LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Patrimonio culturale in vendita?
Ambiguit e pericoli della legge 112/2002

LeV.
Venezia Cinquecento, luglio 2002

La recente vicenda connessa con lemanazione del decreto legge n. 63 del 2002 e della sua successiva conversione nella legge 15 giugno 2002, n. 112, ha riportato allattenzione del pubblico il destino del patrimonio culturale (ma anche ambientale) italiano. Purtroppo, in base a quanto accaduto, c da chiedersi se, nei meandri del tecnicismo giuridico e nellastio polemico degli schieramenti politici, non si debba individuare una fondamentale ignoranza (o quanto meno una profonda incomprensione) di quelli che sono i caratteri fondamentali di qualsiasi cosa appartenga al vasto mondo dei beni culturali.
Non affrontiamo, per ora il merito della norma da poco emanata, ma soffermiamoci su alcune considerazioni preliminari. Il patrimonio culturale, considerato in senso generale, senza limitazioni al solo patrimonio artistico, un bene comune di una nazione e della popolazione che la abita. Ovvero ci che consente a ogni Stato di diventare qualcosa di pi e di diverso da un semplice territorio e dai cittadini che vi abitano, costituendo una forza di coesione e di innalzamento culturale insostituibile. Il patrimonio culturale deve quindi essere identificato con lo Stato, con quanto possiede di pi importante ed elevato, con la memoria storica su cui si fonda la sua stessa esistenza, con i fondamenti del contratto ideale che lo lega ai suoi cittadini.
Poche considerazioni, queste, che sono ovvie per chi legge queste pagine, ma lo sono meno per gli estensori delle norme di cui qui si affrontano le molteplici problematiche e nel cui merito ora possibile entrare.
La legge 15 giugno 2002 n. 112 connotata da un lungo titolo che riguarda "disposizioni fiscali e finanziarie urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione, del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture". Dal titolo ci si rende subito conto come le azioni relative al patrimonio costituiscano solo una parte di una norma ben pi ampia e variegata che ha come fine precipuo la risistemazione di alcuni problemi finanziari dello Stato. Infatti, scorrendo i vari articoli, solo lart. 7 e, in subordine, lart. 8 che affrontano questioni che coinvolgono i beni culturali.
Larticolo 7 della legge istituisce infatti una societ per azioni denominata "Patrimonio dello Stato S.p.A.", di cui azionista unico il Ministero delleconomia. Questa societ incaricata di valorizzare, gestire e alienare il patrimonio dello Stato, "nel rispetto dei requisiti e delle finalit proprie dei beni pubblici". La societ opera secondo le direttive del ministro delleconomia, in base a criteri di massima stabiliti dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (C.I.P.E.).
Questi sono gli aspetti pi importanti di carattere generale circa il funzionamento della Patrimonio S.p.A., ma pi interessante per noi quanto si legge al comma 10 del medesimo articolo 7. Qui infatti si stabilisce che alla Patrimonio S.p.A. "possono essere trasferiti diritti pieni o parziali sui beni immobili facenti parte del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato", cos come sui beni demaniali; possono essere trasferiti alla Patrimonio S.p.A. anche "beni di particolare valore artistico e storico" (il corsivo mio). Il testo prosegue fornendo alcune specificazioni: i beni artistici saranno trasferiti alla neonata societ dintesa con il ministro per i beni e le attivit culturali; inoltre "il trasferimento non modifica il regime giuridico [] dei beni demaniali trasferiti".
I beni possono essere trasferiti dalla Patrimonio S.p.A. a titolo oneroso alla societ istituita con il successivo articolo 8 della legge, ovvero alla "Infrastrutture S.p.A.". Questultima societ stata attivata con lo scopo di finanziare la realizzazione di infrastrutture, raccogliendo fondi in vari modi, tra i quali previsto anche luso dei beni demaniali a garanzia di eventuali finanziamenti ricevuti da terzi (banche, etc.).
Questa, in sintesi, la norma da cui traspaiono numerose crepe e ambiguit che non consentono di rimanere tranquilli a fronte del possibile destino dei beni demaniali (di tutti i beni demaniali). Questi dubbi sono subito saltati agli occhi sia di importanti e numerosi esponenti della minoranza parlamentare e anche di alcuni membri della maggioranza di governo, come Domenico Fisichella (Alleanza Nazionale). A seguito della promulgazione di questa legge, inoltre, Vittorio Sgarbi ha perso il posto di sottosegretario ai Beni Culturali per chiara incompatibilit con il ministro Urbani accusato (e non senza tutti i torti) di ancillarit rispetto al potente collega "economico" Tremonti.
Le ambiguit della norma sono soprattutto risultate ben chiare al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che, compiendo un atto inedito, ha accompagnato la promulgazione della legge con una lettera al presidente del Consiglio in cui, accanto alla rilevazione di alcune perplessit tecniche sulla norma, esprime lauspicio che il patrimonio venga gestito con rispetto dei valori che i beni, in particolare quelli culturali, portano con loro.
Ma i dubbi sono emersi chiari subito anche ad altri esponenti politici, tanto che il senatore Vizzini (Forza Italia) ha tentato di far approvare un emendamento alla legge (diventato poi ordine del giorno vincolante per il governo), in cui si prevede linalienabilit dei beni di interesse storico, artistico e archeologico e un particolare riguardo per le aree naturalisticamente pi significative del paese. In Senato, inoltre, sono stati depositati tre disegni di legge (nn. 1506, 1508, 1531) di modifica della legge 112/2002, finalizzati proprio alla tutela del patrimonio artistico e ambientale.
A questo proposito, e per tentare di individuare alcuni aspetti di ambiguit giuridica della legge 112/2002, bene ricordare che il Codice Civile, agli articoli 822 e 826, stabilisce che fanno parte del demanio pubblico statale le coste, ivi comprese spiagge e porti, i fiumi, i torrenti, i laghi, le foreste, le strade, le ferrovie, gli aeroporti, gli acquedotti, le miniere e tutto quanto si trovi nel sottosuolo (tra cui i beni archeologici), i beni utilizzati per scopi militari, nonch "gli immobili riconosciuti dinteresse storico, archeologico e artistico, [] le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche". I beni demaniali (articolo 823) sono "inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi". Sulla base di queste norme, e considerando che la legge 112/2002, prevede chiaramente che non viene modificato il regime giuridico dei beni trasferiti alla Patrimonio S.p.A., potremmo rimanere tranquilli. Tuttavia viene da chiedersi perch mai si dovrebbero assegnare alla Patrimonio S.p.A. solo i beni di "particolare" interesse (e pi vendibili) e su quali criteri certi (e non sul parere variabile di un ministro dei Beni culturali) si baser questa scelta. Ci si deve chiedere inoltre quale sia il motivo per cui, tra i compiti della Patrimonio S.p.A. sia indicata lalienazione di beni che, per legge, non possono essere venduti. Purtroppo, in questo caso, la norma intacca una certezza giuridica e un vero e proprio principio, ovvero linalienabilit dei beni demaniali; e si tratta di una potenziale apertura a possibili future pi ampie concessioni.
Per il momento, quindi, (probabilmente) non assisteremo alla svendita delle opere conservate nei depositi dei musei o di tratti di costa o palazzi prestigiosi, ma certamente stiamo notando una volta di pi il perpetuarsi di un insanabile equivoco, generato da una concezione distorta dei beni culturali. Fin da quando, infatti, alcuni anni fa un ministro paragon il nostro patrimonio culturale a dei giacimenti petroliferi, intendendo attribuire un immediato valore economico ai beni di interesse storico e artistico, lidea che si affermata in unampia parte del mondo politico proprio basata sulla possibilit di sfruttare economicamente ci che costituisce il nostro patrimonio culturale.
Listituzione della Patrimonio S.p.A. prosegue nella medesima direzione erronea, dal momento che i beni culturali (ma anche, ripeto, il demanio marittimo e forestale) vengono equiparati a dei beni che producono reddito. A questo punto si innesta nel discorso un altro problema, legato al concetto di valorizzazione (che, ricordiamolo, uno dei fini della nuova societ).
Come deve essere considerata la valorizzazione? Esclusivamente sotto il profilo economico o, in maniera pi proficua per lelevazione del profilo culturale di una nazione e dei suoi cittadini, soprattutto dal punto di vista culturale? Sarebbe in effetti una grave diminuzione del valore (in senso ampio) di un bene culturale la sua limitazione ad un esclusivo valore economico, tralasciando gli aspetti culturali, spirituali, emotivi che lo caratterizzano. La funzione della Patrimonio S.p.A. in questo senso diventa quindi ambigua, laddove sembra che nel suo operato e nei suoi fini trovino posto esclusivamente considerazioni di carattere economico. Del resto lo Stato gi aveva gli strumenti normativi (la cosiddetta legge Ronchey del 1994) adatti a rendere economicamente redditizia la gestione dei beni culturali. E allora perch non migliorare semplicemente quella norma che gi ha dato alcuni buoni risultati, seppur limitati ai principali musei e monumenti?
Ecco perci che lambiguit della legge 112 sui beni culturali continua, ma va anche detto che forse non poteva che essere cos, dal momento che si tratta dellultimo anello di una serie di episodi preoccupanti che si succedono da qualche mese a questa parte.
Nellautunno del 2001, la legge finanziaria 2002 aveva gi sollevato una dura polemica circa la possibilit di affidare a dei privati la gestione dei beni culturali. Larticolo 24 del disegno di legge riportava tante ambiguit da rendere necessarie ampie correzioni in sede di testo definitivo. In quelloccasione, infatti, il legislatore intendeva concedere ai privati l"intera gestione" di siti culturali e musei, mentre nel testo approvato (diventato nel frattempo articolo 33) la gestione si precisa esclusivamente in relazione ai "servizi finalizzati al miglioramento della fruizione pubblica e della valorizzazione del patrimonio artistico" e vengono posti dei paletti alla libert dei concessionari sulla base dello statuto dellInternational Council of Museums (I.C.O.M.).
Quasi nello stesso periodo un altro episodio ha contribuito a questa situazione di ambiguit. In sede di programmazione delle attivit degli uffici centrali e periferici del Ministero per i beni e le attivit culturali, lIstituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, lufficio demandato alla cura normativa e realizzativa della catalogazione del patrimonio artistico del paese, ha visto ridotti i propri compiti alla "semplice" catalogazione dei beni di propriet dello Stato. A posteriori si pu dire che si trattava di un chiaro segnale della direzione verso cui si stava avviando la gestione e la tutela del patrimonio artistico italiano e della considerazione che del patrimonio emerge dalla recente legge 112/2002. Com possibile pensare di scindere la catalogazione del patrimonio dello Stato da quello dei privati o degli enti locali o della Chiesa, in un paese come lItalia, caratterizzato non solo dalle emergenze artistiche clamorose, ma soprattutto dalla capillare distribuzione dei beni culturali sul territorio, che laspetto pi distintivo delle nostre citt, dei nostri borghi e del nostro paesaggio. Forse gi allora era presente, magari in embrione, lidea di poter utilizzare il patrimonio statale a fini economici e perci era questione di fondamentale importanza la conoscenza "inventariale" della consistenza di questo patrimonio.
Un altro aspetto di questa concezione del patrimonio artistico, infine, lo si pu incrociare nel progetto di riforma della scuola approntato dal ministro Moratti, laddove accanto al netto sbilanciamento tecnologico e imprenditoriale dei saperi "obbligatori", la storia dellarte diventa materia facoltativa, passatempo pomeridiano per alunni le cui famiglie preferiscono individuare nella scuola un comodo parcheggio a tempo pieno per i figli. Come sar possibile, infatti, nel quadro disciplinare previsto dal ministro Moratti, considerare la storia dellarte come disciplina finalizzata a formare la coscienza di un futuro cittadino che deve sviluppare il rispetto dei beni culturali sulla base della conoscenza e della consapevolezza del loro valore (spirituale e culturale, non materiale)?
Insomma, pi in generale e nonostante tutti questi segnali poco incoraggianti, la propriet pubblica dei beni culturali dovrebbe essere questione indiscutibile, anche se possibile affidare alle cure dei privati gli aspetti gestionali e di valorizzazione culturale di questo patrimonio. Comunque sia, necessario che tutto il dibattito a livello politico rientri il pi presto possibile nellalveo di una concezione meno economicamente fondata di un patrimonio che appartiene alla memoria culturale e storica della nazione in cui viviamo.

www.veneziacinquecento.it/Notizie/ Archivio/luglio2002/news82.htm


news

02-06-2020
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 2 giugno 2020

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto allestero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

14-09-2019
Da Artribune: Franceschini sospende i decreti Bonisoli

05-09-2019
Franceschini, il primo appuntamento al Museo della Liberazione di via Tasso

02-09-2019
Giuliano Volpe: Ci piacerebbe un ministro più educato

Archivio news