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in difesa dei beni culturali e ambientali

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I MALI CULTURALI: Guardiani disarmati
Francesco Erbani
la Repubblica, 11 mar 04



Pochi, non pi giovani e malpagati: Ecco chi tutela il patrimonio
Inchiesta fra storici dell'arte archeologi e architetti delle soprintendenze

I carichi di lavoro sono insopportabili E cresce il malessere
FRANCESCO ERBANI

Un piccolo esercito con le scarpe di cartone e il fucile in spalla, un vecchio fucile con un solo colpo in canna. Eroi in una guerra che esige altre divise e altre armi. l'esercito della tutela in Italia, un drappello di poco meno di duemila fra architetti, storici dell'arte e archeologi che lavorano nelle soprintendenze, oberati da una media di nove pratiche al giorno ciascuno, costretti a compiere sopralluoghi con la propria macchina in strade di campagna dove non resiste neanche l'avantreno di un Tir, pagati, dopo venticinque anni di lavoro, fra i millecento e i millequattrocento euro.
Su di loro, armati di buonissima cultura e di una dedizione ai limiti del volontarismo, si abbatte come un maglio un articolo della legge Finanziaria, ora accolto nel Codice dei Beni Culturali: se un ente pubblico lo Stato, ma anche una Regione o una Asl vuole vendere un palazzo di sua propriet, l'architetto o lo storico dell'arte della Soprintendenza ha 120 giorni di tempo per stabilire se quel palazzo ha un rilievo storico-culturaleo non ce l'ha.
I giorni sono, alla fne, molti di meno di 120 e il parere non si limita a un s o un no. Ma deve occupare alcune cartelline. E deve essere ben motivato. Pena l'impugnazione davanti a un Tar. E qualche patema d'animo per chi l'ha firmato.
Da Milano ad Agrigento si ascolta un solo grido: Di questo passo non tuteleremo pi un bel niente.
Il patrimonio italiano sterminato e continuamente in crescita, grazie a nuovi scavi archeologici, a musei che si aprono o che allungano gli orari. Le cifre sono appena approssimative: 574 tra musei e gallerie pubbliche; pi di 3.000 i musei privati o di propriet ecclesiastica; 216 aree archeologiche; circa 100 mila fra chiese e cappelle; 1.500 monasteri; 40 mila torri, castelli e rocche; 30 mila dimore storiche; 4.000 giardini; un migliaio di centri storici.
E poi, incalcolabili, i beni paesaggistici: i dorsi delle colline, i greti dei fiumi, le coste, i mari di aceri o i cordoni di dune su una spiaggia.
Lo scoramento ha raggiunto il limite di guardia. Il concetto stesso di tutela vacilla sotto i colpi di una legislazione ondivaga e imprecisa, che produce soprattutto contenziosi per stabilire a chi essa spetti alle Regioni, allo Stato, a tutt'e due , dove essa finisca e dove comincino gestione e valorizzazione. Un groviglio. Ma le incertezze sulle attribuzioni aggravano un dato strutturale: la debolezza degli organi pi esposti, cio le soprintendenze, che svolgono un lavoro preziosissimo e custodiscono competenze specialistiche, ma che paiono condannate all'asfissia. E che la legislazione varata dal governo di centrodestra (Patrimonio S.p.A., Legge Obiettivo e leggi finanziarie) sta sacrificando in nome di una concezione dei beni culturali da molti giudicata sempre pi mercantile.
Con le soprintendenze che vacillano tutto il modello della conservazione, un modello di cui l'Italia mena vanto nel mondo, che viene incrinato.
Nate ai primi del Novecento, le soprintendenze erano divise per settore di competenza e questa competenza la esercitavano su un territorio definito. Furono subito all'avanguardia in Europa e, scrive Salvatore Settis in Italia S.p.A. (Einau-di), ebbero il merito indiscusso di legare l'opera d'arte individuale al contesto fisico, geografico, storico e culturale, costringendo a una visione organica del patrimonio culturale, che l'opposto di una considerazione di sconnesse e isolate "emergenze".
Francesco Canestrini ha cinquant'anni. Ha vinto il concorso nel 1985, ma funzionario della Soprintendenza ai beni architettonici e ambientali di Caserta e Benevento solo dal '93. La sua competenza si estende su un territorio vastissimo, con castelli, chiese e palazzi. E poi c' il complesso montuoso del Matese. impossibile controllare tutto in un a zona dove le minacce al territorio sono continue.
Dobbiamo intervenire ogni volta che si costruisce un muro di contenimento, una cancellata, quando si amplia
un locale per gli attrezzi agricoli, racconta. Decine e decine di richieste ogni giorno. Autorizzazioni, pratiche di vincolo. E quindi sopralluoghi, relazioni tecniche, indagini catastali. E poi ancora verifiche, con l'incubo delle scadenze.
Nell'ufficio di Canestrini lavorano altri cinque architetti, il pi giovane ha quarantasette anni. In cinque si dividono i centottanta comuni delle due province, abitati da un milione centornila persone. Da tempo immemorabile
non si assume pi, n si bandiscono concorsi. II ricambio stenta e i funzionari invecchiano. Canestrini, che dirige an-che numerosi restauri e cura la manutenzione di centocinquanta ettari del parco della Reggia di Caserta, ha raggiunto l'ottavo livello, guadagna milleduecento euro al mese e potrebbe aspirare al nono, il pi alto.
Ma porterebbe a casa solo cento euro in pi.
Altissima la media di et anche alla Soprintendenza archeologica di Roma, dove lavorano in 45 tra archeologi e architetti. Rita Paris dirige gli inven-tari e i cataloghi. la responsabile di tutto il Parco dell'Appia antica, tremilacinquecento ettari. E da qualche settimana alla guida del Museo Nazionale Romano che ha sede in Palazzo Massimo. Gli abusivi che di notte tirano su un capannone sull'Appia la guardano come il fumo negli occhi. Le loro storie sono raccolte in cataste di fascicoli dietro la sua scrivania. Adesso oberata dalle richieste di condono, alcune ancora del 1985. Non ce la facciamo pi, racconta. I contenziosi si accumulano e dobbiamo fronteggiare avvocati agguerriti. Le leggi le im-pariamo di notte. Non abbiamo macchine di servizio per compiere accertamenti, ci infiliamo fra le siepi per scattare fotografie e appena ci scoprono fioccano minacce di ogni tipo.
A Roma, dove si tutela uno dei patrimoni pi preziosi del pianeta, la pianta dell'organico ferma a venticinque anni fa. E il personale carente anche rispetto a quella. Io sono entrata nel 1980 e da allora ho visto solo due concorsi per pochissimi posti, spiega Rita Paris.
Oltre che con i concorsi (l'ultimo per gli archeologi fu bandito nel '95 e realizzato nel '99 : vennero assunti undici archeologi in tutta Italia) molti funzionari sono stati reclutati conia celebre legge 285, quella per l'occupazione giovanile. Altri sono diventati funzionari grazie a un esame che si fondava su quiz e che, quattro anni fa, suscit le proteste del Consiglio nazionale dei beni culturali. In questi giorni si stanno svolgendo le prove conclusive di un corso di riqualificazione cui partecipano circa settemila dipendenti del ministero.
Ma l'incertezza cresce anche per gli effetti dello spoil System. Sono sulla graticola, chi pi chi meno, tutti i soprintendenti regionali, una figura introdotta quando ministro era Giovanna Melandri e assunti con contratti di tipo privato e a tempo determinato (e con stipendi molto superiori alla media, ma non certo da nababbi: quattromila, quattromilacin-quecento euro al mese).
Ora, per, con il nuovo ordinamento voluto da Giuliano Urbani al loro posto subentreranno i direttori regionali, che l'omaggio alla devolution carica di enormi poteri. Il cambio doveva avvenire a novembre. Ma il termine slittato e slitta ancora. Che fine faranno i soprintendenti in carica? Quanti di loro saranno confermati? Le nomine spettano al ministro e molti temono che si scelga anche in base alla fedelt politica.
Un cruccio affligge in particolare molti architetti. Hanno la fortuna, dicono, di occuparsi di quello che l'Italia ha prodotto di bello. Conoscono gli angoli dei loro territori, i palazzi, le chiese, sanno tutto dell'edilizia pi minuta. E spesso vengono in mente idee su come tutelare meglio questo patrimonio, come farlo conoscere, come valorizzarlo. Ma l'attivit assorbita dall'azione di controllo e di repressione. E molto del tempo si consuma nell'esame di progetti pubblici e privati che le amministrazioni locali trasmettono senza vagliarli e selezionarli. E cos tocca a loro far la parte dei cattivi, ossessionati dalle scadenze e costretti a far le fotocopie e mettere i timbri.
Stando alle cifre raccolte da Silvia Dell'Orso nel suo prezioso Altro che musei (uscito due anni fa da Laterza) nel 1999 so -no stati pi di 150 mila i progetti gi autorizzati da Regioni e Comuni in aree paesaggisticamente rilevanti (cio sottoposte a vincolo) finiti sui tavoli delle soprintendenze. Quattro cento diciassette ogni giorno, compresi sabato e domenica, da esaminare detta la leggein sessanta giorni. Una percentuale minima stata annullata (meno del 2 per cento) . Il perch lo spiega Carla Di Francesco, soprintendente regionale in Lombardia: regolarmente il Tar di quella regione da torto alla Soprintendenza, sostenendo che l'annullamento deve avvenire solo perch si riscontra un vizio formale, e non per il merito. Altrove, invece, i ricorsi contro gli annullamenti vengono quasi regolarmente respinti. Ma il punto dolente non tanto la disparit di valutazione, lamentano architetti e storici dell'arte, quanto la massa imponente di carta che cala su una struttura fragi-lissima, che non ha il tempo di respirare e che, da ora in poi, dovr anche stabilire, in centoventi giorni, se quel palazzo o quell'antica residenza possa esser venduta o no.



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