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BENI CULTURALI - La cultura mette in moto l'economia
Sergio Frigo
IL GAZZETTINO, 5 novembre 2008

Volete far funzionare l'economia? Mandate la gente in biblioteca. Oppure a teatro, o ad una mostra. Ne sono convinti gli organizzatori delle due conferenze internazionali dei Network di Ricerca di Sociologia dell'Arte e di Ricerca di Sociologia della Cultura, entrambi appartenenti alla European Sociological Association (ESA), in corso da ieri a sabato allo Iuav, Palazzo Badoer, a Venezia: quattro giorni per fare il punto sui legami fra arte, cultura e sfera pubblica, con un'eccellenza tutta veneta da raccontare, e che sar illustrata venerd pomeriggio. Su incarico della Regione infatti l'universit Iuav ha mappato le realt culturali esistenti sul territorio veneto, individuando 2.042 contenitori (come 435 biblioteche, 321 musei, 329 beni architettonici etc, concentrati soprattutto fra Padova e Venezia) e 2.507 attivit (spettacoli dal vivo, 515, mostre di arti visive, 106, eventi vari, 412), che testimoniano la consonanza fra l'entit degli accessi della popolazione alle iniziative culturali e la creativit del tessuto produttivo circostante.
In Italia tendiamo a considerare l'arte e la cultura come mero stimolo al turismo culturale -spiega uno dei promotori, il pro-fessor Pierluigi Sacco, docente di Economia della Cultura allo Iuav - con gli effetti che vediamo, in particolare a Venezia. Ma le ricerche internazionali dimostrano che ci possono essere ben altri rapporti fra cultura ed economia: si appurato che esiste una relazione precisa tra produzione e fruizione culturale e capacit di innovazione e competitivita del territorio. Ne un esempio lampante Londra, che dopo la decadenza dei decenni scorsi ora diventata una delle principali mete del turismo culturale europeo, ma anche un grande centro di innovazione, una calamit di talenti creativi da tutta Europa.
La spiegazione del fenomeno abbastanza semplice: partecipando a delle attivit culturali le persone sono costrette a misurarsi con esperienze inaspettate, che le portano a pensare in modo diverso da quello a cui sono abituate. Acquisiscono quindi una flessibilit mentale che si riflette positivamente sull'ambiente circostante, e lo rende complessivamente pi incline a trovare soluzioni inedite ai problemi di sempre.
L'Italia, su questo terreno, purtroppo in grave ritardo. E non a caso uno dei paesi in cui la cultura meno considerata. Nel paese pi innovativo d'Europa, la Svezia - spiega ancora il professor Sacco - solo 7 persone su 100 non partecipano a nessuna iniziativa culturale nel corso di un anno. Nel nostro paese, purtroppo, arrivano a ben 50.
Un po' meglio sta il Veneto, e non a caso le situazioni pi positive vedono ancora una volta coincidere cultura e creativit, come ha dimostrato la mappatura realizzata dallo Iuav. La maggior concentrazione di attivit culturali si registra nella Pedemontana - dice Sacco - dove anche l'imprenditoria si lancia in progetti innovativi, come avviene a Bassano attorno all'ex macello Bonotto, e dove si svolto di recente l'Adunata del Contemporaneo. Mentre invece citt come Venezia, Verona e Padova si dimostrano pi statiche, ancora legate al concetto di vetrina di eventi culturali e poco propense alla sperimentazione.
Questo, per, costituisce un problema non da poco, perch significa che le risorse finiscono per finanziare i grandi eventi o le iniziative turistiche, piuttosto che offrire maggiori opportunit di accesso alla cultura; e di conseguenza ne soffre l'industria culturale. Eppure i rapporti della Comunit Europea -aggiunge Sacco - dimostrano che ormai questo settore produce complessivamente un fatturato pari al doppio di quello dell'industria automobilistica, e continua a creare occupazione, imprenditorialit giovanile, e a crescere con incrementi a due cifre: il 12-13% contro il 3% del Pii della media U. Ovviamente anche nell'industria culturale gli andamenti sono a macchia di leopardo: a fronte di settori statici o in regresso, come le arti visive, performative e il patrimonio storico, a "tirare" fortissi-mo infatti sono soprattutto il settore dei video giochi e del design, mentre altalenanti sono il cinema, l'editoria, la radiotelevisione e la musica. Ma anche nei settori cosiddetti in perdita - chiosa il docente - si producono contenuti che poi vengono mutuati dai settori trainanti, in un rapporto che ricorda quello fra la ricerca di base e quella applicata.
Bisogner vedere, dunque, se nei prossimi anni il nostro paese sar in grado di scuotersi dal torpore e riassumere posizioni leader. Il Veneto, con questa iniziativa, gi partito.



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