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SICILIA MUSEI - Beni culturali anatomia del flop
EMANUELE LAURIA
la Repubblica (Palermo) 17/08/2008

La rivoluzione dei servizi aggiuntivi arranca, segna il passo, rischia di fermarsi davanti ai risultati non esattamente lusinghieri conseguiti in quattro anni, dal 2004 a oggi. E potrebbe trasformarsi presto in restaurazione. La giunta guidata da Raffaele Lombardo, nella seduta del 25 giugno scorso, ha dato unindicazione chiara.

Quasi ovunque non sono state realizzate le strutture che dovevano ospitare i servizi aggiuntivi
Il governo pensa alla possibilit di fare rientrare in campo una spa pubblica Granata: "Un errore"

Scadute proprio a giugno le concessioni alle tre associazioni dimpresa (Novamusa, Federico II, I luoghi dellArcadia) che gestiscono i siti regionali in cinque province su nove (Palermo, Messina, Siracusa, Agrigento, Trapani), la linea quella di prorogare i contratti esistenti fino al 31 dicembre. Ma nel frattempo, scritto nella delibera di Palazzo dOrleans, lassessore autorizzato a procedere allaffidamento dei servizi alla societ Beni culturali e, in alternativa, allindizione di una nuova gara a evidenza pubblica per la scelta dei nuovi soggetti concessionari. Qualcuno vi ha letto un ritorno al passato, con laffidamento a una spa pubblica di quei servizi (dai punti di ristoro alle librerie) che dovrebbero costituire un valore aggiunto per lofferta turistica siciliana. E questo proprio nei giorni in cui lassessore ai Beni culturali Antonello Antinoro paventava addirittura la privatizzazione della Valle dei Templi. Fabio Granata, responsabile delle politiche culturali di An, sente puzza di bruciato: Un segnale che non mi piace. Non credo che nella Beni culturali spa, lex Arte e vita, ci siano le professionalit necessarie per gestire un settore cos delicato.
Ma proprio Granata, il padre della riforma dei servizi aggiuntivi, oggi sale sul banco degli imputati. Perch in Sicilia, lapplicazione della legge Ronchey si rivelata pressoch un fallimento. Lo dicono gli esperti, si comprende direttamente dai fatti: da un lato, i suddetti servizi latitano (o sono appannaggio degli abusivi), dallaltro le societ concessionarie sono entrate in contenzioso con la Regione o manifestano voglia di fuga. Emblematica lesperienza della Novamusa, cartello capeggiato da una societ che gestisce importanti monumenti nel resto dItalia (Ostia antica, lAuditorium di Roma), di cui fanno parte imprenditori siciliani di spicco come Franza e Ciancio. Ha ottenuto in gestione, fra gli altri, un sito di rilevanza mondiale come il teatro antico di Taormina. Quando facemmo un sopralluogo al teatro - spiega Gaetano Mercadante, il presidente di Novamusa - gli emissari della Regione ci dissero che dovevamo realizzare tutto, biglietteria, libreria e ristorante, in uno spazio di pochi metri quadrati. Chiedemmo e ottenemmo che nel bando e nel capitolato fossimo autorizzati a realizzarle noi, le infrastrutture necessarie. Da quel momento cominciata per una gimcana amministrativa, per chi aveva deciso di puntare forte sui giacimenti culturali siculi.
Primo quesito: chi doveva pagare quelle opere? La giunta regionale, ancora durante la gestione Granata, afferm che le spese per i lavori eseguiti dai privati potessero essere "defalcati" dai canoni pagati dai privati. Pi avanti, un nuovo assessore - il forzista Alessandro Pagano - inser in bilancio i fondi per mettere su le opere, lasciando intendere che la competenza tornava alla Regione. Ma Novamusa aveva gi presentato i progetti - redatti insieme alle soprintendenze - e decise di proseguire, ove possibile, nella realizzazione delle infrastrutture al servizio dei turisti. Nel frattempo, si aperto un enorme contenzioso con lamministrazione. Perch la societ, sentendosi danneggiata, ha trattenuto i proventi dei biglietti. Dodici milioni comprensivi delle cifre da girare ai Comuni, secondo lassessorato. Molto meno, a parere della stessa Novamusa. stata la Regione a violare gli obblighi contrattuali - dice Mercadante - impedendoci di fatto di realizzare, come previsto, bookshop o bar. Il vantaggio economico per noi, deriva dalla vendita di un libro o di una coca-cola, lutile sui biglietti minimo. E avete idea di quanto si possa ricavare da un ristorante vicino al teatro di Taormina o a Selinunte? Il lucro cessante, per noi, si pu quantificare in almeno un paio di milioni di euro.
Ora, saranno i giudici a pronunciarsi sulla legittimit del comportamento della Novamusa. Ma simile lesperienza della Federico II, la sigla (solo omonima della fondazione dellArs), che nel 2003 si aggiudicata la gestione dei beni monumentali palermitani. Durante un incontro in assessorato avvenuto lo scorso 5 agosto, il rappresentante dellassociazione di imprese, Carlo Ottaviani, ha fatto mettere a verbale di accettare la proroga a dicembre. Ma ha anticipato che poi si far da parte, perch la Regione non ha dato esecuzione alle pattuizioni contenute nella concessione. Il verbale contiene le accuse di Ottaviani: la consegna dei musei avvenuta scaglionata nel tempo e non in ununica soluzione. E ancora: Non sono stati messi a disposizione gli spazi indispensabili per lo svolgimento dei vari servizi (bookshop, caffetteria). Inoltre: stata adottata una serie di iniziative (visite notturne, gratuite) senza che preventivamente fossero concordate le relative modalit con il concessionario. Infine: Nella fase esecutiva i siti museali di maggior prestigio (San Giovanni degli Eremiti, Museo Salinas e Palazzo Abatellis) sono stati resi prima inagibili e poi definitivamente chiusi. Provateci voi, a far diventare la cultura un business, in queste condizioni. E allora Granata si sfila: Se la mia riforma non decollata - afferma lex assessore - la responsabilit delle soprintendenze che non hanno mai voluto cedere quote di sovranit sulla gestione dei beni culturali. Ma la strada per la politica segnata, non si pu fare retromarcia.
Per il dirigente generale dei Beni culturali, Romeo Palma, con il piglio del magistrato contabile, dice che il settore dei servizi aggiuntivi non pu diventare una zona franca: Quello che farei, se dovessi riscrivere i bandi per le nuove concessioni - afferma Palma - prescrivere semplici disposizioni come lobbligo di numerare i biglietti, o prevedere penali per le societ che ritardano anche di pochi giorni il trasferimento dei proventi allamministrazione centrale. Non possibile che gli unici dati che lassessorato possiede sul numero dei biglietti venduti o sugli incassi siano quelli che ci forniscono i concessionari. Serve un controllo da parte dellamministrazione centrale. Ci che assolutamente mancato in questi anni.



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