"Alba Fucens" ad Avezzano KATAWEB - ART
"Alba Fucens" ad Avezzano: non solo una mostra, ma la scoperta della città che i romani costruirono a difesa delle vie di comunicazione, prigione dorata di grandi personaggi AVEZZANO - Alba Fucens. Uno pensa di andare a vedere una mostra ad Avezzano e scopre una mostra, una intera città scavata e da scavare e un museo neppure tanto di là da venire. Tutto questo nello spazio di una decina di chilometri, dalla piana del Fucino, agli scavi di Alba Fucens a poco meno di mille metri di quota, alle pendici del Velino e del Cafornia, monti che superano i 2.400. Giustamente la mostra si chiama Effetto Alba Fucens perché non si sfugge al fascino di questa scoperta in una zona del tutto inusuale, fra monti e prati d’alta quota, di una città romana della fine del IV secolo avanti Cristo, uno dei capisaldi del sistema di comunicazioni dell’area centro italica, che è arrivata ad avere nel periodo di massima espansione, primo secolo dopo Cristo, oltre 5.000 abitanti. Città e prigione, “munita naturalmente” fra i monti, di personaggi sconfitti da Roma, ma a cui il grande impero faceva salva la vita, come Siface re di Numidia, Perseo di Macedonia, il re degli Arverni, la regina Zenobia (che risulta ospite anche della più confortevole Villa Adriana a Tivoli). Nella mostra, aperta fino al 30 dicembre nei Magazzini del Grano di Villa Torlonia, sono riuniti circa 400 fra pezzi grandi e piccoli, in marmo, pietra, metalli, osso, legno, frutto di cinquant’anni di scavi all’interno delle ciclopiche mura che circondano Alba. “Sono in gran parte oggetti mai visti dal pubblico, se non i pochi presentati nella mostra dell’anno scorso sul Tesoro del lago - spiega Adele Campanelli della soprintendenza archeologica d’Abruzzo che ha curato la mostra organizzata dalla stessa soprintendenza diretta da Annamaria Sestieri, e promossa dal Comune di Avezzano - perché appena scavati furono consegnati per il restauro e il deposito al Museo archeologico di Chieti. Questa è la prima mostra su Alba Fucens”.
È la storia urbana di Alba che viene riproposta fra ricostruzioni di ambienti ed effetti speciali, dai ritratti del potere di Roma alle decorazioni architettoniche degli edifici pubblici, da monete, pesi e misure per metalli preziosi e merci varie, ai bronzetti e statuine votive ai santuari (con una statua colossale di Ercole). Due ritratti virili di epoca tardo antica, del III-IV secolo dopo Cristo, colpiscono per la severità e addirittura la brutalità dell’ espressione. Potrebbero rappresentare i tetrarchi che avevano giurisdizione sull’impero di Occidente: quello che impressiona di più è Massimiano Erculeo per le rughe e l’inflessione delle labbra. I capelli cortissimi, la barba sembra butterata con brevi colpi di scalpello. Fra le statuine votive spicca la straordinaria Venere armata, 58 centimetri di marmo bianco in cui la dea, a cui manca la testa, si offre seminuda, ma con la sinistra appoggiata ad una spada: “É stata scavata nella parte centrale del Foro di Alba” spiega Adele Campanelli. Fra le preziosità delle case e dei giardini di Alba c’è una base rotonda di circa mezzo metro di diametro, in marmo, con una processione di menadi, i personaggi femminili del corteo dionisiaco, tutte gioia sfrenata, ma una regge una testa umana decapitata. Un brusco richiamo alla realtà bilanciato da un’altra statua in marmo bianco di Venere, alta 78 centimetri, in cui la dea, senza testa, si sta acconciando i capelli, il busto tutto nudo con un drappeggio raccolto sulle gambe. Una copia romana della fine del I secolo avanti Cristo o inizi del I dopo che è stata scelta come copertina della mostra. Dei mosaici l’esemplare più grande e rappresentativo è un intero pavimento di una stanza quadrata di tre metri e mezzo di lato, a tessere bianche-nere, con vari motivi ornamentali fra una treccia e, al centro, un medaglione circolare policromo a petali rossi, verdi, azzurri. Dalle preziosità all’armamentario domestico: vasellame in bronzo, mestoli, aghi da cucito in osso e in bronzo, pesi da telaio in argilla, un piccolo mortaio in marmo con pestello, campanelli in bronzo (che avevano anche poteri per tenere lontani gli spiriti maligni). Il vivere fra i monti non faceva passare alle donne la voglia di farsi belle: per avere un colorito roseo si aggiungeva al cerone anche la feccia del vino. In mostra c’è una serie di strumenti in osso (nell’elegante cofanetto in corno) e in bronzo, con cui le donne si spalmavano sulla pelle i vari cosmetici o di lunghi aghi in osso che sostenevano le chiome intrecciate; spilloni in bronzo, anelli, vaghi di collana in pasta vitrea, balsamari di vetro quasi inconsistente. A chiudere, parti di bambole in legno e in avorio, degli inizi del III secolo dopo Cristo, accanto alla celeberrima Crepereia, la bambola intatta del Museo nazionale romano.
Per andare ad Alba Fucens si taglia diritto da Avezzano verso Masse d’Albe e poi si prende il bivio che in un paio di chilometri porta agli scavi. Il primo contatto è con la formidabile cinta muraria in blocchi irregolari, poligonali, lunga circa tre chilometri con quattro porte di cui tre in uso: “La cinta emerge da un minimo di uno a tre metri di altezza ed è visibile al 90% . Le mura somigliano a quelle di Alatri, Veroli, nel Lazio, ma qui il paesaggio è intatto, è stato preservato da costruzioni e Alba ha conservato l’aspetto di una città fortificata” osserva con soddisfazione Adele Campanelli. Alba si stende fra tre piccole alture (San Nicola, Pettorino e San Pietro) tagliata centralmente dalla via dei Pilastri (in pietra, di cui tre sono stati rialzati), e dalla via Valeria. Fra le due vie sono stati scavati il Foro, la Basilica, le Terme, il Mercato, il Teatro, l’ Anfiteatro di forma perfetta, con domus e botteghe, magazzini e laboratori “ma siamo soltanto ad un terzo della città anche se è stata scavata per cinquant’anni, in particolare da una missione belga fino al 1979. Adesso - continua Adele Campanelli - si profila un importante investimento regionale di poco meno di cinque milioni di euro che rientra nell’accordo di programma fra Stato e Regione a cui si aggiungono fondi statali ed europei. Il soprintendente Sestieri sta mobilitando università italiane e straniere per il programma di scavi e studi”.
Ma non è finita. Sull’altura di San Pietro sorge l’omonima chiesa romanica benedettina del XII secolo, fra le più importanti d’Abruzzo, che utilizza i notevoli resti del tempio di Apollo, del III avanti Cristo. A sinistra della chiesa è il convento che sarà la sede del museo archeologico di Alba. “L’edificio è già stato restaurato - spiega Adele Campanelli che dirige il museo archeologico La Civitella di Chieti e sarà responsabile anche del museo di Alba -, disponiamo di oltre un milione e mezzo di euro per i restauri dei materiali e di 750 mila per l’allestimento. Il museo dovrebbe essere pronto a fine 2003 e sarà in grado di presentare tremila oggetti, anche questi mai presentati al pubblico”.
(Goffredo Silvestri)
Notizie utili - Effetto Alba Fucens. Avezzano, Villa Torlonia, (Magazzini del Grano, piazza Torlonia 91), fino al 30 dicembre. Mostra della soprintendenza archeologica dell’Abruzzo e del Comune di Avezzano con sponsor. A cura di Adele Campanelli. Catalogo Carsa. Orario: lunedì-venerdì 16-20; sabato e domenica 10-20. Agosto: lunedì-venerdì 16-21; sabato e domenica 10-21. Per gruppi e scuole: lunedì-venerdì solo mattina su appuntamento; sabato e domenica 10-21. Per informazioni e prenotazioni 0863.501270 - 0863.501245 - 0871.63137. Ingresso: euro 3. http://www.kwart.kataweb.it/kwart/ita/newsdett.jsp?idContent=241141&idCategory=1922
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