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TOSCANA-ORSIGNA.Il progetto: ripristinare l’autostrada del Medioevo
Eugenio Fagnoni
MARTEDÌ, 18 NOVEMBRE 2008 il tirreno - Pistoia



Dall’Orsigna fino a Monteacuto delle Alpi (Bologna)




La presentazione del libro “Orsigna terra di confine” ha dato l’occasione di conoscere quello che è il grande sogno della cooperativa “Val d’Orsigna”, che da anni cerca di rivitalizzare il paese di confine con l’Emilia.
Il responsabile della cooperativa, Carlo Fagnoni, afferma infatti che dopo aver ripristinato il Molino di Giamba, edificato il ponte di Leonardo e restaurato il Molino di Berto con relativo metato, il sogno è quello di rimettere in funzione l’antico percorso che conduceva, fin dal 1222, da Orsigna a Monteacuto delle Alpi (Bologna), passando dal Termine, da Porta Franca, dal passo del Lupo e dal passo della Donna Morta. «Si trattava - ci dice Carlo Fagnoni - di una delle principali vie di comunicazione fra il territorio di Pistoia ed il comune di Bologna, una sorta di “autostrada del Medioevo”. Vi transitavano costantemente persone, animali e merci. Era tale la sua importanza che nel 1298 ebbero luogo importanti lavori di manutenzione, menzionati dallo storico Cherubino Ghirardacci nella sua “Historia di Bologna”, edita nel 1605. Il sentiero, oltre a essere battuto da mercanti e persone di passaggio, era sorvegliato sul versante emiliano dalle guardie del Papa e su quello toscano dai gendarmi del Granduca di Toscana. Per attraversare il confine era necessario pagare un dazio, di cui rimane oggi memoria nella fontana, chiamata “La Gabelletta”; invece, il confine è ricordato dal nome del passo del Termine. Le dogane, tuttavia, venivano spesso aggirate, come dimostrano i toponimi “Portafranca” e “Poggio dei Malandrini”, presenti nella valle dell’Orsigna. I viandanti trovavano ospitalità nella locanda, fondata nel 1606, come testimonia una pietra, presso il “Pian dell’Osteria”. Lungo il percorso che da Orsigna conduce a Monteacuto delle Alpi sono visibili, ancora oggi, i “cippi confinari” fatti mettere nel 1779 dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo. Questa la storia molto sintetica del percorso medievale lungo il quale, come ci informa il responsabile della cooperativa, sono state eseguite alcune migliorie, grazie all’intervento del consorzio di bonifica Reno Palata. Proprio in occasione dell’inaugurazione dei lavori è maturata l’idea di ripristinare l’antico percorso. «L’idea - ci dice Carlo Fagnoni - ha riscosso il consenso degli amministratori bolognesi e locali, che tuttavia hanno manifestato la difficoltà di reperire i fondi necessari, per il momento poco felice della finanza di Comuni e Province. Ma di recente ci sono state significative aperture da parte del consorzio Reno Palata, che ha affidato ad un suo funzionario di studiare il problema, e dal sindaco di Lizzano Belvedere, che si è detto disponibile a dare un suo contributo finanziario. Da parte della Provincia di Pistoia, il presidente Gianfranco Venturi ha manifestato l’intenzione di organizzare una “conferenza di servizio”, a cui invitare, oltre alle Province interessate, le due Comunità montane, i Comuni del territorio, il Cai ed altre associazioni di riferimento. Consideriamo positivi questi segnali politico-amministrativi, per proseguire nell’idea di riportare all’uso turistico-ambientale questa antica via di collegamento, che oggi attraversa una risorsa paesaggistica importante per la varietà della flora e della fauna che la contraddistinguono e che non ha perduto il suo valore storico-documentario del percorso del commercio dei mercanti medievali fra due realtà toscane ed emiliane».



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