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Ecco le pagelle ai bilanci delle fondazioni liriche
Michele Arnese
Il Mondo 16/1/2004

Crescono gli incassi, ma non gli spettatori. Si spende molto per il personale, e poco per gli investimenti. Salgono i contributi pubblici, per ristagnano quelli privati. una relazione del ministero dei Beni culturali a passare ai raggi x i conti delle 13 fondazioni lirico-sinfoni-che. Ecco nel dettaglio i numeri degli ex enti pubblici ora trasformati in fondazioni di diritto privato, cos come sono indicati nel Rapporto 2002 del Fondo unico dello spettacolo, da cui emerge anche il ruolo di spicco, e di spessore internazionale, della Scala di Milano.
Gli incassi. Le fondazioni hanno incassato l'anno scorso 74,8 milioni di euro, +6,3% rispetto al 2001. La maggior parte delle fondazioni, per, ha un volume di ricavi da botteghino inferiore ai 5 milioni. Soltanto due teatri superano i 10 milioni: la Scala con 14 e l'Arena con 26. Ma gli incassi rappresentano solo il 14% delle entrate totali. Sull'andamento delle presenze si appunta la critica del governo: Nell'arco di quattro anni le fondazioni non sono state in grado di
aumentare in modo significativo il bacino della domanda che risulta stagnante rispetto al 1999. Pi che stagnante, in flessione: dai 2,47 milioni di spettatori del 1999 si passati ai 2,46 dell'anno scorso. Il motivo? Poca diversificazione e innovazione dell'offerta, secondo i Beni culturali.
Le spese. Elevati costi del personale, carenza di investimenti. E questo il quadro che emerge dall'analisi delle uscite. Sono scarse, secondo la relazione del governo, sia le risorse per le strutture (4%) sia le spese per pubblicit e promozioni (1,3%). Spicca, in controtendenza, la Scala: con 1,79 milioni ha il primato delle spese pubblicitarie, seguita dall'Arena (1,58 milioni). Il record degli investimenti in marketing spetta al Massimo di Palermo, con 1,17 milioni.
I contributi. I fondi statali coprono il 51% delle spese delle fondazioni. La percentuale pubblica sale al 68% se s considerano anche le erogazioni degli enti locali (in particolare Regioni e Comuni che indicano almeno un consigliere d'amministrazione). Da sottolineare che i 260 milioni di euro di risorse statali rappresentano il 48% dell'intero stock del Fondo unico per lo spettacolo, dal quale attingono anche altri settori: cinema, musica, danza, prosa e circhi. E i privati? Preferiscono soprattutto la Scala: il 40% di tutti i contributi dei soci fondatori degli enti lirici affluiscono nelle casse del teatro milanese, che nel 2002 ha incamerato 15,9 milioni rispetto ai 39 totali delle 13 fondazioni.
La ripartizione. L'andamento dei fondi governativi negli ultimi anni variato, seguendo la trasformazione avvenuta negli anni Novanta da enti pubblici a fondazioni di diritto privato. L'azien-dalizzazione, che ha portato l'ingresso dei privati nei consigli d'amministrazione, aveva due obiettivi, raggiunti solo in parte: far affluire nuove risorse non pubbliche e introdurre nella gestione elementi di efficienza. Anche se, come sottolinea la relazione degli uomini di Urbani, le fondazioni liriche sono istituzioni non assimilabili a una qualsiasi impresa che produca profitto. Con un regolamento del 1999 lo Stato ha cambiato i metodi per l'assegnazione dei fondi, abbandonando il criterio delle medie storiche. In altri termini, la quota dei contributi da distribuire in base alle risorse ricevute in
passato (il metodo fino ad allora in vigore) stata ridimensionata: rispetto al 1998 passata dal 98 al 60%. Ora maggiore il peso di altri parametri, come produttivit, qualit artistica della programmazione e costo del lavoro. Nel complesso il riequilibrio ha avuto come effetto uno spostamento di parte dei fondi dai grandi teatri a vantaggio di quelli medi. Alcuni esempi: dal 1997 al 2002, il Lirico di Cagliari ha registrato un aumento delle erogazioni del 42%, e il Verdi di Trieste del 18%. Soldi in pi anche per Regio di Torino, Arena di Verona, Carlo Felice di Genova e per l'Opera di Roma. In flessione le altre fondazioni.
I deficit. Nonostante l'aiuto economico dello Stato, i teatri hanno accumulato nel 2002 perdite complessive per 26,48 milioni di euro. Solo due fondazioni chiudono in attivo: l'Accademia di Santa Cecilia (2,37 milioni) e il San Carlo di Napoli (1,27 milioni). Il punto dolente del settore, per il ministero dei Beni culturali, sono in particolare le spese per il personale. Due i consigli di Urbani: reperire pi soldi dai privati, allargare il bacino di utenza a livello nazionale e internazionale.



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