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PADOVA - Rinasce il castello dei Carraresi «Qui la cittadella della Scienza»
Aldo Comello
Il Mattino di Padova 04/02/2009

PADOVA. Che cosa doveva essere alla fine del Trecento, nel momento di maggior gloria dei Carraresi e di grande
prosperità dei padovani, quando era principe Francesco il Vecchio e la moglie Fina Buzzaccarini e alla loro tavola sedeva il Petrarca e alla loro corte veniva in visita il re d`Ungheria con un seguito di 400 persone tra nobildonne, armigeri e servitori e Giusto dei Menabuoi dipingeva il battistero dal basamento alla
cupola; che cosa doveva essere il Castello, gruppo di torri e mura merlate e nude, cinto dall`acqua?
In un recente sopralluogo guidato dall`onorevole Andrea
Colasio che, quand`era segretario della commissione Cultura della Camera con il ministro Rutelli, ha sparato interrogazioni e interpellanze, raggranellato finanziamenti e l`ha spuntata nell`impresa del sofferto passaggio di competenze sul Castello
dal ministero di Grazia e Giustizia che ne aveva disposto
la svendita a quello dei Beni Culturali, ha presentato due
nuovi cicli di affreschi emersi dal velario dello scialbo.
Questo grande complesso che nell`800 il Danieletti trasforma in luogo di pena (prigione e sede di lavori forzati) è stato 500 anni prima il cuore pulsante di una Signoria, maniero fortificato, ma anche corte rinascimentale ante litteram. Questo si legge nell`opulenza degli affreschi, nel grande carro rosso sigillo della signoria, nella «sala pincta» di scuola del Guariento e ora altri sorprendenti colori e figure sono affiorate in quello che potrebbe essere stato il luogo di ricevimento dei potentati italiani e stranieri in visita al principe di
Padova. Spicca l`araldica di un grande alleato e protettore
dei Carraresi, Ludovico il Grande, re d`Ungheria. E` leggibile
l`elmo, la corona, svettano i colli degli struzzi, simbolo di
temperanza e di equilibrio.
Notevole, perfettamente delineata in un riquadro ornamentale,
una testa femminile, l`orecchio ornato da un monile. Chi
era? Difficile dirlo: una nobile al seguito di quel re magiaro, così potente da contrastare la Serenissima in Dalmazia o addirittura la moglie, una Arpad, imparentata con gli Angiò e questo spiegherebbe il fiorire dei gigli di Francia sullo stemma.
Quasi certamente tutta l`ala nord del Castello destinata ad ospitare principi e cavalieri era in ogni angolo affrescata.
In un`altra sala, al piano terra dell`ala nord, figure geometriche
e cerchi di colore, macchie di rosso, verde, violetto, difficili da interpretare. La storia della città è imprigionata, cristallizzata in queste muraglie: dapprima fortilizio
ezzeliniano, poi fortezza carrarese, successivamente il Castello diventa sede di guarnigione veneziana e della scuola di architettura di Domenico Cerato che forma marangoni, «murari» e scalpellini. Napoleone con il decreto di Saint Cloud del 25 luglio 1806 istituisce quattro case di lavoro forzato a Milano, Padova, Venezia e Bologna, poi il progetto di Daniele Danieletti
che ne definisce nitidamente la destinazione: casa di pena,
reclusorio. Ma torniamo ai tempi dei Carraresi. Dobbiamo immaginare dentro e attorno al Castello botteghe di artigiani e fonteghi commerciali. Qui aveva laboratorio di sartoria il fratello di Andrea Mantegna e doveva conoscere un mucchio di gente, essere una sorta di Figaro degli abiti su misura, perché fu lui ad introdurre il ragazzotto di Isola di Carturo nell`ambiente artistico padovano. Nella parte ovest del Castello, quella che si apre sulla porta d`acqua, c`erano le scuderie e le
caserme degli armigeri, nella parte sud, su due piani, sterminati
magazzini o granai. Ora questo grande spazio è stato riconquistato: eliminati i tramezzi che dividevano in scomparti la linea di produzione della Rizzato (biciclette) ci si trova di fronte a una sala grande come due campi di basket che potrebbe ospitare esposizioni di ampio respiro, al piano di sotto è la stessa cosa.
Sono state rinnovate le coperture, centinaia e centinaia
di metri quadrati di tegole. In parte è stata recuperata la
travatura prima completamente ammalorata e in parte scompostamente crollata, in un caos di legname fradicio
che faceva pensare ai pali di una segheria accumulati nell`ansa
di un torrente. Ora il legno che sostiene le volte dà all`ambiente
un tocco di antica eleganza e di calore. Il direttore dei lavori che ha curato con attenzione tutte le operazioni di recupero è l`architetto Edi Pezzetta.
«Per quanto concerne il restauro di competenza comunale - fa notare Andrea Colasio - ci sono stati dei ritardi, del tutto giustificati, per ottenere le autorizzazioni per la bonifica del
sito. La Rizzato non scherzava con l`amianto e il cromo. Come
d`altra parte accadeva sempre a quei tempi». In un recente
convegno, cui hanno partecipato molti operatori culturali, sono usciti importanti spunti progettuali. «Sono convinto - ha detto Colasio che quanto più l`operazione Castello Carrarese sarà un progetto condiviso e ampiamente discusso nella sfera pubblica tanto maggiori saranno le possibilità che l`intero progetto veda una compiuta declinazione operativa».
E allora quale destino per il Castello? Quali contenuti futuri?
C`è un progetto che possiamo battezzare Cittadella della Scienza. Vede il concorso del dipartimento di Fisica e di Astronomia e dell`Osservatorio Astronomico. Per esempio, il museo di Storia
della Fisica non ha oggi un`adeguata sistemazione e dispone
di pezzi di inestimabile valore. Altra idea: all`interno
del vecchio carcere c`era una piccola sala cinematografica.
Va creata una sala digitale che potrebbe svolgere più funzioni,
sia connesse alle esigenze del futuro centro culturale, sia di supporto alle attività di associazioni. Per due secoli il Castello è stato un carcere. Ci sono segni, tracce, oggetti che danno risalto a questa destinazione. Sono stati conservati
e salvaguardati alcuni materiali della fabbrica di biciclette
Rizzato, i vecchi letti di ferro, i buglioli, la lavagna.
Una singola cella sarà dedicata alla storia della struttura
carceraria che si intreccia con episodi della storia del
brigantaggio. Qui infatti venne giustiziato il bandito Stella. Altra idea importante: un Centro Studi sul Castello Carrarese che potrebbe ospitare in maniera adeguata il grande archivio
della famiglia Papafava-Carraresi e ricostruire virtualmente
strutture di rilievo storico come il «traghetto», il
percorso pensile che congiungeva la Reggia con il Castello.
Altri impieghi affascinanti: il sito è una miniera di reperti
archeologici. Si potrà costruire una vetrina che racconterà
la complessità stratigrafica del Castello connessa alla
storia della città. Ci sono spazi congrui ai grandi eventi, altri
che possono servire a rassegne teatrali per l`infanzia o
realizzare sale di lettura.


Stanziai quasi 200 mila euro
per bonificare l`area dal cromo

PADOVA. Novità per quanto riguarda il restauro del
castello dei Carraresi. E si tratta di notizie legate ai tempi
della burocrazia, visto che subirà uno slittamento l`inizio
dei lavori di sistemazione dell`ex oratorio di santo Stefano,
situato all`interno delle mura. Un ritocco che prevede, con
lavori per oltre un milione e mezzo di euro, la copertura
dell`oratorio e il restyling completo degli interni e degli
esterni. Lavori che potranno cominciare solo dopo la
messa in sicurezza dell`area, approvata ieri dalla giunta di
palazzo Moroni, con una spesa di quasi 200mila euro.
Il ritardo previsto nella tabella di marcia sarà almeno
due mesi, quanti ci vorranno per bonificare l`area da
alcune sostanze inquinanti (fra cui mercurio, zinco e
metalli pesanti), dovute con tutta probabilità alle
lavorazioni della fabbrica di biciclette Rizzato, situata
dentro la struttura, fino agli anni Settanta uno dei pochi
carceri di massima sicurezza collocati all`interno delle
mura di una città. Un imprevisto che non è stato certo
accolto con piacere dal Comune, che è corso subito ai
ripari, proponendo un intervento mirato ad isolare gli
ambienti su cui sarà effettuato il restauro dai residui delle
sostanze inquinanti. Ma il progetto di Colasio non si ferma
e procede, burocrazia permettendo. (e.a.)

Il deputato: i12009
sarà dedicato a Galileo
il restauro consentirà
di creare il museo
di Storia della Fisica
e dellAstronomia

Andrea Coiasio

Lo stemma della famiglia dei Carraresi tornato alla luce con i restauri

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Un`immagine degli affreschi salvati con i restauri

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Le porte delle celle della vecchia casa di reclusione

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IL CASTELLO RINASCE. I lavori di restauro nel vecchio castello dei Carraresi: sullo sfondo la torre della Specola, legata a Galileo

Andrea Colasio (Pd)
spiega come ha
raccolto i fondi
grazie al contributo
dell`allora ministro
Francesco Rutelli

[.]



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