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Paolucci: Basta con il Museo-Circo
Stefano Miliani
12 LUGLIO 2008, L'Unit



IL PREMIO Da San Pietroburgo il direttore dei Musei Vaticani, vincitore del Grinzane Ermirage, dice no alla spettacolarizzazione dellarte e invita i colleghi a resistere al clamore mediatico dei grandi numeri



Ora dirigo i Musei Vaticani. Ogni giorno oltre duemila persone entrano alla Cappella Sistina e ogni giorno mi chiedo se fra quattro o cinque generazioni la Cappella Sistina ci sar ancora. Chi dirige i grandi musei deve imparare a resistere al clamore mediatico dei grandi numeri. Basta con le mostre effimere. E soprattutto dobbiamo resistere alla deriva dellidea del museo- circo come avverr per esempio a Dubai. Con una stoccata alla succursale nel Golfo Persico progettata dal Louvre Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani dopo essere stato soprintendente nel nord Italia e a Firenze, ministro per i Beni culturali nel 95-96, spedito in pensione dallo Stato a 67 anni contro la sua volont, lancia un allarme dallErmitage di San Pietroburgo, un museo affollato da 2,5 milioni di visitatori lanno. Lo storico dellarte riminese parla nella citt russa dove a luglio non cade mai il buio: qui riceve il Grinzane Ermitage, seconda edizione dedicata allarte del premio piemontese gemellato con la Russia e dove condivide il riconoscimento con lo storico di araldica russa e divise militari, nonch vice direttore del Museo sanpietroburghese, Gheorgij Vadimovic Vilinbakhov. E nella piccola sala teatrale infinti marmi, stucchi, statue nelle nicchie, costruita dal 1783 al 1787 dallarchitetto piemontese Quarenghi, nella citt voluta a immagine e somiglianza urbanistica delle metropoli occidentali a inizio XVIII secolo da Pietro il Grande, sul delta della Neva, nella sala teatrale Paolucci d una sterzata alla cerimonia (presente anche la governatrice del Piemonte Mercedes Bresso) con un pensiero preoccupato sullarte consumata dalla civilt di massa.
Non ho una soluzione, ma dobbiamo trovare il giusto equilibrio , insiste lo studioso.
Giusto equilibrio tra cosa?
Da un lato serve una cultura didattica che faccia capire a chi entra in raccolte come Ermitage, Versailles, Palazzo Pitti cosa ha visto e perch, come nata una collezione; dallaltro serve una cultura che conservi questo patrimonio alle generazioni future. I 50mila conoscitori lanno a fine anni 30 agli Uffizi, per aver frequentato buone scuole e letto molti libri, capivano cosa vedevano; oggi, perch non ci sono buone scuole, perch i ragazzi guardano solo la tv, il milione e mezzo lanno di turistiche affolla ogni anno il museo fiorentino non sa cosa vede.
A sentir dire cos potreste crederlo in vena di nostalgie aristocratiche se non peggio. Sarebbe un equivoco. Sono contrario al numero chiuso, positivo che tanti oggi vedano larte - chiarisce - Lunica soluzione possibile nei grandi musei imporre lingresso solo su prenotazione via internet. Dobbiamo disciplinare i flussi. Non c scelta.
E, con un colpo ad effetto, al microfono fa autocritica . Come categoria, intende. Faccio autocritica perch noi direttori di musei non ci facciamo sufficientemente carico del lato educativo: non dobbiamo preoccuparci di quanta gente entra nei musei ma di come ne esce, cosa capisce.
Se non un resistere, resistere, resistere poco ci manca: Faccio autocritica perch spesso serve uninventiva che noi storici dellarte non abbiamo.
Autocritica volendo giustificata, ma per un altro aspetto:proprio Paolucci, in passato, ha incassato dure critiche per la facilit, vera o presunta, con cui ha prestato capolavori dai musei fiorentini, magari in Giappone, perch rappresentavano la nostra cultura e/o perch lo chiedevano la politica e la diplomazia.
Ne convinto, lex soprintendente, la spettacolarizzazione dellarte pu avere conseguenze devastanti: Se potessero protestare le opere vorrebbero tornare allepoca in cui pochi le vedevano e i regnanti le tutelavano attraverso mille mestieri, i falegnami, i doratori, i bronzisti, ma la civilt industriale ha cancellato questi mestieri preziosi, le opere rischiano di dissolversi.
Contro il degrado Paolucci invoca controllo preventivo, manutenzione costante, meno restauri, vera programmazione nel prevenire le cure alle opere.
Facendo sempre pi affidamento sui privati come si invoca sempre pi spesso?
Nientaffatto, sono statalista convinto, sono comunista e fascista ribatte con uno dei suoi paradossi mediaticamente a effetto - Sono contrario alla deriva verso la privatizzazione a cui si sono omologati tutti i ministri anche se di parti politiche diverse, come, per esempio la Melandri o Buttiglione. Comunque il miglior ministro della Cultura stato Bottai, con le sue leggi di tutela del 39.
E poi conclude: Nel 2006 le banche italiane hanno speso in cultura, tra mostre, concerti e altro,500 milioni di euro. Siamo sicuri che li hanno spesi tutti bene e non a pulviscolo? Sono contrario a voler trasformare tutto in fondazioni, gli Uffizi per esempio. E, voglio concludere, sono contrario anche alla regionalizzazione dei Beni culturali: le Regioni farebbero costruire come e dove vogliono le piccole realt, lo Stato che deve tutelare e controllare



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