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VENETO VALPOLICELLA - L'oasi della Valpolicella nella lista del Fai
Alessio Corazza
Corriere del Veneto 03/02/2009

FUMANE - Marezzane tra i primi venti siti da salvare in Italia. Il Fai (Fondo per l'Ambiente Italiano) presenterà oggi il suo rapporto sul bilancio della campagna «I Luoghi del Cuore», dove invitava i suoi sostenitori a segnalare «ciò che più rovina i luoghi che più ami». Tra questi è finita anche l'oasi naturalistica della Valpolicella, tra i comuni di Fumane e Marano. La «minaccia » che incombe sulla sua integrità è un cementificio, che si trova nella valle dal 1962: solo che ora la Cementirossi ha presentato un progetto di ampliamento e ammodernamento delle strutture con un forno verticale di 103 metri d'altezza.
Da mesi i comitati (Valpolicella 2000 e il più recente Fumane Futura, oltre a Legambiente) sono sul piede di guerra: contestano non solo il deturpamento paesaggistico della torre, ben visibile dal punto panoramico di Santa Maria di Valvederde, ma anche i risvolti industriali del progetto. Già oggi i forni dell'impianto funzionano da co-inceneritore: sono state bruciate ceneri e farine animali, per fare un esempio. Ma il vero timore degli ambientalisti è che l'impianto di Fumane possa assomigliare, in un giorno non troppo lontano, a quello di Pederobba, nel trevigiano, sempre di proprietà di Cementirossi. «Non è un timore, è una certezza - afferma Daniele Todesco, di Valpolicella 2000 - A Pederobba hanno già l'autorizzazione per bruciare 60mila tonnellate di pneumatici, qui potrebbero arrivare a 130mila tonnellate di rifiuti. E' quanto produce una città come Verona in un anno». Ad oggi, non c'è nulla di ufficiale. Ma la concessione mineraria per l'escavazione di marna scade nel 2025: un investimento di circa 100 milioni di euro per i nuovi impianti si giustifica solo - secondo i comitati - con un occhio al lucroso business dei rifiuti. «Sono timori legittimi si schernisce il sindaco di Fumane, Mirco Frapporti (del Pd) ma per quel che mi risulta non è nelle previsioni».
A Fumane si respira già l'aria di campagna elettorale per le amministrative di primavera e quello del cementificio sarà tema di battaglia politica. Il sindaco ha un bel da fare a districarsi tra le istanze degli ambientalisti e l'opposizione che, a suo avviso, mantiene atteggiamenti opportunistici. «Il cementificio c'è dagli anni sessanta, ma ci si è accorti della sua esistenza solo negli ultimi quattro anni», puntualizza Frapporti. La sua tesi è che con il cementificio bisogna convivere. «Una comunità vive di equilibri tra gli insediamenti produttivi, industriali e i suoi cittadini - spiega - In ogni caso sfido chiunque ad aver fatto un monitoraggio ambientale migliore del nostro; con la ristrutturazione oltretutto l'impianto inquinerà molto meno». «Riducono l'inquinamento ma aumentano la produzione», puntualizza però Todesco.
Dalle convenzioni con la Cementirossi, i comuni hanno ottenuto compensazioni per il territorio. Senza contare che la ditta dà lavoro a un centinaio di persone, paga un corrispettivo ai comuni (50 centesimi a metro cubo) per l'estrazione, finanzia la pro-loco e pure la locale squadra di calcio. A pochi metri dai confini del cementificio, sorgono però i pregiati vigneti dell'amarone, come quelli del Monte Santoccio, oltre alla già citata Marezzane. Una convivenza possibile? Il primo verdetto del Fai è negativo. Rimane ora da attendere, dopo l'ok dei comuni il mese scorso, quello della commissione regionale per la valutazione d'impatto ambientale. E poi, naturalmente, quello insindacabile degli elettori.
Tra i vigneti
Il cementificio Rossi tra i comuni di Fumane e Marano



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