SICILIA - Servizi da gestire e fondi Ue il boom dei consorzi tra Comuni ANTONIO FRASCHILLA DOMENICA, 21 SETTEMBRE 2008 LA REPUBBLICA - Palermo
Primo cittadino La strategia anti tagli delle amministrazioni: "Mettendosi assieme è più facile fare lobbyng"
Dal 2003 si sono costituite 28 unioni tra enti locali Sono 375 i paesi che si sono alleati per ottenere i soldi del Por destinati alle reti civiche Fine dei campanilismi. Fine delle guerre fratricide tra paesi. In tempi di vacche magre, di federalismo fiscale alle porte, di finanziamenti statali e regionali che si assottigliano di anno in anno, i comuni siciliani hanno deciso di mettersi insieme. Non c´è ente locale in Sicilia che non sia unito, consorziato o associato ad altri comuni vicini, con l´obiettivo di partecipare a spartizioni di fondi europei e nazionali, e di fare pressione sul sistema di governo della Regione e delle Province per «poter mandare avanti il proprio paese e non farlo tornare ai tempi del dopoguerra, visto che soldi non ce ne sono più». I numeri parlano chiaro: dal 2003 ad oggi si sono costituite 28 unioni di Comuni, che hanno raggruppato 125 enti locali sotto i 30 mila abitanti e ben 600 mila cittadini. E, ancora, sono stati 375 i comuni che si sono consorziati per ottenere parte dei 24 milioni di euro del vecchio Por destinati alla costituzione delle reti civiche, e adesso altri 278 enti locali si sono messi insieme in 9 Cst (Centri servizi territoriali), pronti a partecipare alla spartizione di 10 milioni di euro per informatizzare gli uffici. Mentre in queste ore la nuova frontiera è quella dei Pist (Progetti integrati di sviluppo territoriale), altri 40 milioni di euro di finanziamenti messi a disposizione nella nuova programmazione europea 2007-2013 per progetti culturali e sociali. Un esempio lampante della nuova tendenza è Piana degli Albanesi, legata ai comuni di Altofonte, Belmonte Mezzagno e Santa Cristina Gela nell´Unione delle "Quattro terre": per migliorare i servizi, ma soprattutto per contenere i costi, i quattro enti locali hanno messo insieme la gestione della protezione civile e unificato progetti di valorizzazione dell´economia locale, a partire dal settore dell´olio con iniziative che hanno consorziato i produttori locali. «Recentemente abbiamo costituto anche l´unione "Besa", che ci lega ai comuni di Contessa Entellina e Santa Cristina Gela - dice il sindaco di Piana degli Albanesi, Gaetano Caramanno - Si tratta di un´unione linguistica che ci consente di accedere al fondo nazionale da 6 milioni di euro dedicato alle minoranze sparse nel Paese, e con questi fondi abbiamo realizzato vocabolari ed enciclopedie bilingue, italiano e albanese, distribuite nelle scuole». Piana degli Albanesi ha poi superato la rivalità con Santa Cristrina Gela e chiesto un finanziamento unico all´assessorato al Turismo per le due feste patronali: «Infine facciamo parte insieme ad altri 21 comuni anche del patto territoriale Alto Belice corleonese con il quale abbiamo attirato 50 milioni di euro in cinque anni, destinati alle imprese locali», continua il primo cittadino Caramanno. I piccoli comuni, d´altronde, non hanno altra scelta: «O ci mettiamo insieme oppure rischiamo di non garantire ai nostri cittadini i servizi essenziali, il tutto senza alcuna prospettiva di sviluppo», dice Domenico Giannopolo, primo cittadino di Caltavuturo. Il comune delle Madonie fa parte dell´unione "Val d´Imera settentrionale", insieme a Scillato e Chiusa Sclafani. I tre enti hanno unificato i servizi di protezione civile, di assistenza sociale e manutenzione delle infrastrutture. Inoltre Caltavuturo insieme ad altri 22 comuni, da Ganci a Cefalù, fa parte del Pist "Madonie", che ha presentato progetti di finanziamenti per poli museali comuni e servizi sanitari. In ballo c´è un fondo ad hoc da 40 milioni di euro, finanziato dalla Comunità europea: «Vogliamo realizzare un museo cittadino e questa è l´unica chance che abbiamo perché in cassa non abbiamo fondi da investire», continua Giannopolo. Insomma mettersi insieme aiuta per avere finanziamenti dalla Regione o dall´Unione europea, ma adesso occorre attrezzarsi anche in vista del federalismo fiscale, che sembra ormai alle porte: «Non a caso ci stiamo consorziando con altri comuni come Campiofiorito e Contessa Entellina per chiedere all´Agenzia del territorio di avere la gestione diretta dei catasti, fondamentale per poter organizzare la tassazione locale», dice il primo cittadino di Corleone, Antonio Iannazzo. Il suo comune fa già parte dell´unione "Corleonese", ma anche del distretto "D 40", che ha avuto assegnata una premialità da 1,2 milioni di euro per progetti di assistenza sociale, come quello sull´inserimento al lavoro di vedove e ragazze madri. Corleone, infine, fa parte anche del Centro servizi territoriali "Comuntec": «Con i fondi messi a disposizione dalla Regione (10 milioni di euro per tutti i Cst, ndr), abbiamo migliorato l´informatizzazione degli uffici comunali», dice Iannazzo. I comuni si mettono insieme anche per partecipare a bandi comunitari, come quello sulla cooperazione nel Mediterraneo, da 1,2 milioni di euro. In questo caso si sono consorziati 17 comuni del trapanese, guidati da Alcamo: «Grazie ai fondi strutturali europei, vogliamo incrementare gli investimenti sul nostro territorio nei settori del turismo, dell´artigianato di qualità e della filiera enogastronomica - dice il primo cittadino Giacomo Scala - I comuni, coalizzandosi, hanno la possibilità di sviluppare davvero il proprio territorio». La tendenza a consorziarsi è sempre più forte: «In Sicilia il fenomeno è molto vasto, ormai tutti i comuni sotto i 30 mila abitanti sono legati a qualche ente locale vicino - dice Alberto Barzotti, dell´Anci Sicilia - È questa l´unica strada per poter garantire investimenti nei piccoli paesi».
|