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FIRENZE Tramvia: La sua tecnologia gi superata
Corriere Fiorentino, 10 settembre 2008

Gentilissimo direttore,
ho molto apprezzato il suo tentativo, spero riuscito, di aprire un pacato e ragionevole confronto a sei mesi dal referendum sulla tramvia. Consultazione che sembrava fatta , soprattutto per i tempi scelti, per dividere i fiorentini, e non per approfondire i termini della questione. Chi scrive stato eletto consigliere comunale per la lista del Partito socialista nel 2004, quando ormai le decisioni sulla infrastruttura della mobilit erano gi assunte. Il redde rationem era avvenuto nel febbraio del 1992, quando nel corso di un drammatico consiglio comunale, l'assemblea scelse la formula della tramvia, e i sostenitori della metropolitana andarono in minoranza, generando, tra l'altro, le dimissioni dell'allora assessore socialista al traffico, che ne era sostenitore. Anch'io, come lei, siamo entrati nella questione a giochi, se non gi conclusi, ampiamente predeterminati, ma questo non mi esime dal formulare considerazioni ed assumermi le porzioni di responsabilit che mi competono. Non appartenendo certo al club di chi sostiene che la metropolitana di destra e la tramvia di sinistra, perla culturale che rimarr scolpita nell'album delle cretinaggini, ma non le nascondo che le mia preferenza, all'epoca era per la metropolitana. Per Firenze rappresentava un riscatto, un simbolo della mo-dernizzazione dei trasporti, che in qualche modo ci metteva alla pari di citt come Roma e Milano, nei confronti delle quali di fatto viviamo un complesso di inferiorit, soffrendo come impropria e contradditoria la nostra condizione di piccola citt, erede e culla per dei pi bei nomi e delle pi belle testimonianze artistiche dell'Umanesimo e del Rinascimento. Soffriamo il complesso di Et Beta, un grande cervello, ma con arti piccoli e rachitici. Il tram per i fiorentini, che ce lo hanno avuto dal 1890 al 1959 e che ci stato portato via da un dissoluto anelito modernizzatore del trasporto su gomma sponsorizzato dalla Fiat, sinonimo di trasporto urbano umile: mio nonno e molti con lui, lo soprannominava lo strascica poveri. Ogni sistema di trasporto pubblico locale ha punti di forza e punti di debolezza, tant' che quando le risorse economiche lo consentono, cos come la dimensione del territorio servito, la formula migliore risiede in un servizio integrato tra metr, tramvia, bus, come accade nelle pi grandi citt europee.
A Firenze invece bisognava scegliere un trasporto portante di massa e la scelta, per i costi e le dimensioni territoriali, non poteva che ricadere sulla tramvia. Certo ha ragione, se ci fosse stato un progetto speciale per Firenze, se ci fosse gi stata l'area o la Citt metropolitana, il discorso sarebbe potuto andare diversamente, ma cos non stato, e i conti devono essere fatti sulla realt, anche se non ci entusiasma. E la realt che adesso la priorit risiede nel chiudere al pi presto questa telenovela della tramvia, cominciata male, che rischia di finire peggio. Il mio maggior cruccio, se proprio devo dirle come la penso, che per questa tramvia stata scelta una tecnologia che la rende gi vecchia, e che riguarda il tipo di adduzione elettrica, ancora mediata da fili aerei, e non direttamente su rotaia, come accade nelle pi moderne esperienze di Bordeaux e di Lille. Pare che ci non sia possibile perch la tecnologia brevettata dalla francese Astom. Ma il quesito che mi pongo, e che le pongo anche se pu apparire curioso considerata la mia veste di amministratore questo: non potremmo attivare un ultimo disperato tentativo per siglare un accordo in extremis con Astom, in modo da scongiurare la stesa dei fili almeno nella linea che attraverser il centro storico?
Mi sembrerebbe tanto importante sciogliere questo nodo, almeno quanto quello del passaggio della tramvia accanto al Duomo. Io sono quello che, come lei dice, ha tirato a galla l'idea di mettere un solo binario in piazza Duomo, con passaggio alternato nelle due direzioni. Intanto l'idea non venuta a me, ma al Responsabile della tramvia fiorentina, l'ingegner Giovanni Mantovani, che mi sono limitato a sostenere. solo un'ipotesi, ma che avrebbe tre punti di forza, e uno di debolezza. I punti di forza: 1) eliminare l'effetto oscuramento del Battistero e del Duomo, costituito da passaggio contemporaneo di due tram; 2) stare pi lontani sia dal Battistero che dalla Croce di San Zanobi di tre metri, per un totale di 11 metri dal primo e 8 dalla seconda; 3) pedonalizzare di fatto l'area resa maggiormente fruibile dalla presenza di un solo binario. Il punto di debolezza consisterebbe nella penalizzazione contenuta dei tempi di frequenza del tram che passerebbe da tre a quattro minuti. All'ipotesi sembrava interessato anche il ministro Bondi, e comunque mi piacerebbe capire fino in fondo, l'eventuale motivo del suo accantonamento, perch ancora confesso non l'ho capito. Ho preso spunto da ipotesi tecniche, ed ho avuto al contrario risposte politiche, e questo modo di fare non mi convince. Vorrei risposte tecniche. Quindi lontana da me la volont di prospettare l'ipotesi a fronte di un dubbio sulla capacit di scambio dei tram nella curva tra piazza Duomo e via Martelli. Se cos fosse, dovremmo semplicemente dare ragione a Gino Bartali: L' tutto sbagliato, l' tutto da rifare.
Capogruppo Partito socialista in Comune



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