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TOSCANA - LA TOSCANA ANCHE SAPIENS
MASSIMO MORISI
DOMENICA, 29 GIUGNO 2008 LA REPUBBLICA Pagina III - Firenze





Non mi interessa polemizzare con quel partito allo stato nascente che la rete dei comitati (un nuovo intellettuale organico collettivo, secondo Asor Rosa) n con la lettura che essi danno del territorio toscano. Prendo con la massima seriet ogni loro denunzia. Noto solo come ogni modificazione dellesistente susciti dissenso, sia che si tratti di iniziative del tutto legittime sia che si tratti di abusi che sono tali proprio perch censurati da un ordinamento regionale che non ammette pi condoni n sanatorie ex post. A fare problema il desiderio di un territorio e di un paesaggio che si vorrebbero sempre e comunque intangibili. Un desiderio che traspare dal considerare non solo qualunque cantiere ma qualunque ipotesi di mutamento intollerabili, insostenibili, immotivati se non per abietti motivi di collusione corruttiva tra amministratori e speculatori. Un desiderio che mescola affetti sinceri e generosi per questa terra, ma anche aristocratici giudizi sommari sul bello e sul giusto, unillusoria ricerca di scorciatoie autoritarie a tutela di ci che la democrazia rappresentativa dilapiderebbe. Poi, le amministrazioni locali ci mettono del loro, quando si negano al confronto, allinformazione chiara e puntuale, alla qualit del progettare e del valutare. Oggi ormai un dialogo tra sordi. Ma va rimosso. Perch erode le energie vitali della Toscana: uno dei luoghi pi amati e desiderati dai cittadini italiani (quasi due su 10 vorrebbero venirci a vivere) e del mondo intero (decine di milioni di visitatori e turisti ogni anno). E impedisce che soluzioni e problemi possano incontrarsi con la necessaria intelligenza e onest intellettuale. Dialogo non facile, certo. Il nostro territorio un patrimonio dove si intrecciano lamenit del mito e la durezza della storia, lungo una mappa di non comune bellezza ma che anche trama di conflitti.

perch sfidato da domande di conservazione statica da chi lo vive come un rifugio esclusivo o un privilegio indivisibile e da esigenze di innovazione, di accoglienza, di opportunit di nuova ricchezza per la collettivit, dal bisogno di nuove reti, servizi e infrastrutture per cittadini antichi e nuovi, da nuove domande e strategie di cultura, lavoro, impresa. E questa la storia che si intreccia con la nostalgia di una immota arcadia toscana - mai esistita se non nellimmaginario di chi ha comprato o ristrutturato casali o fienili, e pensa che per ci stesso la Toscana sia divenuta cosa sua - e, ad un tempo, con le spinte e le pulsioni di un mercato immobiliare miope e aggressivo e di una edilizia pronta cassa, povera di cultura urbanistica e architettonica allaltezza del contesto. Ebbene, lautonomia del mio ruolo non pu impedirmi di constatare come in Toscana si stia voltando pagina (... stato il nuovo Pit per primo ad affermare, con soluzioni normative ad hoc, che in Toscana si stava costruendo troppo e male). Un voltar pagina prima che altri ne scrivessero unaltra in nome e per conto della rendita fondiaria e immobiliare tradendo decenni di buon governo. Entro il prossimo mese, con tutto il rigore scientifico e metodologico possibile, saranno pubblicate le risultanze di questo cambiamento di corso avviato con la legge 1 del 2005 e consolidato e accelerato con il Pit del 2007 e gli altri atti di governo che vi si connettono. Un governo del territorio basato sullofferta innovativa e ragionevole di governi locali interpreti di memorie condivise, e non sulla codificazione della domanda edilizia vera o potenziale. Un governo che diventa cornice di politiche energetiche e di infrastrutture del trasporto pubblico, cos come di nuove strategie dellimprenditoria agricola: la pi grande trasformatrice del paesaggio toscano e ad un tempo un fattore essenziale della ricchezza della nostra comunit locale e nazionale e della sua stessa qualit ambientale e non solo paesaggistica. Nel contempo tutto il sistema politico amministrativo toscano, con i suoi 287 Comuni e le sue 10 province, che si sta muovendo attraverso quella nuova pagina, con un enorme lavoro di adeguamento al Pit e agli altri strumenti di programmazione regionale. E un lavoro in pieno svolgimento: lo vedremo annualmente con un sistema di monitoraggio che permetter alla regione le correzioni e gli aggiornamenti necessari. Un lavoro che richiede un attento controllo politico ben oltre la strumentazione giuridica che lordinamento costituzionale consente e che opera attraverso una riconsiderazione di visioni antiche, figlie di unurbanistica contrattata che vogliamo seppellire e che va sostituita da una nuova cultura dello sviluppo. Ove tutela e modificazione paesaggistica e territoriale rispondano a un semplice criterio: cambio, innovo, trasformo solo se serve alla comunit amministrata, se rappresenta per essa unopportunit ineludibile e solo se le risorse e i beni comuni che il territorio contempla possono sostenere il cambiamento senza che il loro valore venga meno per i cittadini che quel luogo vivono e per tutti coloro che quel luogo amano. Perch fra la nostalgia e la speranza con cui viviamo il nostro paesaggio, deve operare un progetto colto, prudente e coraggioso che sia ponte tra passato e futuro. Altrimenti rimaniamo nella enclave di un nuovo narcisismo che non vede, oltre la sua siepe, una Toscana che vuol tornare viva e vitale, con tutta il suo paesaggio (dunque, cipressi, borghi e colline ma anche le sue citt, le sue aree produttive, i suoi beni infrastrutturali che ne sono parte attiva e costitutiva). Insomma, tra la Toscana felix di chi rimpiange e quella infelix di chi teme, c una Toscana sapiens che dalla propria cartolina vuole uscire proprio per non divenirne una reliquia.
Lautore garante regionale per la comunicazione nel governo del territorio della Toscana



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