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Intervista al vicario episcopale di Napoli: Mancano finanziamenti
Ylenia Mariconda
Roma 27/6/2008

NAPOLI. Penuria di fondi e burocrazia macchinosa: questi i problemi che ostacolano il restauro e la riapertura di molte chiese di Napoli secondo monsignor Ugo Dovere, vicario episcopale per la Cultura.
Vi sono molte chiese a Napoli, chiuse perch inagibili dal dopo terremoto o abbandonate al degrado. Chi responsabile della loro gestione?
Il problema di partenza quello delle propriet. Ci sono circa 50 chiese di propriet del Fec, il fondo edifici di culto del Ministero degli Interni, altre 30 fanno capo al demanio e numerose altre ad Arciconfraternite ed enti giurisdizionali ecclesiastici. Il restauro e la manutenzione di tali edifici dipende dall'ente proprietario, che dovrebbe stanziare fondi ad hoc, con il contributo anche degli enti pubblici. Purtroppo i proprietari non statali sono spesso disincentivati dall'eseguire tali opere, perch difficilmente ricevono il rimborso previsto in questi casi dallo Stato, rimborso che potrebbe arrivare al 40% del totale investito.
Qual il ruolo della Soprintendenza?
La Soprintendenza gestisce i fondi del Ministero e del demanio, per lo pi per gli edifici monumentali. Il problema degli ultimi anni la decurtazione di tali fondi per le opere di restauro, per cui si costretti a procedere per lotti, con una programmazione stabilita anno per anno. Questo comporta ovviamente anche una dilatazione dei tempi: la chiesa di Sant'Agostino alla Zecca, ad esempio, di propriet del Fec e chiusa dal dopo terremoto, non vede ancora il termine dei lavori proprio per la tempistica lunga di lottizzazione.
Molte chiese per, non sono coinvolte in piani di restauro.
La questione a tale proposito di priorit: si tende a dare precedenza a complessi che, per l'elevato numero di visitatori, richiedono ogni anno attivit di manutenzione, come il monastero di Santa Chiara o la chiesa del Ges nuovo. Le strutture non coinvolte sono quelle che hanno una minore rilevanza artistico-architettonica, o site in zone degradate.
Non sarebbe interessante allora partire dalla riqualifica di tali strutture per contribuire alla rinascita delle zone coinvolte?
Alcune operazioni di questo tipo sono state portate a termine, ma purtroppo non hanno sortito l'effetto sperato. La chiesa di Sant'Agrippino a Forcella ne un esempio: restaurata, viene continuamente imbrattata con spray colorati e ostruita all'ingresso da bancarelle.
In altre grandi citt si ricorre anche al contributo di privati.
A Napoli non c' una ricca imprenditoria disposta a sponsorizzare opere di questo tipo. Di solito in cambio di finanziamenti le imprese richiedono visibilit con l'utilizzo di megatabelloni pubblicitari sulle facciate da restaurare. A Napoli, molte volte, la collocazione degli edifici non rende conveniente questa pratica.



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