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SICILIA - Lemergenza dei beni monumentali di Palermo
VINCENZO SCUDERI
29 GIUGNO 2008, LA REPUBBLICA

Almeno quattro emergenze gravi investono ormai da diversi anni e sempre pi pesantemente sulla vita e le funzioni culturali e civili dei nostri monumenti. La prima riguarda il bilancio regionale ordinario e le perizie di somma urgenza. Il capitolo deputato alla "Manutenzione, conservazione e restauro dei beni monumentali naturali e ambientali" stato ridotto - con la motivazione strumentale che ai suoi fini si poteva e doveva provvedere con le risorse europee - dai 20-25 milioni di euro del 2004-2005 a 200 mila euro nel 2006-07 e al milione e mezzo di euro del 2008. La conseguenza che Soprintendenze vedono del tutto frustrati i loro doverosi programmi annuali. Ma non solo. Sui tavoli degli assessorati si accumulano, ormai da tre anni, una cinquantina di perizie di somma urgenza che hanno ormai raggiunto limporto di 2 milioni e 380 mila euro. Del tutto sintomatici i casi dei merli pericolanti della Cattedrale di Palermo e del tetto squarciato di unimportante chiesa barocca a Erice, dal 2006 in attesa degli urgenti lavori di salvaguardia.
Tempestivamente, dopo lo stanziamento di questanno gli uffici hanno chiesto la sia pure inadeguata integrazione (variazione di bilancio), di 5 milioni di euro. Senza di che non solo resterebbero ancora chiusi i cantieri dei restauri interrotti anche da dieci anni (quello, a esempio, di un piccolo capolavoro ericino di architettura borrominiana).

Ma resterebbero scoperte, almeno nella pi gran parte, le stesse accennate perizie di somma urgenza. Le variazioni di bilancio, quando si voglia, non si decidono anche rapidamente presso lassessorato competente?
E andiamo al secondo capitolo: Maredolce, Palazzo Bonagia e le risorse europee. Lemergenza grave, per questi due straordinari monumenti - il famoso solacium arabo-normanno del XII secolo a Brancaccio e il gi-capolavoro del "barocchetto siciliano" del XVIII secolo alla Kalsa - si configura negli aspetti concettuali e fattuali di cui appresso. Primo: si tratta di monumenti di straordinario interesse non solo storico-artistico e culturale ma anche socio-economico-ambientale. Secondo: nonostante tale somma di valori e interessi, il loro restauro si protrae stancamente, a pezzi e bocconi (e con vandalismi vari e distruttivi tra un cantiere e laltro) da sessantanni per Maredolce e da venticinque per Palazzo Bonagia; senza che listanza ultimativa e fruitiva sia mai stata posta da alcuno con il necessario vigore, correlato ai valori e agli interessi anzidetti. Terzo: gi nel 2001, a cantieri fermi (da poco per Maredolce, da molto per Palazzo Bonagia) ai due monumenti non fu concesso il posto a tavola per la prima mensa di Agenda 2000, e solo nel gennaio 2006, dalle briciole, furono loro finanziati i progetti-stralcio di 3.000.000 e 2.850.000 euro rispettivamente. Quarto: tuttaltro che irrilevante il fatto che quei finanziamenti-stralcio sono ancora lungi dal divenire gare di appalto, con la conseguenza che oggi come oggi impossibile redigere e presentare quei cospicui progetti ultimativi che, per essere ammessi alla nuova e gi apparecchiata mensa europea, dovrebbero essere addirittura esecutivi e cantierabili. Chi, come e quando riuscir a spezzare - in nome e per conto dei valori e interessi collettivi pi volte richiamati - un tale circolo vizioso? Chi potr garantirci che Maredolce e Palazzo Bonagia, perdendo questultimo e prezioso autobus europeo, non restino per sempre incompiuti e degradati, mortificati e mortificanti, sotto mille aspetti, per i rispettivi quartieri, Palermo e la Sicilia tutta?
E veniamo a unaltra emergenza: il "Museo del Settecento". Da sei anni in piedi la vivissima istanza tecnico-burocratica, culturale, sociale e civile, per la creazione di un nuovo e attraentissimo istituto museale a Palermo: quel "Museo del Settecento", tanto auspicato, come appena accennato e che agevolmente potrebbe essere realizzato nella sede quasi naturale dellAlbergo dei Poveri (ancora mancante, dopo venti anni, di una vera destinazione duso), con le ricche collezioni di pittura e arti applicate (ori e argenti, coralli, maioliche, mobili, tessuti, e cos via) che da sessantanni attendono di uscire dal chiuso dei depositi della Galleria di Palazzo Abatellis. Listanza, gi condivisa da studiosi di fama internazionale e dallo stesso Consiglio regionale per i beni culturali, sembra che sia stata recepita, ma solo ufficiosamente, in sede assessoriale, ma senza approdo purtroppo in determinazioni fattuali. Si pone, quindi, lo stesso drammatico dubbio cui accennavamo per i completamenti dei restauri di Palazzo Bonagia e Maredolce: che la mancanza di precisi strumenti progettuali e formali impedisca di attingere, per tale importante realizzazione, ai nuovi e preziosi, forse insostituibili, fondi europei; gi in fase, ripeto, di programmazioni ipotecarie, per precisi input politici.
Ultimo punto. Gli archivi delle ex-Soprintendenze. Si tratta, esattamente, dellarchivio storico-amministrativo nonch fotografico della ex-Soprintendenza storico-artistica e di quello fotografico della ex-Soprintendenza ai Monumenti della Sicilia occidentale; preziosi strumenti non solo per la memoria ma anche per le funzioni attuali della nuova Soprintendenza unitaria, oltre che per gli studi e ricerche in generale nei rispettivi campi. Ma, pur nella ottimale destinazione allocativa degli archivi stessi, nella sede di Palazzetto Agnello in via Incoronazione, quasi incredibile, per circostanze varie di questi ultimi anni, lintasamento e il disordine dei contenitori e dei contenuti (fascicoli, carpette, classificatori, ecc.) in cui tutto giace. Con il risultato che ogni fruizione, pur necessaria a ogni pi sospinto degli archivi stessi, risulta impossibile, causa lintasamento e il disordine anzidetti. Il riordino, con apposito e razionale progetto, si pu iniziare soltanto se c la totale disponibilit dello spazio ai vari livelli del palazzetto. Spazi di cui la Soprintendenza responsabile, per, non pu ancora disporre. Unemergenza anche questa, evidentemente, pur nella differenza non meno evidente con le tre prima evidenziate.



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