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Non esageriamo con le lapidi
Paolo Conti
Il Corriere della Sera - Roma 25/1/2003

Per la verit non si tratta di lapidi: basta affrontare la lunga scalinata che porta al primo piano del Vittoriano. Sono due semplici lastre di plastica trasparente (con una lunga scritta in caratteri rossi) bloccate alle pareti da quattro perni in acciaio. Nulla di grave n di irrimediabile. Soprattutto niente di perentoriamente marmoreo: infatti fino a oggi nessuno se nera accorto. Eppure quelle due targhe hanno scatenato un vespaio. Il sottosegretario per i Beni e le attivit culturali, Nicola Bono, ha annunciato che presto le rimuover perch rischiano di banalizzare il prestigioso complesso monumentale...teoricamente di questo passo si potrebbero collocare decine di pannelli, targhe e altre testimonianze scritte da parte dei futuri titolari del Dicastero. Perch tanta foga? Alla fine di quella scritta c' la firma dell'ex ministro Giovanna Melandri. Nel frattempo al ministero siede Giuliano Urbani. Ed avvenuto ci che era fatale accadesse: si fanno i conti col recente passato.
Roma ha una secolare tradizione di tolleranza epigrafica e toponomastica alle spalle: i Papi riciclarono spesso i marmi dei Cesari ma non cancellarono mai le loro scritte sui monumenti. Cos fecero i Savoia con i Pontefici. E cos la Repubblica con i Savoia (il ponte Duca d'Aosta ancora cos si chiama) e persino col fascismo: la scritta Mussolini Dux doverosamente resta dov' al Foro Italico perch ne fa integrante parte architettonica.
Il fatto che la scritta al Vittoriano pu attirare indubbiamente molte critiche. Un restauro , fino a prova contraria, un restauro. In altri Paesi fa parte della normale attivit di un dicastero chiamato a tutelare i Beni culturali. Solo in Italia (e certo non solo da parte dell'ex ministro Melandri) si sente il bisogno di celebrare un ripristino che altrove sarebbe stato un atto di ordinaria amministrazione. Cosa avrebbe mai dovuto scrivere il corrispettivo ministro britannico inaugurando quella meraviglia che , a Londra, la grandiosa Tate Modern?
Con ogni verosimile probabilit sarebbe meglio lasciare alle lapidi sui monumenti ci che delle lapidi sui monumenti: testimoniare momenti autenticamente storici che nessun ricambio politico potrebbe (n dovrebbe) cancellare. La scritta al Vittoriano invece quella che : la cronaca, come si detto, di un restauro. Per fortuna trasparente e il materiale (la plastica) sembra fatto apposta per un rapido deterioramento.
Detto questo, la rimozione di ci che porta la firma di un ex ministro ha inevitabilmente un sapore culturalmente spiacevole. Ricorda la famosa dannazione della memoria. Svela il desiderio di cancellare la traccia di chi si comunque impegnato, in passato, in un ufficio amministrativo e politico.
Se quelle due targhe sfiorano l'autocelebrazione, altrettanto vero che la regola liberale nota: una democrazia dell'alternanza compiuta quando una maggioranza sostituisce un'altra senza avvertire il bisogno di negare ci che di buono la prima ha lasciato in eredit. Perch il restauro del Vittoriano senza il minimo dubbio un eccellente risultato ottenuto dalla Melandri che dovrebbe far piacere anche a Nicola Bono, visto che c di mezzo la storia della Patria. Nonostante qualche retorica didascalia di troppo.



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