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SARDEGNA - Per salvare il paesaggio bisogna coinvolgere le comunit locali
La Nuova Sardegna 04/11/2008

La definizione di paesaggio della Convenzione europea di Firenze, come gi notato, viene riproposta nella sua sostanza nel Codice Urbani (2004), che legge dello Stato, quindi da prendere sul serio, e spinge a chiedersi, com successo nel caso del Piano paesaggistico regionale sardo (PPR), quando si parla di percezione del paesaggio, a chi, a quali ceti o strati o classi delle popolazioni locali occorra rivolgersi e prestare attenzione, e magari dare voce e credito. Riflettere sul paesaggio come percezione, latamente esistenziale e non solo visiva, porta subito a intendere che anche in piccole porzioni di territorio le percezioni sono tanto stratificate e differenziate almeno tanto quanto stratificata socialmente e culturalmente la popolazione locale o comunque interessata a quel territorio. Probabilmente non si fa buona ed efficace pianificazione paesaggistica, tale che diventi senso comune e prassi spontanea diffusa, se non si riesce a tenere conto di come si abituati a percepire variamente il paesaggio in cui si vive costruendolo, e magari anche sapendo distinguere le percezioni di un anziano pastore da quelle di un giovane imprenditore agricolo. In effetti le comunit locali, attraverso i rappresentanti democraticamente eletti, in Sardegna molto spesso si sono fatte portavoce e interpreti, piuttosto che delle sensibilit profonde e dei valori del paesaggio storicamente configuratosi dallintegrazione tra uomo e ambiente, di gruppi ed interessi che nulla avevano a che fare con la tutela del paesaggio come bene ambientale di interesse strategico collettivo e sovra-comunale, come nota la relazione tecnica che accompagna il PPR. Qui evidentemente si fa cenno ai potentati delleconomia soprattutto turistica internazionale, che cercano di determinare la configurazione generale del paesaggio, e se cos, prosegue il testo della relazione tecnica, non si comprende perch a ci non debbano concorrere anche le istituzioni sovra-comunali e le istituzioni scientifiche che indagano sui processi degli ecosistemi e sulle conseguenze nella lunga durata negli interventi sul territorio. Concepire il paesaggio come percezione dei diretti interessati, lungi dal semplificare generalizzando, pone di fronte alla complessit dei problemi e richiede, non solo in quanto pianificatori, cercare di attingere una integrazione delle percezioni dei vari soggetti ed una sintesi che recepisca linteresse generale, magari slegato dagli interessi contingenti di parte pi o meno leciti. Intendere il paesaggio come percezione, dunque, a parte tutta la miriade di altre osservazioni, costringe a tenere conto dei ruoli di ognuno e a organizzare la partecipazione democratica ai processi di pianificazione paesaggistica, evitando il pi possibile il prevalere casuale o di mero potere lobbistico, anchesso legato e coerente con interpretazioni soggettive del paesaggio e quindi anche a interessi sul territorio. La visione dinamica del paesaggio come percezione obbliga poi a una pianificazione in cui anche la fantasia non solo visiva, applicata al futuro, previdente e quasi preveggente, abbia ruolo progettuale primario. Il problema maggiore in Sardegna, a parte che tocca fare un po i pionieri per la prima volta, appunto far diventare il pi possibile senso comune che il paesaggio o un modo di vedere e di sentire, anzi di vivere in un certo luogo, o non ; e quindi non solo discutere, per esempio, se sia possibile un turismo balneare senza urbanizzazione delle coste, cosa importante, ma su cui finora si finito spesso per insabbiare ogni discorso. Certo, combattere contro le volont speculative sacrosanto, tanto quanto che gli imprenditori abbiano certezze operative, ma tenere conto della variet delle percezioni profonde del paesaggio impresa a cui temo che non siamo ancora pronti. E non solo in Sardegna. Ma urgente che il PPR per lo meno non continui a essere occasione di lotta politica politicante tra maggioranza e opposizione e anche allinterno dei due schieramenti, se non addirittura pretesto di piazzamento pro o contro Soru, usando persino il delicato strumento del referendum abrogativo per scopi che con la pianificazione paesaggistica non sembrano avere a che fare. Tuttavia positivamente nuovo e innovativo che oggi si discuta molto pi che altrove in Sardegna di piano e di pianificazione paesaggistica, spessissimo anche in nome di ci che si dice identit. E anche pensando al paesaggio, lidentit, se anche altro, non pu non essere un progetto del futuro in rapporto col passato nel contesto del resto del mondo. Che lo si sappia o meno, sempre cos.



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