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Un super manager potrebbe fare bene ai musei italiani
Giovanni Bandini
Secolo dItalia 29/11/2008

Che lo stato dellarte in Italia sia in una condizione di depressione non di certo una novit. Una cifra su tutte basta per indicare la malagestione del patrimonio artistico italiano che ha caratterizzato le ultime stagioni. Per trovare un museo italiano tra quelli pi visitati al mondo bisogna scendere fino al ventunesimo posto: in questa non esaltante postazione si trova la Galleria degli Uffizi di Firenze. Nonostante questo, come nel caso della riforma universitaria, al primo accenno di cambiamento, di inversione di rotta, ecco che arriva puntuale la mobilitazione. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha appena varcato un limes considerato insuperabile: ha nominato un supermanager come consigliere del ministero, con il progetto di dargli la direzione generale per la Valorizzazione dei musei, cos come prevede la riforma. La scelta caduta su Mario Resca, manager dal curriculum e dalle esperienze di tutto rispetto, che ha il per il torto di avere ricoperto una carica "maledetta": stato il presidente di McDonalds Italia, la catena di fast food che non fa certo "companatico" con scavi archeologici e musei.. Non sono mancate, infatti, levate di scudi da parte della stampa estera (come il New York Times che titolava "I cheeseburger entrano nel dibattito sui musei italiani", o il britannico Telegraph che ha registrato le preoccupazioni per unimminente "McDonaldizzazione della cultura italiana) e dagli addetti ai lavori italiani: storici dellarte, architetti e archeologi hanno lanciato un appello sul sito dellassociazione "Bianchi Bandinelli" per contestare listituzione della figura del supermanager con i poteri assoluti che gli vengono delegati nellambito della nuova direzione generale per i musei. Al centro della polemica, oltre il pedigree del neoconsigliere, anche alcune sue dichiarazioni che hanno allarmato i dirigenti storici degli impianti culturali: Resti romani come Ercolano, Pompei e il Foro di Roma sarebbero una scenario spettacolare per il lancio di nuovi prodotti. Allinsegna del pragmatismo da uomo di azienda anche lidea che nel settore della cultura il pubblico e il privato vadano strettamente insieme, perch promuovere la cultura italiana vuol dire promuovere le aziende italiane. La proposta di Resca, quindi, quella di impiegare la cultura e la promozione dellindustria turistica come immagine di forza e traino anche per leconomia italiana: esigenza pi che mai sentita in un momento come questo di forte recessione del Paese. C da sottolineare, inoltre, che luso disinvolto dei monumenti "incartati" dai cartelloni pubblicitari e soggetti a restauri non ha sollevato in passato cos tanta indignazione da parte degli esperti dei beni culturali. Se una parte del mondo scientifico ha reagito sdegnata alla nomina dellex amministratore delegato di McDonalds, c anche chi come Vittorio Sgarbi - critico darte e sindaco di Salemi insieme alla sua "giunta pazza" - non guarda di cattivo occhio alla scelta del ministro Bondi: Non mi pare ci sia alcuna ragione di stupore perch i modelli di direttori di musei con competenze specifiche non hanno poi prodotto i risultati sperati. Per lex assessore di Milano, quindi, devi cercare qualcuno che fa funzionare quello che sta intorno ai musei: il ristorante, il bar, lapertura serale, lofferta delle serate, i gabinetti. Poi chiaro che se uno deve fare una mostra non la far Resca. Qui la sua inabilit a fare attivit scientifica non creer un conflitto tra quello che gli chiesto, cio di farli funzionare, e quella che lattivit dei musei. Anche dal mondo di "chi i musei li fa funzionare" arrivata una difesa alla nomina del super manager. Si tratta di Andrea De Marchi, responsabile della Galleria Doria Pamphilj di Roma, il pi importante museo privato italiano. Secondo De Marchi, intervistato dal quotidiano il Riformista, a chi contesta la scelta di Bondi rimproverando il rischio di una mercificazione del bene culturale, risponde che il patrimonio artistico gi da tempo ridotto in polpette. Lo studioso, infatti, spiega come, eccezion fatta per le mostre dove il guadagno concentrato soprattutto nelle mani di soggetti privati, la vigilanza, la catalogazione e i restauri si stanno progressivamente riducendo. La situazione, senza supermanager, non delle migliori. E diventa lecito allora il sospetto che le barricate contro Resca facciano parte della solita strategia messa in atto da categorie decise a difendere privilegi a volte ingiustificati. Alla domanda, allora, sul perch di una reazione cos vivace da parte degli addetti ai lavori, De Marchi nota che ovvio che una parte delle geremiadi contro il nuovo supermanager vengano dalla paura di veder ridotti i propri poteri, paura di parte di alti burocrati, che tendono a costituire una sorta di parastasto piagnone, pasciuto e deresponsabilizzato. Quello che denuncia De Marchi, insomma, n pi n meno che una difesa corporativa di un mondo che non riesce (o non vuole) che il quadro della gestione dellarte muti e, continua De Marchi, Resca potrebbe interrompere il potere di certe baronie su cui nessuno mette bocca, nemmeno i cronisti della "casta". Ingiustificate, poi, le critiche rivolte da Francesco Rutelli a Resca: Proprio lui tante volte ha spinto per linvio di opere a mostre, col fine di promuovere lindustria enogastronomica e simili. Non proprio il pulpito pi adatto, quindi, per censurare la scelta del ministro Bondi. Giorgio Muratore invece, architetto e docente di Storia dellarte e dellArchitettura contemporanea, ha qualche dubbio: Lidea che Resca provenga dal mondo di una multinazionale non mi fa impazzire. Allo stesso tempo, per, lidea del ministro di svecchiare il mondo delle formule sulla gestione dellarte mi trova perfettamente daccordo, mentre che lo si debba fare con gli strumenti delle multinazionali un po meno. Sulla situazione attuale della gestione dei beni culturali il giudizio di Muratore sconsolato: Se non fosse per qualche funzionario di grande spirito che cerca di salvare il salvabile e a coprire anche le stupidaggini di molti presunti dirigenti la situazione sarebbe anche peggiore. Un esempio? Basta pensare a Roma e allo scempio dellascensore sul Vittoriano, installato con la benedizione della sovrintendenza e del ministero. Lidea del privato non convince pi di tanto Muratore ma se la gestione di cos importanti impianti deve essere allinsegna di queste follie, vediamo che cosa sapr fare di meglio il manager. Dunque un giudizio sospeso in attesa di vedere alla prova lardito connubio tra managerialit e gestione del patrimonio artistico. Ma - conclude senza rincorrere alla mitologia del privato: star sempre ai funzionari il compito di cercare di mantenere un certo equilibrio e di tenere a cuore le esigenze dellarte. Rutelli non si fida dellex amministratore di McDonalds Italia ma anche lui ha spesso fatto pressioni per inviare opere darte alfine di promuovere limpresa



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