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Crisi idrica Lago Albano - Ci sono stati sottratti
Luca Tittoni
Giornaleinfo - ottobre 2005

Non c’è pace per il Lago Albano di Castel Gandolfo. Problemi nuovi, questioni vecchie, spesso croniche e quindi non più transitorie. All’ormai “lento” ed irreversibile abbassamento del bacino, si è aggiunta con insistenza da qualche anno a questa parte, la non eccelsa qualità delle acque. Problematiche gravi che mettono a dura prova la sopravvivenza di un’area censita come sito di importanza comunitaria. Sommiamoci poi la contingenza del periodo, agevolata da una seconda metà di luglio fuori norma per medie stagionali e siccità. Ed ecco quindi gli incendi, quasi sempre dolosi. Come per ogni emergenza, le sensazioni di ciascuno sono inevitabilmente molteplici. Assistevo via telegiornale alle varie emergenze boschive in aree come le Marche, l’Abruzzo, la Puglia. Non pensavo certo ai miei luoghi. Tutto sembrava qualcosa di lontano, di impossibile. Purtroppo non è così. Nel più amaro dei risvegli scopro che un rogo divampato la notte del 23 luglio ha interessato buona parte dell’imbrifero sul quale si affaccia la Via dei Laghi. Sono circa 120 ettari della nostra vegetazione. Ci sono stati sottratti. Esemplari di vegetazione autoctona arsi nei comuni di Marino, Rocca di Papa e Grottaferrata. Evacuati due alberghi e venticinque ville. Il rogo, con un fronte prossimo ai 200 metri e con fiamme alte anche dieci, è stato domato dopo dodici estenuanti ore. Coinvolti Vigili del fuoco e Corpo forestale. Tenuti sotto scacco sedici automezzi: nove elicotteri della Protezione civile, un Canadair (nonostante l’ora notturna) e un “Dragon” (un mezzo dei vigili del fuoco aeroportuali fatto arrivare sotto scorta da Ciampino).
I bagliori delle fiamme visibili anche dal Grande Raccordo Anulare, hanno rilasciato fumi riversatisi in gran parte sulla capitale. E poi…l’assurdo, il paradosso. Quando un incendio è appena stato domato, un altro è pronto a divampare.
Lo scenario è spettrale, il lago è sovrastato da una conca violentata dalle fiamme. Nell’amarezza di questo scenario irreale, il maestoso cratere “verde” si mostra a nudo: dilaniato dai tronchi carbonizzati. Ti aspetteresti un po’ di quiete, un po’ di calma dopo la tempesta di fuoco. Niente, purtroppo non è così. Ora mi trovo sul posto proprio perché, venuto a conoscenza del rogo del 23 sera, ho deciso di dedicarvi un articolo. Dopo aver parcheggiato sul belvedere Miralago, mi avvicino per scattare una foto di quello scempio. Con tutta probabilità si è trattato di dolo. Neppure il tempo di accostarmi al bosco, quando il mio sguardo viene richiamato da una colonna di fumo che si alza dalla macchia. Sussurro a me stesso: “non ci credo, non è possibile”.
Il punto è scomodo, uno dei più ripidi di tutta la vecchia caldera; raggiungibile a vista soltanto con i mezzi aerei. Non ci penso due volte e chiamo subito il Corpo forestale, mentre altri accanto a me, avvisano contemporaneamente i Vigili del fuoco. Il nuovo focolaio risulta già segnalato ma l’orario è al limite per l’invio di Canadair ed elicotteri. Si sta facendo notte. La rabbia di ciascuno prende il posto dell’incredulità. Il nuovo focolaio divampa con precisione quasi chirurgica nella parte più fitta del bosco, a non molti metri di distanza dalla cicatrice di poche ore prima. Guardiamo l’ora, osserviamo con cura il punto; tutti esclamiamo: “e questa sarebbe autocombustione?”. Dopo quindici minuti esatti dalla mia segnalazione arriva un elicottero. Sorvola più volte la zona come ad effettuare una ricognizione sull’area interessata, poi si allontana per effettuare un carico. Altri cinque minuti e dalle spalle di Monte Cavo sbuca un Canadair (forse di rientro a Ciampino). Sorvola le nostre teste e si cala subito nel lago. Inizia una serie di ben otto lanci. L’elicottero della forestale intervalla l’azione probabilmente con del ritardante. Cala il buio. Il Canadair effettua un’ultima ricognizione e scende rapidamente verso Ciampino. La paura di un altro rogo è fortunatamente rientrata, ma restano le riflessioni. Per spegnere un principio di incendio sono stati necessari oltre 40mila litri d’acqua da parte del solo Canadair e circa trenta minuti di tempo con l’approvvigionamento a portata di mano. Poi, senza retorica, l’ultima considerazione di una passante: “ciò che resta di questo patrimonio dobbiamo salvaguardarlo noi, noi e solo noi”. Amarezza e sconforto nel vedere il nostro lago abbandonato a se stesso. Tra rifiuti, regole spesso inesistenti e tanta inciviltà.



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