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Capolavori al miglior offerente: i musei si "vendono" a mostropoli
di Maurizia Tazartes
IL GIORNALE n. 266 del 2008-11-06 pagina 36






La denuncia degli esperti: si presta unopera in cambio del suo restauro Intanto i quadri viaggiano troppo e i compensi dei consulenti si gonfiano
Mostre e musei: come conciliarli? Il problema di grande attualit. Se ne parla fra gli addetti ai lavori, se ne discute al ministero per i Beni Culturali, si pone il problema anche la gente comune, quando, arrivata in una citt darte, deve decidere se visitare una mostra o un museo. Il fatto che le mostre, sempre pi numerose e costose, ma transitorie, sembrano togliere spazio ed energie ai musei, realt culturali permanenti. In genere si opta per la mostra, pi pubblicizzata, e attraente, trascurando il museo. A meno che la mostra non sia organizzata nellambito del museo stesso. Cos, con uno stesso biglietto il visitatore pu vedere luna e laltro. Ci sono musei come la ventina del Polo Museale Fiorentino, o di altre citt, che organizzano mostre nei propri spazi, con opere esterne o dei depositi.

Ma non attirano per questo necessariamente pi turisti, osserva Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale fiorentino. Il calo dei visitatori, che penalizza sia la mostra, sia il museo, dipende anche dal crollo del turismo statunitense (euro forte e dollaro debole) e giapponese (crisi finanziaria).
Ma cos importante che migliaia di visitatori vadano a vedere una mostra? Secondo Antonio Natali, direttore degli Uffizi, che come un abile equilibrista tiene sotto controllo mostre e musei, non si possono giudicare limportanza e lutilit di una mostra dal numero di visitatori e dal ritorno economico. Non sono certo questi i criteri di valutazione di un evento culturale. I costi e gli introiti devono essere sempre tenuti presenti, ma il primo criterio di valutazione di una mostra il suo valore educativo.

Giustissimo. Ma le famose mostre evento, indicate come blockbuster o spaccabotteghini, che costano milioni di euro ai Comuni, alle Fondazioni ex-bancarie e ai privati spesso con rischi notevoli, si affannano a raccogliere visitatori per pareggiare i conti. E, quando si parla di una mostra, la si annuncia enfaticamente a suon di cifre: 15.310 visitatori nei primi giorni di apertura, con una media giornaliera di 1700 alla mostra x. Ma dei costi non si parla mai. Argomento misterioso e doloroso.

Che le spese per certe mostre siano da capogiro lo sottolinea Alessandra Mottola Molfino, museografa e storica dellarte milanese, coordinatrice dellICOM Italia con una lunga esperienza nei musei, su cui ha scritto vari libri (Il libro dei musei, 1998; Letica dei Musei, 2004; Lavorare nei musei, 2004, tutti editi da Allemandi). Ci sono mostre che costano milioni di euro, alcune valgono, altre no. I curatori, che un tempo prendevano qualche milione di vecchie lire, ora arrivano anche a 120mila euro. Le grandi mostre sono vissute come oggetti di consumo: si vedono e si dimenticano. E poi, aggiunge, mettono a rischio le opere darte che, antiche e fragili, rischiano la vita con i viaggi, gli spostamenti e i cambiamenti climatici. Proprio sul prestito di opere per le mostre Alessandra Mottola Molfino parler il 21 novembre prossimo a Cremona in un dibattito dal titolo Mostre e Musei a tu per tu, che vedr nel Museo Civico Ala Ponzone interventi di vari addetti ai lavori e la presentazione del documento ICOM Italia Mostre-spettacolo e Musei: i pericoli di una monocultura e il rischio di cancellare le diversit culturali.

Si parler dunque finalmente di opere, di quelle opere che antichi maestri hanno realizzato con fatica guadagnando pochi soldi e che ora viaggiano come pendolari da un continente allaltro. La questione dei prestiti scottante, dice Cristina Acidini, la commissione ministeriale istituita nel 2006 ha dato utili criteri di valutazione, anche riportando indicazioni di organismi internazionali. Ma nella pratica quotidiana gli spunti per controversie restano ampi. Esempio? Se unopera in cattivo stato, non sar prestata. Ma se gli organizzatori finanzieranno il restauro verr concessa. Ma potrebbe rimanere strutturalmente fragile. Ci sar allora un tira e molla tra responsabili e organizzatori, magari con esternazioni mediatiche, che negheranno il rischio. Cos lopera alla fine verr data.

Ci sono poi opere in buono stato di conservazione, che caratterizzano un museo, come la Venere di Botticelli agli Uffizi. Toglierla dalla sua collocazione impensabile, creerebbe delusione nel pubblico. Ma se i tecnici locali non concedono il prestito, arrivano pressioni politiche e diplomatiche. Qualche volta - continua Acidini - da un prestito possono arrivare anche vantaggi, quando si tratta di far conoscere il nostro patrimonio in contesti inusuali, musei periferici, centri minori, Paesi stranieri lontani. Ultimamente per si parla sempre pi spesso di denaro in cambio di prestiti di opere. In teoria tutti respingiamo lidea, ma nei fatti le spese che imponiamo ai richiedenti (restauri, nuove cornici, nuove fotografie, nuove vetrine) sono denaro camuffato. In conclusione? Bisognerebbe ridurre i prestiti ed eliminare le mostre che non hanno un serio progetto scientifico. Ma chi lo stabilisce? La storia dellarte, la critica darte e la museologia non sono scienze esatte....
E allora quale sar il futuro delle opere darte? Da un lato la pressione per la loro massima mobilit, proposta dai Paesi nordici dellUnione Europea. Dallaltro la crisi economica che potrebbe privilegiare non le mostre migliori, ma le pi finanziate. Speriamo che non avvenga.




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