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Campagna Pd contro i tagli da macelleria alleditoria no-profit
di Silvia Garambois
06 AGOSTO 2008, L'Unit


Melandri, Levi e Vita annunciano la mobilitazione. Il governo non tocca i cospicui contributi ai giornali di Berlusconi e Confindustria



Un taglio da macelleria. Un delitto perfetto. Una lesione gravissima alla libert di informazione e alla libert di stampa.
Parte in un torrido giorno dagosto, mentre il Parlamento vota la fiducia sulla manovra, la mobilitazione del Pd contro i tagli che metteranno in ginocchio le testate no profit:52quotidiani e decine di periodici colpevoli di essere fatti in cooperativa, di essere giornali di partito,di essere i soggetti deboli del mondo della comunicazione.
Questa tuttaltro che la grande sanatoria alle polemiche e agli scandali dei soldi a pioggia ai giornali: la fetta maggiore dei contributi, quelli indiretti, quelli che finiscono soprattutto nella tasche di Mondadori (leggi Berlusconi) e del Sole24ore (leggi Confindustria), infatti, restano. Giovanna Melandri, ministro ombra per la Comunicazione del Pd, Ricki Levi, autore del disegno di legge di riforma del settore nel passato governo, Vincenzo Vita, da sempre impegnato sui temi dellinformazione, hanno convocato una conferenza stampa a Montecitorio per annunciare che parte di qui la protesta per evitare lo scempio, che questo sar uno dei temi centrali della manifestazione del 25 ottobre. E non solo. Nella saletta della Camera ieri cerano anche i rappresentanti di Mediacoop, che riunisce le testate in cooperativa, e quelli della Fnsi, perch ieri si riunito anche il coordinamento dei rappresentanti sindacali dei giornalisti che lavorano nelle testate a rischio .

Un rischio altissimo e immediato: il combinato disposto di due articoli della manovra (che, da soli, non avevano destato in un primo tempo grandi preoccupazioni), blocca da subito la possibilit per i giornali di avere le anticipazioni dalle banche sui crediti pubblici. Perch non si sa, non scritto, quanti soldi spettano ai diversi giornali (e se li riceveranno): e con il blocco dellaccesso al sistema bancario in alcune testate sono a rischio, da subito, anche gli stipendi. In due parole: un articolo dice che non verranno erogati contributi diretti oltre il tetto previsto, il secondo articolo - parecchie pagine pi in l - definisce il drastico taglio nel triennio al fondo per leditoria, 83 milioni di euro nel 2009, 100 nel 2010, 170 nel 2011. Ma chi viene tagliato? La legge non dice. C quella che Ricki Levi definisce la discrezionalit del Principe: Tolta la certezza del contributo, il Governo decide chi deve sopravvivere, come e quanto. E i poteri, i poteri forti, a partire dal Governo, acquisiscono la possibilit di fare pressioni, di influire sullinformazione e sulla sua libert. I primi giorni della legislatura - dice la Melandri - Bonaiuti chiedeva allopposizione di discutere insieme la riforma delleditoria. Un appello che oggi diventa totalmente patetico, perch in autunno molti giornali rischieranno di essere fortemente ridimensionati se non addirittura di non esserci pi. Eunacorrezione di rotta quella che chiede il Pd. Si pu intervenire con la Finanziaria, per cominciare, con stanziamenti adeguati e certi. Ma la riforma delleditoria la strada maestra per garantire il sostegno ai soggetti autentici e evitare abusi e speculazioni (che hanno abbondato in questi anni). Ho ripresentato il disegno di riforma - ha spiegato Levi -. Sfidiamo il governo a un vero intervento di sistema, per un uso corretto ed equo dei denari pubblici



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