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in difesa dei beni culturali e ambientali

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POLTRONE E PARCHI : la posizione del Ministro edll'Ambiente
Stefania Prestigiacomo *
LA STAMPA Del 22/7/2008



Caro Direttore,
di parchi e ambiente mi voglio e mi devo occupare e mi dispiace che chi ha scritto ieri, nella sua doppia veste di giornalista e di presidente di parco, non abbia colto lurgenza di ripensare luso, il valore e le modalit di gestione di ci che dovrebbe rappresentare la parte pi pregiata del nostro Paese. Credo infatti che sui parchi italiani ci sia molto da fare, ma non per svenderli ai privati come pure qualcuno travisando le mie parole ha scritto, non per ridurne la quantit e la qualit, non per far dimettere lo Stato dalla gestione ambientale del territorio. Io voglio fare esattamente lopposto. In Italia abbiamo circa 800 aree soggette a tutela fra parchi, riserve e aree protette nazionali e regionali. E circa 800 enti a gestirle. Dei 23 parchi nazionali alcuni sono commissariati, solo 2 hanno approvato il Piano Pluriennale economico sociale (quello del parco dAbruzzo, ad esempio, ha impiegato 5 anni a ottenere il parere favorevole dalla Regione). E tutti questi enti sono condizionati da pastoie burocratiche e sovrapposizione di competenze. Questo gran numero di organismi drena una cospicua quantit di denaro pubblico che, disperso in tanti rivoli, per poi si rivela esiguo per ogni singola realt. Risorse che alla fine servono per pagare presidenti, direttori, consigli direttivi e quasi nullaltro, tranne pochissime lodevoli eccezioni. E la situazione per gli anni a venire che, chiunque governi, di fondi pubblici non ce ne saranno di pi. Allora ho posto un problema politico. Il modello che carica sul pubblico tutte le spese di gestione e tutela di un immenso patrimonio che va difeso, protetto, gestito, valorizzato un modello plausibile, un modello che ha futuro? O non significa condannare parchi e riserve a una vita grama? Non significa condannare il settore parchi a sopravvivere come una sezione del sottogoverno?
Per questo credo che non vadano cambiati i parchi ma gli enti parco, che si trovano spesso a (non) gestire territori sconfinati, che comprendono fino a 83 Comuni, attraversati da strade e autostrade. Ritengo indispensabile ripensare questo modello e affiancare al pubblico il coinvolgimento dei privati che aiutino la fruizione di questi beni di enorme valore. Occorre infatti dotare queste zone di servizi, di piccole strutture ricettive e di ristorazione, di aree artigiane, di tutte quelle iniziative che non scalfiscano minimamente lo stato dei luoghi e la loro integrit, ma siano forte volano di sviluppo per il territorio. Occorre cambiare rotta per difendere i parchi. Perch ritengo che il ministero dellAmbiente debba occuparsi della protezione e della valorizzazione dellambiente e non del poltronificio. Ministro dellAmbiente



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