LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Da comprati a venduti
Giuseppe Chiarante
L’Unit 24/1/2003

Si celebrano in questi mesi i cento anni dalla data dell'acquisto da parte dello Stato italiano della propriet della Galleria Borghese, diventato operativo l'8 gennaio 1902, e della cessione dallo Stato al Comune di Roma della villa circostante per destinarla a giardino pubblico, che ebbe luogo poco pi tardi, nel luglio del 1903. Ho usato, non a caso, il termine celebrazione e non quello
meno impegnativo di festeggiamento o di ricordo: perch non vi dubbio che l'acquisizione alla propriet e al godimento pubblico sia di quello che tanti studiosi stranieri hanno definito il pi bel museo del mondo sia di un parco non solo tanto frequentato, ma cos carico di bellezza e di storia, un fatto che per la cultura e per l'identit di un popolo ha certamente pi valore di tanti avvenimenti politici e militari di cui sono pieni i libri di storia. Sono pi che opportune, perci, le iniziative prese per commemorare questo duplice centenario: come la bella mostra che attualmente in corso nella Galleria Borghese e che vede sette tra i pi noti artisti oggi operanti in Italia (Accardi, Clemente, Cucchi, Kounellis, Ontani, Paladini, Paolini) confrontarsi e rendere omaggio alle opere conservate nella Galleria di altrettanti grandi maestri del passato (Giovanni Bellini, Raffaello, Rubens, Caravaggio, Annibale Carracci, Antonello da Messina, Perugino); o come le numerose manifestazioni che il Comune sta programmando per l'anno in corso (fra cui un convegno, a giugno, sulla storia della Villa e una mostra, in autunno, sulle committenze Borghese fra'700 e'800). Ma al di l delle celebrazioni il centenario deve anche essere - a me pare - l'occasione sia per un ripensamento storico su una vicenda di grande spessore culturale, sia per un opportuno confronto fra l'impegno con cui lo Stato italiano di pi di cento anni fa (uno Stato povero e ancora molto fragile nel contesto europeo) si adoper per acquisire alla comunit un patrimonio artistico di tanto valore e l'incosciente disinvoltura con cui la classe dirigente dell'Italia di oggi, che pure si vanta di essere fra i paesi pi ricchi e pi avanzati del mondo, si mostra invece disposta a mettere in discussione la vendita di parti pi o meno importanti del patrimonio pubblico culturale e ambientale.
Il dibattito e la trattativa - durati vari anni - per l'acquisto dalla famiglia dei principi Borghese della Villa e della Palazzina, con il Museo e la Galleria in essa raccolti, costituirono senza dubbio uno dei momenti pi significativi (forse il pi significativo) della discussione sui temi di politica culturale che si svilupp nei primi decenni di vita del nuovo Stato italiano dopo la conquista di Roma nel 1870. infatti necessario tener presente, per comprendere la portata di questo dibattito, che gi sotto lo Stato Pontificio la collezione di pitture e sculture di propriet dei Borghese (risalente, nel suo importantissimo nucleo iniziale, alle molte opere raccolte dal cardinal Scipione all'inizio del Seicento) era sottoposta, al pari delle collezioni delle altre maggiori famiglie principesche romane, a un vincolo che ne aveva impedito - a parte l'acquisto forzoso di capolavori della statuaria greca e romana portati al Louvre per volere di Napoleone - un'altrimenti facile dispersione: ossia al vincolo del cosiddetto fidecommisso. Il fidecommisso era, in sostanza, un istituto di origine feudale che si fondava sul principio del maggiorasco: stabiliva cio l'indivisibilit e l'inalienabilit, a favore del primogenito, dei beni sottoposti a quel vincolo. Ma se per i beni economici esso serviva (come era nella logica di una economia premoderna a base essenzialmente agricola) ad evitare una rapida frantumazione e dispersione del patrimonio delle famiglie nobiliari, la sua estensione alle collezioni di arte, avvenuta gi nel seicento e settecento, divenne uno strumento per garantire la conservazione di tali collezioni. Le Gallerie fidecommissarie romane (che erano numerose: oltre alla Borghese ricordiamo, la Barberini, la Colonna, la Corsini, la Spada, la Doria, la Torlonia, la Boncompagni Ludovisi, la Sciarra, la Rospigliosi, ecc.) furono perci tra i primi esempi, in Europa, di collezioni sottoposte ad un vincolo. Col passaggio di Roma al nuovo stato italiano, la cui legislazione era fondata sull'abolizione di ogni limitazione di origine premoderna alle regole del libero mercato, il fidecommisso era per destinato ad essere messo in discussione: e fu infatti subito soppresso per le propriet di carattere economico. Ma la nuova classe dirigente, espressione della destra storica, non manc di avvertire - ci sarebbe ancora, oggi, con l'attuale personale di governo, questa sensibilit? - che il principio dell'indivisibilit e dell'alienabilit delle collezioni di arte, per quanto potesse suonare come un'infrazione ai principi del liberismo, era una garanzia da non sopprimere frettolosamente. Pur con molte titubanze e non senza contrasti si giunse cos (ricavo queste notizie dall'approfondito studio pubblicato da Sara Staccioli nel volume La galleria Borghese, del 1994) a una tipica soluzione di compromesso: stabilendo cio, nel quadro della legge 286 del 29 giugno 1871 che disciplinava in via generale l'abolizione dell'istituto del fidecommisso, che anche per le collezioni artistiche veniva soppresso il principio del maggiorasco, ossia il passaggio della propriet al solo primogenito; ribadendo per, per tali collezioni, il divieto, a carico degli eredi nel loro complesso, di dividerle e venderle. La trattativa entr nel vivo verso la fine degli anni 80. Ma nel 1887 i Borghese, rimasti coinvolti in un crack finanziario, cominciarono a fare pressioni sullo stato chiedendo che sciogliesse le ambiguit delle due leggi del 1871 e del 1883, e che perci decidesse o di comprare la collezione o di lasciar cadere il vincolo, consentendo ai proprietari di vendere le opere all'estero, dove erano ambitissime. A sostegno di quest'ultima tesi l'amministratore della famiglia, Ettore Giovannetti, in una lettera al ministro della pubblica istruzione Pasquale Villari, non manc di usare un argomento che anche negli ultimi tempi abbiamo sentito risuonare molte volte: ossia che sar sempre meglio che i capolavori vivano all'estero, anzich periscano in Italia.
D'altro lato da parte statale vi era molta incertezza: perch gi allora la galleria Borghese era tra i musei pi celebrati non solo in Italia ma nel mondo; tuttavia, il bilancio statale era in permanente difficolt ed erano perci in molti ad opporsi all'assunzione di nuovi oneri. Per farla breve, si crearono nel Parlamento italiano due partiti. Mentre, su pressione della famiglia, veniva dato incarico al famoso storico tedesco Wilhelm Bode, direttore dei Musei di Berlino, di effettuare una stima pezzo per pezzo del valore delle opere, un primo schieramento si venne raccogliendo attorno alla tesi di ricercare con i Borghese una soluzione che non comportasse spesa per lo Stato acquisendo gratuitamente alla propriet pubblica una parte delle opere sino alla met del valore complessivo concordato e consentendo ai proprietari di vendere le altre sul mercato libero. Invece lo schieramento opposto si coagul sulla linea di insistere sui principi dell'indivisibilit e dell'inalienabilit, sancita dalla legge, e di procedere sulla base di essi all'acquisto dell'intera collezione, a costo certamente molto inferiore - proprio a causa dei vincoli - alle stime di mercato, ma in ogni caso di indubbio rilievo per una finanza pubblica tutt'altro che florida. Mentre era in corso la trattativa e si sviluppavano queste discussioni (ci vollero pi di dieci anni per giungere ad un accordo) intervenne un colpo di scena. Infatti uno dei massimi collezionisti mondiali, il barone Rotschild, propose, coll'accordo dei Borghese, di acquistare una sola opera, cio Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano, per 4 milioni di lire (ossia pi dei tre milioni e 600.000 lire che fu il prezzo finale d'acquisto dell'intera Galleria), mentre tutto il resto della collezione sarebbe passato allo Stato senza alcun onere. L'offerta era evidentemente allettante, soprattutto per chi si preoccupava dell'equilibrio finanziario: ma fortunatamente fu respinta. Prevalse infatti la tesi, formulata da una Commissione artistica di tre esperti nominata dal ministro Baccelli (di cui faceva parte uno dei primi grandi storici dell'arte italiani, cio Adolfo Venturi) che si espresse contro la divisione delle collezioni, perch solo in questo modo era possibile conservare tutto quanto ha un'importanza storica e artistica considerevole. Si giunse cos, alla fine, all'acquisto dell'insieme del Museo di scultura e della Galleria di pittura per la somma gi indicata di 3.600.000 lire, che anche per l'epoca era relativamente modesta (l'equivalente sarebbe non molto superiore a 20 miliardi di lire di oggi), per di pi con l'accordo di un pagamento in 10 anni, senza interessi. Nella stessa data, fu votato l'esproprio di Villa Borghese, con un'indennit di 3 milioni.
Come da ogni bella favola che si rispetti, anche dal racconto di queste vicende c' una morale, anzi una doppia morale da trarre. La prima che nessuno pu dimenticare che uno Stato che si trovava tra tante difficolt finanziarie, come l'Italia di fine ottocento, consider per suo dovere (e non solo per la Galleria Borghese: ho gi accennato anche alla Galleria Corsini e molti altri esempi, certo minori, potrebbero essere fatti) impegnarsi per acquisire alla propriet statale, e quindi a pi sicure condizioni di conservazione e di godimento pubblico, porzioni rilevanti del patrimonio culturale fin allora di propriet privata. Proprio per le difficolt finanziarie (l'Italia era allora, nel contesto europeo, un paese povero e arretrato) le discussioni furono laboriose. Ma a nessuno venne in mente di rovesciare il problema: ossia di mettere in vendita una parte dei molti beni che gi erano di propriet statale al fine di far fronte ai deficit di bilancio. Il secondo insegnamento un invito alla prudenza, rispetto alle affermazioni tranquillizzanti continuamente ripetute in questi mesi dal ministro Urbani per assicurare che in ogni caso nessun bene dello Stato di particolare valore artistico correr il rischio di essere venduto. Ma che cosa significa particolare valore artistico? E chi lo determina? Se, per esempio, nella trattativa per l'acquisto della Galleria Borghese si fosse usata la discriminante del particolare valore artistico per stabilire che cosa era importante assicurare allo Stato, le conseguenze sarebbero state disa-strose.
Basti pensare che (mi riferisco, per semplicita, alle stime formulate da Adolfo Venturi, del resto abbastanza simili, come scala di grandezza, a quelle di Wilhelm Bode) che contro un valore di due milioni attribuito ad Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano e di un milione sia per la Deposizione di Raffaello sia per la Danae di Correggio, considerati i 3 quadri pi importanti della collezione, per le opere di Caravaggio la valutazione fu invece di 1200 lire per il David con la testa di Golia,di 800 1ire per il San Girolamo (per altro attribuito allo Spagnoletto), di 10.000 lire per la pala con la Madonna dei Palafrenieri e addirittura di 100 lire per il Giovane con il canestro di frutta. In sostanza, si sarebbe rinunciato - per di pi col danno irreparabile di smembrare la collezione, come poi, purtroppo, il fascismo fece con quella Barberini - proprio alle opere, ossia i Caravaggio, che oggi sono di maggior richiamo per tutti i turisti (e non solo i turisti) italiani e stranieri.



news

15-01-2019
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 15 gennaio 2019

13-01-2019
Per unarcheologia fuori dallimpasse. Lettera al Ministro Bonisoli di API (Archeologi Pubblico Impiego)

11-01-2019
Sulla riforma delle Soprintendenze e dei musei di archeologia. Dichiarazione di archeologi accademici Lincei

29-12-2018
Per un rafforzamento delle soprintendenze uniche

29-12-2018
A proposito dell'appello agli archeologi: "Firme e coerenza" di Pier Giovanni Guzzo

18-12-2018
APPELLO AGLI ARCHEOLOGI

28-11-2018
Nell'anniversario dei Washington Principles. Lo Stato italiano ha fatto poco per la restituzione dei beni culturali di proprietà ebraica

18-09-2018
Il Ministro Bonisoli: abolire la storia dell'arte

16-09-2018
Le mozioni dell'VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale

14-09-2018
Manifesto della mostra sulle leggi razziali e il loro impatto in un liceo triestino.La censura del Comune

12-09-2018
Bando Premio Silvia Dell'orso: il 30 settembre scadono i termini per candidarsi

03-09-2018
Appello per la salvaguardia dellArchivio e del patrimonio culturale delle Acciaierie di Piombino

24-08-2018
A due anni dal terremoto in centro Italia

08-08-2018
Comitato per la Bellezza. Altro palazzone di 6 piani in piena riserva naturale del Litorale romano

24-07-2018
Da Emergenza Cultura: San Candido (BZ), uno sfregio che si poteva e doveva evitare

21-07-2018
Inchiesta de "L'Espresso" di Francesca Sironi: Il ministro Alberto Bonisoli e la scuola offshore

20-07-2018
Associazione Nazionale Archeologi. MIBAC: il titolo non è unopinione!

08-07-2018
Su Eddyburgh un intervento di Maria Pia Guermandi sull'Appia Antica

13-06-2018
Disponibile la relazione di Giuliano Volpe sull'attività del Consiglio Superiore

12-06-2018
Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli: Per un futuro all'archeologia italiana

04-06-2018
Dalla rete: sul nuovo governo e sul nuovo ministro dei Beni culturali

19-05-2018
Sul contratto M5S - Lega vi segnaliamo...

17-05-2018
Cultura e Turismo: due punti della bozza Di Maio - Salvini

15-05-2018
Sulla Santa Bibiana di Bernini: intervento di Enzo Borsellino

13-05-2018
Premio Francovich 2018 per il miglior museo/parco archeologico relativo al periodo medievale

04-05-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni" abbiamo pubblicato un contributo di Franco Pedrotti sul depuratore della piana di Pescasseroli: una sconfitta del protezionismo italiano

01-05-2018
Archistorie: rassegna di films sull'architettura dell'Associazione Silvia Dell'Orso

30-04-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni", abbiamo pubblicato un contributo di Vittorio Emiliani: Appena 11 giardinieri per Villa Borghese. Ma l'erba "privata" non è meglio

26-04-2018
Roma. Il nuovo prato di piazza di Spagna non regge, il concorso ippico migra al Galoppatoio

21-04-2018
Anna Somers Cocks lascia The Art Newspaper. Intervista su "Il Giornale dell'Arte"

Archivio news