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CHIETI - Il Fai «bacchetta» il Comune
Simonetta Bersani
08/02/2009 IL TEMPO

In occasione del cambio della guardia al vertice l'organizzazone traccia un suo bilancio

Cambio al vertice della delegazione Fai (Fondo per l'ambiente italiano) di Chieti che proprio in questi giorni ha inaugurato la propria nuova sede. A Marco Pretaroli, che del Fai teatino fu, tre anni fa, il fondatore, subentra Francesco Mancini

Il passaggio delle consegne ha rappresentato l'occasione per tracciare un bilancio, alla presenza del presidente regionale Massimo Luca Dazio. Ma anche per stigmatizzare la latitanza delle istituzioni locali in tema di tutela del patrimonio architettonico e ambientale. «Il dinamismo e la capacità organizzative di Francesco Mancini - ha detto Pretaroli - faranno in modo di diffondere ulteriormente lo spirito della fondazione in un contesto certamente difficile come il nostro. Difficile perché rispetto alle tematiche che a noi stanno a cuore, questa città non ci ha certo dato molte soddisfazioni e tanto meno motivo di orgoglio». Pretaroli ha sottolineato che i buoni propositi sbandierati alla vigilia delle varie competizione elettorali, sono stati puntualmente disattesi. «Mi riferisco in particolare alle promesse di partecipazione che risuonavano come un tormentone nei comizi. La tanto agognata commissione tecnica per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali, della qualità architettonica e del paesaggio, organo consultivo del Comune cui ci onoriamo di appartenere viene riunita di quando in quando per esprimere pareri non vincolanti per gli interventi su fabbricati costruiti prima del 1954. Niente a che vedere con la qualità architettonica e urbanistica, niente che riguardi l'impatto paesaggistico e ambientale, niente sull'inserimento di opere d'arte, arredi o sull'uso di materiali e colori. In assenza di un regolamento vero e proprio sull'ornato cittadino, si agisce nella massima discrezionalità. Gestire un centro storico come quello di Chieti - ha proseguito Pretaroli - e un'area in espansione come lo Scalo con questa mentalità provinciale, anzi strapaesana, e per di più velleitaria e presuntuosa, porta ai risultati che sono sotto gli occhi di tutti, al caos generalizzato: interventi avviati e subito bloccati giustamente da una Soprintendenza che avrebbe tutto il diritto di far parte di quella commissione, manutenzione pessima, immobilismo sul decoro».

Chieti, ha aggiunto Pretaroli, è stata ridotta al rango di uno spento paesone. A oggi il Fai teatino conta 450 iscritti. «L'eredità è pesante ma sono orgoglioso di raccoglierla - ha commentato il neo capo delegazione, Mancini -. Il Fai non è solo un acronimo ma voce del verbo fare ed è da qui che intendo partire per svolgere la mia attività».




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