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SARDEGNA TUVIXEDDU - Possono riaprire i cantieri bloccati dalla Procura
Mauro Lissia
La Nuovsa Sardegna 25/08/2008

CAGLIARI. La leggina sblocca-cantieri sta per produrre i suoi effetti sullattivit edilizia della citt: in settimana Regione e Comune si ritroveranno allo stesso tavolo per un incontro tecnico considerato necessario a chiarire gli aspetti ancora controversi della norma. Poi - come spiega lassessore regionale allurbanistica Gianvalerio Sanna - dovr essere la sovrintendenza a esaminare nel merito le scelte che le amministrazioni hanno fatto per trovare un punto di equilibrio fra lesigenza di tutelare i beni identitari-paesaggistici e lurgenza di rimettere in moto le betoniere, minacciate dai continui sequestri giudiziari imposti dalla Procura della Repubblica. La legge stralcio approvata in estate dal consiglio regionale doveva dare una risposta ai numerosi punti interrogativi che gravavano sul settore delle costruzioni. In sostanza si trattava di risolvere un problema apparentemente semplice ma in realt piuttosto complesso: stabilire quali sono i beni identitari e paesaggistici da tutelare. Problema complesso e centrale, perch con un Ppr che proibisce di metter su anche un solo mattone a meno di cento metri dai siti considerati di valore storico, una citt come Cagliari ha dovuto chiudere nel congelatore una settantina di pratiche di autorizzazione e paralizzare quasi del tutto ledilizia privata. Non solo: i cantieri di via Caboni e di via dei Falconi sono finiti sotto sequestro e altri sono a rischio di sigilli. Ecco le ragioni di questo pasticcio, che la Regione pensa di aver finalmente risolto e che faceva sorridere di gioia le associazioni ecologiste. Il piano paesaggistico regionale varato dalla giunta Soru e approvato dal consiglio regionale prevede norme di tutela molto rigorose per i beni paesaggistici e per i beni identitari. Con un riferimento legislativo preciso e inevitabile: il Codice Urbani, una legge dello Stato. Ma quando i comuni si sono trovati ad applicare quelle norme sono nate le incertezze: quali sono i beni da difendere? Le chiese? I nuraghi? I palazzi storici? Sommersi da richieste di chiarimenti in arrivo dai comuni - soprattutto da Cagliari - gli uffici regionali dellurbanistica hanno suggerito alla giunta di fare qualcosa per sbrogliare la matassa, che appariva intricata persino agli esperti della materia. Cos sono partite tre delibere esplicative, compresa una cartografia con lindicazione dei beni identitari della Sardegna, uno per uno. Sembrava tutto chiaro, invece i problemi veri sono nati proprio su quelle, perch attorno ai beni esclusi dallelenco - secondo uninterpretazione - si potrebbe costruire tranquillamente. Non secondo la Procura di Cagliari, che nellesame dei ricorsi contro le concessioni edilizie presentati da associazioni ecologiste o da semplici cittadini ha scelto di rifarsi soltanto alle norme generali del Ppr. Per una ragione tecnica precisa: solo il Ppr, passato al vaglio e al voto del consiglio regionale, ha valore di norma. Quanto arrivato dopo non riguarda i magistrati. Quindi se un fortino della seconda guerra mondiale non nellelenco, bisogna tutelarlo lo stesso in base alle indicazioni generali del Ppr: un pezzetto di storia. Non un esempio a caso: accaduto in via Caboni e in via dei Falconi, vicino al colle di Bonaria, dove stata la presenza di vecchie garitte militari a bloccare il cantiere di alcuni palazzi-chic. Nel caso di via Gallinara si trattava delle Saline di Stato, per la Magnolia lo stagno del Molentargius. Ma a meno di costruire nel deserto, qualcosa di storico si trova sempre. Insomma, bisognava elaborare un elenco preciso di quello che c da tutelare e la Regione ora lha fatto: 290 beni, di cui 150 risultano gi in sicurezza e 140 da indicare nella cartografia. Non un elenco definitivo - allegato comunque alla legge-stralcio - ma una base di partenza che dovrebbe bastare a sbloccare il caso-Cagliari e ad aprire la strada per coinvolgere nella pianificazione gli altri comuni: E evidente che dovr esserci la collaborazione da parte dei comuni - avverte lassessore Sanna - per arrivare a un elenco completo e preciso, questo lo sapevamo fin dallinizio e la Regione ha lavorato perch si arrivasse a indicazioni condivise. Ora comunque ci siamo e gi in settimana definiremo le cose con il comune di Cagliari. Con la pubblicazione della legge in gazzetta le imprese in regola avranno le autorizzazioni e potranno lavorare. Ci sar da fare anche per i legali delle aziende edili che hanno incassato il provvedimento di sequestro del cantiere: dovranno presentare alla Procura le istanze di revoca, poi il magistrato valuter se esistono le condizioni per riprendere i lavori. Con una legge di riferimento in mano molto probabile che i due cantieri di Bonaria possano ottenere il via libera da piazza Repubblica: i resti diroccati di alcune garitte dellultima guerra mondiale non sembrano classificabili come beni storici da difendere con un vincolo di cento metri. Rester in piedi quello che rimasto ma le imprese potranno realizzare gli agognati palazzi. Semmai le associazioni ecologiste potranno discutere, come stato fatto anche nel passato recente, sullopportunit di costruire ancora edifici residenziali in una citt dove gli appartamenti sfitti sono almeno tremila, mentre altre migliaia di abitazioni attendono interventi di ristrutturazione. Una citt da sempre dominata dalle famiglie di costruttori, portatori di interessi forti e riferimento inevitabile per la politica locale. Famiglie che controllano il mercato della casa e di conseguenza anche quello degli affitti. Forse servirebbero norme per regolare davvero il settore, abbandonato consapevolmente alla speculazione. Per ora invece si riprende a costruire anche attorno ai siti archeologici.



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