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TOSCANA - LIVORNO. URBANISTICA. «Gli ascensori potevano essere montati»
Alessandro Guarducci
DOMENICA, 01 FEBBRAIO 2009 IL TIRRENO- Livorno

Pacciardi: nel 2004 un nuovo progetto ottenne l’ok della Soprintendenza



«Gli impianti, ancora imballati, furono portati allo Scoglio della Regina: pensavo che qualcuno li avrebbe installati»


«Ho sempre lavorato nell’interesse dell’amministrazione comunale e della città. E ho portato a termine un’opera, quello delle baracchine e delle piazzette sul lungomare, nei tempi che erano stati previsti e impiegando le risorse economiche che mi erano state affidate. Non un euro di più. Sentirsi oggi accusato di danno erariale per aver fatto acquistare tre ascensori che poi non sono stati installati e che nel corso degli anni si sono deteriorati, lo considero profondamente ingiusto perché colpisce la mia dignità professionale». Con toni pacati ma decisi, Alberto Pacciardi replica così alle contestazioni della Corte dei Conti.
E soprattutto ricorda il clima che accompagnò quell’ultima fase del mandato amministrativo di Gianfranco Lamberti. «Ho dovuto farmi carico della responsabilità di decidere - afferma l’ex dirigente dell’Ufficio Urbanistica del Comune - e se oggi fossi chiamato a farlo, sarei comunque pronto a ripetere quelle stesse scelte. All’epoca venivamo da una stagione di opere pubbliche incompiute: la città non poteva certo permettersi di avere un cantiere aperto sul lungomare e per questo decisi di andare avanti con i lavori».
Una scelta, quella dell’architetto Pacciardi, che ha permesso di consegnare alla città - tra la fine del 2003 e la primavera del 2004 - un nuovo lungomare che in breve tempo è diventato il principale elemento di attrazione della città: non solo per i giovani, soprattutto nelle calde serate estive, ma anche per i turisti mordi e fuggi che fanno una capatina a Livorno.
«Quando la Soprintendenza bocciò l’installazione dei sei ascensori delle baracchine - spiega Pacciardi - avrei potuto far ricorso al Tar, e proprio questa era la cosa che mi fu consigliata dagli avvocati. Se però avessi intrapreso le vie legali, i lavori si sarebbero dovuti fermare per almeno sei mesi e solo di penali alle ditte che si erano aggiudicate l’appalto il Comune avrebbe dovuto pagare 120mila euro. Senza contare che il lungomare sarebbe rimasto un cantiere aperto, con grave danno per il decoro della città, e che i gestori degli chalet non avrebbero potuto iniziare a lavorare, con conseguenze anche per l’occupazione. Tutti questi motivi mi spinsero a rinunciare all’idea di far ricorso al tar. Preferii andare con i lavori e acquistammo i tre ascensori che erano ormai in fase di produzione, mentre rinunciammo agli altri tre trovando un accordo con la ditta produttrice».
Ma è proprio su questo punto - l’acquisto degli ascensori nonostante il preventivo stop della Soprintendenza - che si appuntano le contestazioni della magistratura contabile. E che hanno spinto il procuratore generale della Corte dei Conti a chiedere il pagamento di 70mila euro ad Alberto Pacciardi e di 29mila euro a Cristiano Toraldo di Francia. «Ma io non posso essere considerato il responsabile del mancato utilizzo degli ascensori e del loro deterioramento - dice Pacciardi - Il progetto in questione aveva avuto l’ok dalla commissione edilizia integrata e da quella per il vincolo paesaggistico. La Soprintendanza aveva bocciato la variante nella parte che riguardava gli ascensori, che erano stati inseriti per rendere le baracchine più accessibili alle persone disabili. Ricordo che feci mettere i tre ascensori, smontati e imballati, in un magazzino dello Scoglio della Regina: erano al riparo e pronti ad essere installati successivamente, visto che successivamente presentai un nuovo progetto alla Soprintendenza e stavolta la valutazione fu positiva. Il 30 luglio 2004 sono però uscito dal Comune e da allora non ho saputo più nulla di quel progetto».
Quindi i tre ascensori che oggi, deteriorati dal tempo e dalla ruggine, si trovano in un magazzino di via Carducci, avrebbero potuto essere installati sulla base del nuovo progetto presentato alla Soprintendenza. «Sì, il progetto poteva essere completato con gli ascensori - conclude Alberto Pacciardi - Ma non voglio addossare responsabilità: forse la causa di quanto è avvenuto va ricercata nelle disfunzioni che si sono create con il passaggio tra le amministrazioni»



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