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Ora il rischio che si svendano edifici simbolo dell' Italia minore
E' in pericolo quel tessuto irripetibile che nei secoli ha disegnato la nostra identit

Arturo Carlo Quintavalle
Corriere della Sera 17/06/2002

In Italia ci sono 20 mila chiese, ma almeno met di questi edifici in zone emarginate, sui monti, aree comunque fuori dai flussi di traffico. In Italia ci sono migliaia di palazzi tutelati dalla legge del 1939 e da quella del 1999, palazzi privati e pi ancora pubblici, palazzi importanti, imponenti, ma pi spesso edifici minori ma che rappresentano il tessuto culturale vivo delle nostre citt, che le caratterizzano nella loro diversit. In Italia ci sono 3.000 musei dei quali circa 2.000 stat ali o comunali e 800 universitari che hanno accumulato negli anni un patrimonio di civilt enorme. In Italia ci sono i luoghi, gli spazi vincolati che stanno attorno a edifici di grande interesse, spazi dove preclusa la edificazione o dove si edifi ca sottoponendo i progetti al Ministero competente che quello dei Beni Culturali, vincoli che adesso potrebbero essere ovviamente modificati. Ecco alcuni casi, fra i molti possibili, e non parliamo di ambiente naturale, dove i problemi che la nuova legge propone appaiono accomunati da un unico denominatore, che ogni provvedimento di vendita o di modifica dei vincoli dovrebbe passare attraverso i funzionari del Ministero per i Beni Culturali. Proviamo a riflettere: quanto delle coste italiane stato salvato, oggi, dopo decenni di lottizzazioni e di mancata tutela ambientale? Quanto delle architetture e del tessuto delle citt stato salvato, salvo rari casi di alcune decine di centri storici, in un paese dove la ristrutturazione degli ed ifici vuol dire di solito distruzione? Quanto delle chiese sperdute sulle colline, quanto degli immobili di propriet dello Stato potr mai salvarsi se alla alienazione possibile o alla modifica del vincolo di questi edifici non si opporr una normat iva certa? La Valle dei Templi con tutto quello che vuol dire, il Fuenti e quant' altro si possa ricordare di scempi passati e recenti, si sono moltiplicati per centinaia di volte ovunque, e questo nonostante la presenza di una normativa molto vincol ante e l' impegno fattivo di molti funzionari dello Stato e la accresciuta sensibilit delle amministrazioni comunali e delle regioni. qui il vero problema, se finora le cose sono andate come vediamo: e allora che freno mai potr porsi di fronte a una normativa che non mantiene il sistema di inalienabilit fissato dalle leggi del 1939 e del 1999? Che mai potr fare il concerto fra il Patrimonio Spa e i funzionari dei Beni Culturali quando essi stessi, per decenni, pur avendo a disposizione leg gi molto vincolanti, non hanno potuto impedire tanti scempi? Che potr mai fare, da adesso in poi, un funzionario che si trovi sottoposto, senza neppure una legge di tutela, a una pressione politica portatrice della richiesta di vendita o di modifica magari della tutela vincolistica del patrimonio dello Stato? Credo veramente poco o nulla. Ed questo il vero punto, che non politico ma di gestione dei beni culturali e quindi di analisi delle strategie possibili della loro funzione. Perch ov vio e chiaro che il Colosseo non sar venduto, e neppure l' Appia Antica, anche se si potrebbe cederla per lo sfruttamento come parco turistico a una impresa, magari giapponese, ma certo che per migliaia di altri siti apparentemente minori nessuno opporr nulla se non qualche mera considerazione di opportunit, e cos verr progressivamente smantellato proprio quello che identifica l' immagine del nostro paese: il tessuto degli edifici minori, l' ambiente naturale irripetibile, il piccolo muse o statale da poco risistemato. Il problema dunque non quello della alienazione degli edifici simbolo ma della svendita del concreto vivo tessuto della nostra storia che quasi due secoli di costruzione nazionale e decine di migliaia di persone coi l oro sforzi, con le loro donazioni, con le loro acquisizioni, hanno modellato e che forma, nel suo insieme, la nostra identit di Nazione. Credo dunque che il Presidente del Consiglio e i Ministri competenti possano adesso proporre una legge che di nu ovo restituisca la certezza del diritto e della tutela del nostro territorio culturale.



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