nonch informazioni utili per la valutazione dell'operato degli amministratori;
- fornire informazioni circa le risorse economiche, le obbligazio-ni e le risorse nette del museo;
- fornire informazioni illustrative e integrative dei conti. Fondamentale, a tale proposito, il ruolo della relazione sulla gestione, che, oltre ad evidenziare gli scostamenti tra obiettivi e risultati monetali bene che riporti anche, tutti quegli indicatori, soprattutto quantitativi-non monetar! e qualitativi necessari per un'esatta percezione, da parte del destinatario dei conti (sia esso interno o esterno all'azienda) del livello di efficacia, efficienza e, quindi di economicit della gestione. Una relazione che deve costituire infine un vero e proprio strumento di comunicazione e promozione delle attivit del museo ecclesiastico, specie nei confronti delle Diocesi e delle Parrocchie servite dal singolo museo ecclesiastico: si ricorda infatti che la missione dei musei ecclesiastici, a differenza di quelli di stampo laico, proprio utilizzare l'attivit museale, e in generale culturale, a scopo pastorale, ed proprio il grado di raggiungimento di tale obiettivo che deve trasparire dalle relazioni sulla gestione redatte dalle direzioni di questi musei, per mezzo di una efficace descrizione delle iniziative ed esposizioni a forte contenuto pastorale ospitate in tali centri culturali.
Purtroppo, attualmente non e-sistono norme civilistiche in materia di bilancio delle organizzazioni non profit e nello specifico per i musei. Nonostante ci, un u-tile riferimento costituito dal modello di bilancio elaborato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Dottori Commercialisti opportunamente integrato dalle disposizioni tributarie in materia di bilancio dettate per gli enti non profit, applicabili quindi anche ai musei ecclesiastici.
In particolare, ai sensi del decreto n. 460/97, i musei ecclesiastici che si configurano fiscalmente come enti non commerciali sono tenuti alla redazione di un bilancio consuntivo per l'attivit complessivamente realizzata (attivit museale e commerciale), il quale evidenzi la situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell'azienda con riferimento ad un determinato periodo amministrativo. Esso deve riportare separatamente i valori afferenti l'attivit istituzionale (museale), da quelli relativi all'eventuale attivit commerciale non prevalente svolta dall'istituto (ristoranti gestiti dal museo, museum shop, convegnistica, affitto sale, sponsorizzazioni ecc.). Con riferimento, invece, all'attivit commerciale, (per la quale, si ricorda che obbligatoria la tenuta della contabilit separata), il museo ecclesiastico soggetto agli obblighi di rilevazione previsti per le imprese commerciali in ipotesi di contabilit ordinaria e semplificata. (Art. 20 Dpr 600/73).
L'art. 8 del decreto 460/97 stabilisce inoltre che: "(...) indipendentemente dalla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, un apposito e separato rendiconto dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione anche mediante dazione di beni di modico valore ai sovventori, pervenuti da raccolte occasionali".

In parte diverse, invece, le norme fiscali di bilancio per i musei ecclesiastici che si configurano come organizzazioni non lucrative di utilit sociale Onlus. In materia, l'art. 25 del decreto n.460 prevede quanto segue:
1. Le organizzazioni non lucrative di utilit sociale, (Onlus), diverse dalle societ cooperative, a pena di decadenza dei benefici fiscali per essi previsti, devono:
a) in relazione all'attivit complessivamente svolta (attivit museale e connesse), redigere scritture contabili cronologiche e sistematiche atte ad esprimere con compiutezza e analiticit le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione e rappresentare adeguatamente in apposito documento, da redigere entro quattro mesi dalla chiusura di esercizio annuale, la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'organizzazione, distinguendo le attivit direttamente connesse (definite dall'art. 10, quinto comma del decreto in questione), da quelle istituzionali(...) (Art.20 Bis DPR 29/9/1973 n.600: scritture contabili delle organizzazioni non lucrative di utilit sociale)".
2. "Gli obblighi di cui al punto precedente si considerano assolti qualora la contabilit consti del li-bro giornale e del libro degli inventali tenuti in conformit alle disposizioni di cui agli artt. 2216 e 2217 del codice civile".
3. "Le onlus che nell'esercizio delle attivit istituzionali e connesse non abbiano conseguito in un anno proventi di ammontare superiore a lire cento milioni, (rivalutato), possono tenere per l'anno successivo, in luogo delle scritture contabili previste nel punto 1 il rendiconto delle entrate e delle spese complessive, nei termini e nei modi di cui all'art. 20 DPR 600/73". (Obblighi contabili e di rendiconto in ipotesi di contabilit ordinaria e semplificata).
5. "Qualora i proventi complessivi superino per due anni consecutivi l’ammontare di due miliardi di lire, (modificato annualmente I secondo le modalit previste dall'art 1 - comma3-del-la legge 16.12.1991 n.398), il bilancio deve recare una relazione di controllo sottoscritta da uno o pi revisori iscritti nel registro dei revisori contabili".
Un modello di bilancio per gli enti ecclesiastici italiani.

Detto ci, riportiamo un modello di bilancio applicabile ai musei ecclesiastici italiani. Tale sistema informativo di bilancio (derivato dallo schema proposto dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti per gli enti non profit) pu essere composto dai seguenti documenti fondamentali:
- stato patrimoniale
- rendiconto della gestione,
- allegati esplicativi: nota integrativa e prospetto di movimentazione dei fondi
- relazione sulla gestione
- relazione dell'organo incaricato del controllo ove previsto.
(Si veda fa tabella in pagina)
Lo Stato patrimoniale dei musei ecclesiastici (anche per essere compatibile con le disposizioni tributarie sopra descritte) bene che distingua gli elementi patrimoniali in: elementi (attivi e passivi) afferenti l'attivit meramente istituzionale, (attivit museale), ed elementi riconducibili alle attivit direttamente connesse/collaterali (es. Museum Shop o altre iniziative non istituzionali). Si tratta pertanto di un prospetto di stretta derivazione dalla contabilit separata. Esso, cos come quello delle imprese, deve riportare i valori relativi all'esercizio chiuso e quello immediatamente precedente.
Lo stato patrimoniale non riporta le opere artistiche di propriet del museo di valore non e-sattamente determinabile e quelle di terzi che si trovano in deposito temporaneo presso il museo: tali opere andranno invece menzionate e descritte in sede di nota integrativa.

Il modello di rendiconto della gestione utilizzabile da parte dei musei ecclesiastici italiani
Adottando lo schema di rendiconto della gestione proposto dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti alla specifica realt dei musei ecclesiastici possibile addivenire alla seguente struttura di rendiconto della gestione.
(Si veda tabella in pagina)
I musei ecclesiastici di pi piccola dimensione possono invece limitarsi a redigere un rendiconto di pura cassa strutturato come nella tabella in pagina.
Infine, quanto al contenuto della nota integrativa e della relazione sulla gestione (conto morale) si rinvia al documento integrale del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti disponibile sul sito internet del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti (www.cndc.it) nella sottocartella "documenti u-tili - non proflt".
Si ricorda solamente che anche per i musei ecclesiastici, la relazione sulla gestione assume un ruolo decisivo, se non altro come strumento per comunicare alle Diocesi e alle Parrocchie di competenza la valenza pastorale delle iniziative culturali via via organizzate.
E infatti proprio nell'ottica di instaurare e alimentare costantemente un doveroso e importante canale di comunicazione con le Diocesi e le Parrocchie di riferimento che i direttivi dei musei ecclesiastici italiani devono concepire il bilancio delle proprie organizzazioni, come un bilancio che deve rendere conto certamente delle risorse ricevute e di come sono state utilizzate, ma soprattutto, come detto, delle iniziative culturali-religiose che tali musei hanno offerto alle proprie comunit cattoliche di riferimento.



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