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SARDEGNA - Sorride il «partito del mattone»
Piero Mannironi
La Nuova Sardegna 07/03/2009

ROMA. Il partito del mattone «torna a sorridere». Il nuovo presidente della Regione Ugo Cappellacci, prima ancora di formare il suo governo, è infatti corso dal suo grande sponsor politico Silvio Berlusconi per fornirgli un formidabile “assist”: dare il suo ok preventivo al disegno di legge che il Cavaliere ha definito con enfasi retorica «la rivoluzione dell’edilizia». Che poi, tradotto in parole povere, significa questo: aumenti di cubature fino al 20% nell’edilizia residenziale (30% in caso di ristrutturazioni), agevolazioni fiscali per questo tipo di interventi, procedure e autorizzazioni semplificate (con conseguente indebolimento dei controlli) e un’attenuazione delle sanzioni per gli abusi edilizi. Per concludere, infine, la previsione di un «ravvedimento operoso» che sa tanto di condono strisciante. Berlusconi ha infilato il disegno di legge nel “pacchetto anticrisi”, sostenendo che la legge ridarebbe ossigeno al comparto dell’edilizia, che oggi naviga in un mare di difficoltà. Sarà anche, ma non può non colpire il fatto che, prima di portare il testo in consiglio dei ministri, Berlusconi abbia voluto avere il supporto di due governatori a lui molto vicini: Giancarlo Galan, presidente del Veneto, e, appunto, Cappellacci. E’ come un “affidavit”, la firma su una cambiale politica, con la quale il Cavaliere supererebbe facilmente il confine giuridico delle competenze, fissato dall’articolo 117 della Costituzione, cuore della riforma del Titolo Quinto della carta fondamentale dello Stato. La nuova norma sull’edilizia, infatti, è come un testo-base che viene proposto alle Regioni, le quali, esercitando la loro competenze statutarie, la possono recepire e quindi, fatta propria, la possono applicare. Si supererebbe così il complesso rapporto tra la competenza esclusiva dello Stato nella «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali» e quella invece concorrente del «governo del territorio». Un rapporto difficile sul quale si è pronunciata anche la Corte Costituzionale nel febbraio del 2006, con la sentenza numero 51. Il disegno di legge che Berlusconi proporrà nel prossimo consiglio dei ministri rappresenta soprattutto la premessa a un radicale cambio di filosofia, in Sardegna, sull’edificazione residenziale e turistica nelle coste. D’altra parte, la rottura con la politica dei vincoli è stato uno dei temi dominanti della campagna elettorale e i risultati delle urne hanno dato una risposta inequivocabile: il centrodestra ha vinto in 67 dei 72 comuni costieri della Sardegna. L’interpretazione di questo dato non è poi tanto difficile: è semplicemente il trionfo del “partito del cemento”. Certo, la strada verso una deregulation nel settore delle costruzioni non è facile. Si dovrà infatti superare prima di tutto lo scoglio del Testo unico sull’edilizia e poi aprire ampi varchi nel Piano paesaggistico regionale. Ostacoli comunque non insuperabili. Per quanto riguarda il Ppr, per esempio, Cappellacci ha già annunciato che sarà una delle prime riforme che affronterà la “sua giunta”. Ha cioé fatto capire con molta chiarezza che il Piano paesaggistico sta molto stretto alla sua concezione di tutela ambientale. E proprio a proposito della “sua giunta”, viene oggi da chiedersi se l’iniziativa di Cappellacci avrà conseguenze politiche. Se cioé assumersi una responsabilità “pesante” come questa senza un preventivo confronto con gli alleati, e soprattutto prima ancora di avere formato la sua squadra di governo, possa creare serie turbolenze all’interno della coalizione. E poi, dopo una campagna elettorale fortemente caratterizzata dall’invadenza del presidente del Consiglio, molti alleati si aspettavano che Ugo Cappellacci cercasse di smarcarsi un po’ dall’ingombrante presenza del Cavaliere. Per darsi un’immagine di autonomia e dare così maggiore credibilità al suo programma. E invece il nuovo presidente della Regione inaugura il suo mandato con una missione solitaria, e non concordata, ad Arcore per dare sostegno al presidente del Consiglio. Il “partito del cemento”, dunque, torna a sorridere dopo gli “anni bui” del governo Soru. Si tratta adesso di vedere in quali tempi e con quali modalità la lobby del mattone riprenderà la sua occupazione soprattutto nelle aree oggi interdette. E soprattutto quali resistenze troverà. Dal fronte ambientalista, infatti, arrivano squilli di guerra. Il commento del portavoce del Gruppo di Intervento Giuridico, Stefano Deliperi, è laconico, ma estremamente chiaro: «Per quello che potremo fare, gli renderemo la vita impossibile». E’ questo sicuramente l’inizio di una stagione conflittuale, nella quale si giocherà anche il destino di aree naturalisticamente pregiate e fragili. Ma sarà soprattutto il momento della verità nel confronto tra due modelli di sviluppo, tra due filosofie politiche che hanno una forte trasversalità. Non è perciò detto che i numeri sui quali Cappellacci sostiene il proprio ruolo siano alla fine sufficienti per garantire l’avanzata del “Partito del mattone”. Un’ultima riflessione: sarà anche interessante vedere se il disegno di legge sul quale Cappellacci ha già detto sì a Berlusconi potrà diventare in futuro il grimaldello per far fiorire i sogni di cemento di Marina Berlusconi a Costa Turchese.



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