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Il mistero della Lupa svelato dal carbonio " medievale, non etrusca"
ADRIANO LA REGINA
MERCOLED, 09 LUGLIO 2008 LA REPUBBLICA Pagina 21 - Cronaca


A riconoscerne la fattura Anna Maria Carruba che ha lavorato al restauro

La scultura era stata variamente attribuita allarte antica, dagli etruschi ai romani


Ma poi non se ne era saputo pi nulla. Solamente nellagosto del 2007 trapelarono le prime notizie sulleffettivo svolgimento delle analisi. Il 31 ottobre, infine, una nota di agenzia fece sapere che le indagini erano state eseguite, ma i risultati non furono divulgati: il Comune di Roma si era riservato il diritto di pubblicarli, ma non lo ha fatto. Le nuove informazioni sullepoca del bronzo capitolino sono state cos sottratte per circa un anno alla conoscenza del pubblico e degli studiosi.
La scultura era stata variamente attribuita allarte antica: etrusco-italica, magno-greca, romana; secondo lopinione pi diffusa era considerata un oggetto di produzione etrusca dei primi decenni del V secolo avanti Cristo. A riconoscerne la fattura medievale stata Anna Maria Carruba, la quale per prima aveva accertato che la Lupa era stata fusa a cera persa col metodo diretto in un sol getto, tecnica adottata per i grandi bronzi nel Medio Evo e non in epoca precedente; aveva anche constatato che le superfici della scultura non presentavano i segni caratteristici delle lavorazioni antiche, bens quelli riscontrabili su tutti i bronzi di epoca medievale. I risultati, insospettati e strabilianti, furono pubblicati dalla Carruba nel dicembre 2006 suscitando attenzione internazionale, specialmente in Germania ove le ricerche sulle antiche tecnologie sono molto avanzate. In Italia, nel mondo degli studi di storia dellarte antica, si ebbero reazioni non unanimi con segni di contrariet tra quegli archeologi del Comune di Roma che avevano sottovalutato e respinto le ripetute segnalazioni di Anna Maria Carruba, impegnata nel restauro della Lupa tra il 1997 e il 2000. Anche contrari sono stati taluni ambienti accademici insofferenti dei successi dovuti alle nuove tecniche di indagine; il lavoro della Carruba ha inoltre infranto definitivamente il vecchio pregiudizio di un rapporto gerarchico tra lo storico che interpreta i fenomeni artistici, e gli altri ricercatori che studiano la materia dellopera darte e le sue trasformazioni.
La Lupa unopera darte possente, raffinata e complessa. Ha sempre esercitato un fascino particolare, ha evocato miti e leggende. Theodor Mommsen (1845) osserv che il bronzo, da lui considerato genericamente antico, bench horridum et incultum lo commuoveva pi delle belle sculture presenti nel museo. Lattribuzione allarte etrusca risaliva per gi al Winckelmann (1764), il quale aveva tratto questa convinzione dalla rappresentazione appiattita dei riccioli e delle ciocche del pelame che in ogni successiva trattazione sarebbero rimasti loggetto di raffronto stilistico con altre opere darte.
La successiva storia degli studi riguardanti la Lupa stata offuscata da informazioni erronee, superficiali e fuorvianti su restauri mai eseguiti, come quelli relativi alla coda, oppure su danni subiti, che in realt sono difetti di fusione. Gi nella sua Roma antica Famiano Nardini (1704) attribuiva a un fulmine le lesioni alle zampe, identificando cos la scultura con la statua di bronzo dorato, raffigurante Romolo allattato dalla lupa, folgorata nel 65 avanti Cristo sul Campidoglio. Gli aspetti iconografici del bronzo capitolino hanno dimostrato solo generiche analogie con larte antica. Lanalisi stilistica si per lo pi rivolta allinterpretazione dei caratteri non classici, considerati italici. Soprattutto nella scuola germanica la critica ha insistito anche per la Lupa nella ricerca strutturale (Strukturforschung), teorizzata negli anni Trenta da Guido Kaschnitz von Weinberg, un eminente storico dellarte antica. Sulla scia teorica di Kaschnitz sono gli studi sulla Lupa di Friedrich Matz (1951), che vi ha riconosciuto un prodotto dellarte etrusca. Questa posizione interpretativa stata ancora ribadita da Erika Simon (1966).
Il primo a dubitare dellantichit della Lupa stato Emil Braun (1854), segretario dellIstituto di corrispondenza archeologica di Roma, il quale riconobbe nei danni alle zampe dellanimale un difetto di fusione e non i guasti prodotti da un fulmine. Successivamente Wilhelm Frhner (1878), conservatore del Louvre, ravvis nella scultura caratteri stilistici attribuibili allepoca carolingia; infine Wilhelm Bode (1885), direttore del Museo di Berlino, fu parimenti dellavviso che si trattasse con tutta probabilit di unopera darte medievale. Queste rapide osservazioni nel corso del Novecento caddero in totale oblio.
La Lupa capitolina resta unopera problematica, dovuta a una personalit artistica di cui occorrer definire la posizione e il ruolo nel contesto della produzione scultorea, e in particolare bronzea, del Medio Evo nellItalia centrale. I dati finora acquisiti consistono nellaccertamento del luogo di produzione, circoscrivibile in base alle terre di fusione nella vallata del Tevere da Roma a Orvieto (G. Lombardi, 2002); nel riconoscimento di una tecnica di fusione adottata in et medievale, documentata a partire dal XII secolo (Carruba, 2006); in una serie di analisi (radiocarbonio, termoluminescenza) pi volte eseguite negli ultimi anni, che concorrono a indicare unepoca di produzione compresa tra il secolo VIII dopo Cristo e il secolo XIV; le ultime, ripetute una ventina di volte lanno scorso, offrono unindicazione molto puntuale nellambito del XIII secolo.
Lautore stato soprintendente ai beni culturali di Roma



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