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Parco Regionale dei Castelli In Memoriam
Emanuele Loret
www.controluce.it, ottobre 2005

Utilizzando citazioni scontate possiamo dire che le persone si dividono in due categorie: quelle che vogliono far funzionare le cose e quelli contrari a che le cose funzionino Che sia per ignoranza, inerzia o interesse (le famose 3 i), molti rappresentanti della nostra classe politica hanno lavorato assiduamente per fare in modo di non risolvere i problemi ambientali ed il caso del Parco Regionale dei Castelli Romani ne un esempio lampante. Fortemente voluto dai cittadini dei Castelli Romani organizzati in un Comitato Promotore il Parco nato nel 1984 con la Legge Regionale numero 2. Un Parco con problemi gi alla nascita in quanto dei diciassette comuni che comprendevano la parte sommitale del Grande Vulcano Laziale solamente 15 (oltre lXI Comunit Montana e la Provincia di Roma) entrano nel Parco lasciando fuori ampi territori appartenenti ad Artena e Palestrina. Una perimetrazione provvisoria quindi che racchiude con un confine assurdo e problematico 9000 ettari. Entro 18 mesi la giunta Settimi (PCI/DS) avrebbe dovuto dotare il Parco di una Perimetrazione definitiva ed un Piano di Assetto (piano che sovrasta e regola gli strumenti urbanistici dei comuni), senza questi adempimenti un Parco non pu esistere. Bene, la cifra a disposizione per questi adempimenti - circa 1,2 miliardi di vecchie lire - viene spesa per acquistare la sede di Villa Barattolo a Rocca di Papa! Ricordo che allora con quella cifra ai Castelli Romani si potevano acquistare almeno 3 ville con giardino Passano 5 anni ed il 4 agosto 1989 viene incaricato un primo gruppo di studio per Perimetrazione e Piano di assetto (Universit di Roma, Degli Espinosa, Cecere, ecc.), coinvolgendo anche lAgenzia Spaziale Europea (ESA/ESRIN). Ma in due anni non vengono assegnati fondi per iniziare i lavori!!! A questo punto cambia le gestione politica della Regione Lazio e viene nominato un nuovo presidente Frappelli (ex DC ora FI) che nel 1992 revoca incarico al gruppo di studio incaricato e conferisce un nuovo incarico allarch. Sciarrini (redattore dei famosissimi Piani Paesistici...!!!). Chiaramente vengono stanziati immediatamente i fondi necessari e questultimo abbozza un piano che tuttavia non arriva a compimento. Nel frattempo nel 1994 il Parco viene commissariato. Il commissario Dr. La Presa (19 giugno 1994) affida lincarico di redigere un Piano di Assetto ed una Perimetrazione alla Commissione Tecnico Scientifica del Parco che, in pochi mesi e non pagata (!), produce un Piano ed una Perimetrazione di 15000 ettari che vengono finalmente adottati da un secondo commissario (Dr. Ravaldini) il 31 marzo 1998. Tutto risolto, tutti contenti? Attenzione manca ancora la ratifica della Regione Lazio. Dal 1998 una nuova presidenza del Parco - Caracci (DS) - ed una nuova giunta Regionale (Assessore allAmbiente Hermanin) e Provinciale (Assessore all Ambiente Carruba) lasciano allegramente passare il tempo fino a quando con le penultime elezioni regionali arriva la gestione Storace (AN) che nel 2004 ridimensiona i confini riportandoli ai 9.000 ettari della perimetrazione provvisoria del 1984! Sono passati 20 anni! Il Parco a mio giudizio non funziona, servito solo come tappa di attesa e trampolino di lancio politico per alcuni personaggi e come dispensatore di fondi per iniziative discutibili. I Piani regolatori dei Comuni dei Castelli Romani impazzano, previsioni di crescita al raddoppio delle cubature esistenti, costruzioni ovunque perfino nei bacini idrici della Doganella, questultima minacciata pure dalla discarica di monte Castellaccio. Edifici e strade su altri 80 ettari alla Molara di Grottaferrata. I laghi sono in via di riduzione ed inquinati, strade che vengono progettate nel cuore del Parco stesso Che fare? Chiaramente continuare a lottare per fermare tutto questo, ma per prima cosa togliamoci dai piedi tutta questa incrostazione burocratica che ci ostiniamo a chiamare Parco. Unidea, forse una provocazione: chiudiamo questo ente inutile. Emanuele Loret ci ha proposto di pubblicare il testo dellintervento presentato durante la manifestazione indetta da Italia Nostra il 5 giugno 2005 a Frascati.



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