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SICILIA: Valle dei Templi: una faccenda privata
VITTORIO EMILIANI
04 LUGLIO 2008, L'Unità






Povera Sicilia, povera Valle dei Templi, quale altra offesa si prepara per voi (e quindi per noi)? Per ora, c’è questa idea genialissima di affidare a privati la Valle agrigentina, e il Teatro greco di Taormina, affinché la Regione Sicilia ne tragga un pingue canone. Così altre infrastrutture (eliporto incluso) potrebbero venire costruite dentro o nei pressi di una fra le più strepitose aree archeologiche del mondo intero già violentata da una strada che l’attraversa, da numerose case, anzi ville, abusive con piscina per le quali si è parlato di “abusivismo di necessità” - con un paesaggio urbano che incombe come un incubo sui templi antichi e solenni.
È la proposta, sfornata calda calda dall’assessore alla Cultura della Regione Sicilia, Antonello Antinoro (Udc), nella giunta presieduta dall’iperautonomista Lombardo. Sostenuta dal neo-sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi che, per renderla meno indecente, la gira subito al Fai. Ovviamente riceve un secco “no” da Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fondo per l’Ambiente Italiano, la quale si augura al contrario che «lo Stato non abdichi ai suoi doveri primari».
Lo Stato, in questo caso, non è il ministero: la tutela dei beni culturali isolani spetta infatti alla Regione Sicilia in forza di una specialissima autonomia concessale nel 1947, prima di votare la Costituzione, temendo che il movimento separatista potesse prevalere. Così abbiamo un caso, pressoché unico (le altre Regioni a statuto speciale si comportano in genere più saggiamente della Sicilia), di tutela, si fa per dire, e di gestione autonoma regionale del patrimonio storico-artistico-paesaggistico. Coi risultati disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti: coste devastate da un abusivismo ormai pluridecennale, oasi naturali invase dal cemento, i mosaici di piazza Armerina danneggiati dai vandali, nessun piano paesaggistico, musei archeologici, come l’ “Orsi” di Siracusa, per la cui realizzazione ci sono voluti vent’anni e «oggi abbiamo difficoltà enormi a tenerlo aperto. Ci sono gravi carenze nello staff tecnico-scientifico. Mancano archeologi, restauratori, geometri, fotografi, custodi. Ogni giorno è una scommessa ». Parole scolpite dal soprintendente siracusano di lungo corso Giuseppe Voza in una recente intervista. Quando allo stesso professor Voza, archeologo, l’intervistatore ha chiesto dei privati, ha così risposto: «Sono favorevole all’intervento dei privati, ovviamente nel rispetto di alcune regole dettate dal superiore interesse pubblico. In trentacinque anni, però, l'offerta più cospicua che ho ricevuto in Sicilia ammontaa cinque milioni di lire. Buoni per la birra... ». Ecco il quadro, impietoso ma realistico, dipinto da uno dei soprintendenti di spicco che già dieci anni fa, ad un convegno sulla ricostruzione di Noto, mi confidava tutte le difficoltà e le ambasce di una amministrazione tecnico-scientifica sottoposta alla pressione ravvicinata dei politici regionali. Ne sa qualcosa l’archeologa Graziella Fiorentini, tempo fa soprintendente, la quale patì persino l’arresto per essersi opposta ad altre devastazioni nella Valle dei Templi. A lei Desideria Pasolini dall’Onda, presidente nazionale di «Italia Nostra», volle attribuire in Senato il prestigioso premio Umberto Zanotti Bianco. Di recente la stessa presidente del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi ha guidato un lungo elenco di intellettuali e di politici (pochi) illuminati i quali chiedono al Presidente della Repubblica, Napolitano, di evitare lo scempio di un enorme rigassificatore a Porto Empedocle, insediato proprio sull’Altipiano delle argille azzurre dove sorge la casa natale di Luigi Pirandello (con parco debitamente vincolato), direttamente nel paesaggio verso il mare che si ammira dalla Valle Templi. Il cui disastroso abusivismo, così giustamente avversato, «al confronto del suddetto mostro sarebbe poca cosa» poiché «in questo scorcio di mare e di terra potremmo vedere la fila di navi gasiere di 350 metri ciascuna posizionate di fronte alla contrada Caos e le torri-torcia di circa 40 metri di altezza con fiamma perenne». Un altro disastro paesaggistico. E adesso arriva bel bello l’assessore Antonello Antinoro a completare l’opera (che potremmo intitolare «Come ti concio uno dei più straordinari siti del mondo ») con la proposta di rinunciare a tutelare la Valle dei Templi dandola in gestione a privati che però costruiscano strade, alberghi di lusso, eliporti e quant’altro ancora si può coi piccioli ricavati. Del resto, non l’ha ripetuto tante volte il Cavaliere che “ognuno è padrone a casa sua”? L’assessore siciliano l’ha preso in parola e, forte dell’essere temporaneamente “padrone” (o “padroncino”) dei beni culturali siciliani, ha pensato bene di cominciare a privatizzarne uno o magari due. Dei più straordinari naturalmente. Per il nuovo ceto di potere il passato è business e basta. A quando l’idea di cedere il Colosseo ai privati come centro di un mega luna-park? Ci siamo vicini: il neo vice-sindaco di Roma, Mauro Cutrufo, ha già proposto un enorme “parco divertimenti” ispirato all’antica Roma. Geniale, da gemellare subito con l’assessore Antinoro.



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