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"Voglio quotare in Borsa un museo d'arte moderna"
Andrea Ropa
Giorno - Carlino - Nazione Economia, 25 GEN 2003


Giulio Bargellini,
imprenditore filantropo,
ha gi una ricca
collezione di opere
di grandi maestri.




Quotare in Borsa un museo. Dopo le mille vinte in una vita da imprenditore di successo, questa la nuova sfida di Giulio Bargellini (nella foto), 71 anni a maggio, fondatore e presidente di Ova, azienda leader nell'illuminazione d'emergenza. Una sfida difficile, nella quale nessuno si era mai cimentato. L'obiettivo coinvolgere il maggior numero possibile di investitori tra i cultori dell'arte moderna e contemporanea, in modo da reperire sul mercato le risorse necessario a portare avanti il piano di espansione del Museo d'Arte delle Generazioni italiane del '900 'G. Bargellini' di Pieve di Cento, nella bassa Bolognese, che oggi il pi importante in Italia nel suo genere. Inaugurato nel febbraio 2000, il museo costituisce un unicum sia
per la filosofia che ne ha ispirato la nascita sia per le sue caratteristiche strutturali. L'edificio che ospita il museo, infatti, il vecchio Silo Granario, un simbolo dell'architettura industriale ristrutturato e restituito al pubblico come luogo eletto per la cultura e le arti. Le collezioni permanenti del museo accolgono attualmente opere realizzate da pi di 500 artisti i cui nomi vanno da Modigliani a De Chirico, Ligabue, Casorati, Campigli, Carr, Birolli, Maccari, Guttuso, Manz, Fazzini, Severini, Burri, Afro e la Collezione Minima di Zavattini solo per citare i pi importanti. Via la regola aurea della Consob per essere quotati in Borsa quella di produrre utili. In pratica, il museo dovrebbe funzionare come una qualsiasi altra azienda, cosa difficile da prefigurare. Ma non per questo Bargellini si arrende: II progetto va avanti comunque. Dato che le opere contenute adesso nel museo non possono fare parte del bilancio, ho gi in programma di raddoppiare la struttura. Amplier il ristorante che gi funziona, la sala convegni per offrirla pi spesso a istituzioni, banche e privati, dar vita ad un angolo commerciale per la vendita di gadget artistici. Inoltre sto trattando con il Comune per acquistare il terreno a fianco, compreso il campo di calcio che sar trasferito. Vorrei raddoppiare il museo per poter esporre fino a 2mila opere. Oggi ne ho 1300 ma riesco ad esporne un terzo. Un progetto importante, attraverso il quale Bargellini potr presentarsi a Piazza Affari per chiedere denaro agli investitori. Denaro che non potrebbe essere pi al sicuro — chiarisce —, dato che le onere d'arte sono qui, si possono ammirare ma non certamente svalutare. Sui tempi dell'operazione non si sbilancia, ma scorrendo il curriculum di Bargellini c' da giurare che ce la far. Nato a Pieve di Cento, formazione da elettrotecnico, forte spirito dinamico e intuitivo,
Bargellini nel dopoguerra comincia a riciclare residui di materie plastiche e successivamente inventa il primo prototipo di lampada di illuminazione d'emergenza con batteria ricaricabile. Un'idea che si trasforma in realt imprenditoriale quando nel 1963 fonda la Ova, da quarant'anni leader nell'illuminazione d'emergenza. Nel 1999 gli stato assegnato il premio 'Imprenditore dell'anno' nel settore 'Quality of life'. La sua musa ispiratrice Adriano Olivetti: Anche lui — spiega — seppe coniugare imprenditoria e amore per la cultura. Fra le iniziative culturali che lo hanno visto protagonista, oltre al Museo d'Arte delle Generazioni Italiane del '900, spicca il progetto di recupero e salvaguardia del fiume Reno, una delle pi importanti risorse idriche dell'Emilia-Romagna. Sensibile ai problemi sociali, Bargellini coltiva da tempo un'attrazione particolare per il continente africano ed sostenitore di iniziative benefiche in Kenya, l'ultima delle quali la realizzazione della Kybrani School, l'istituto che ha sede a 60 chilometri da Malindi e che ospita centinaia di bambini sordomuti. La struttura offre loro cure riabilitative e apparecchi audiomedicali, oltre alla formazione scolastica e ad un ricovero permanente. A oggi sono 120 i bimbi curati nella Kybrani School, grazie all'intervento di ricercatori milanesi che hanno realizzato apparecchi specifici per i piccoli pazienti e che periodicamente volano in Africa per curarli.



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